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Davos, Wef avverte: nel 2026 rischio crisi globale, quale minaccia ci colpirà?

- di: Anna Montanari
 
Davos, Wef avverte: nel 2026 rischio crisi globale, quale minaccia ci colpirà?

Il mondo entra in un ciclo di instabilità più lungo e più complesso, dove geopolitica ed economia tornano a dettare l’agenda. È il messaggio che arriva da Davos con il nuovo quadro delineato dal World Economic Forum, che fotografa prospettive globali “incerte” e un futuro percepito come più turbolento.

Davos, Wef avverte: nel 2026 rischio crisi globale, quale minaccia ci colpirà?

Il rischio che più probabilmente potrebbe innescare una crisi globale nel 2026 è il confronto geo-economico, indicato dal 18% degli intervistati: un dato che lo colloca al primo posto tra le minacce a breve termine e anche al primo per gravità nel prossimo biennio, con un balzo di otto posizioni rispetto allo scorso anno. In un mondo attraversato da rivalità crescenti, l’idea di stabilità come condizione di base si indebolisce: la tensione tra blocchi e interessi contrapposti rischia di mettere sotto pressione le catene di approvvigionamento e, più in generale, la stabilità economica globale.

L’elemento geopolitico resta centrale anche nella lettura del prossimo decennio. Secondo il Wef, il 68% degli intervistati prevede un “ordine multipolare o frammentato” nei prossimi dieci anni, in aumento di quattro punti rispetto all’anno precedente. È una traiettoria che spinge verso un sistema internazionale meno coordinato, con più attori, più conflitti di interesse e minori capacità di cooperazione, proprio mentre la gestione degli shock economici richiederebbe invece un livello più alto di allineamento.

Geo-economia e conflitti: la classifica dei rischi si sposta sulla sicurezza
Il confronto geo-economico domina la classifica dei rischi a breve termine. Il Wef lo indica come il rischio più probabile di scatenare una crisi globale nel 2026 e anche come il più grave nei prossimi due anni. Subito dietro, nella classifica 2026, ci sono i conflitti armati su base statale, che risultano in seconda posizione per l’anno prossimo, ma scendono al quinto posto se si guarda al biennio. La differenza tra orizzonte annuale e biennale non riduce però il messaggio: in un contesto di conflitti prolungati, il rischio non è solo militare, ma economico e industriale. La tensione minaccia le catene di approvvigionamento, rende più fragili i flussi commerciali e riduce la capacità di cooperazione necessaria per affrontare shock economici improvvisi.

Economia: recessione e inflazione risalgono, cresce la paura di bolle
Sul fronte economico, i rischi registrano l’aumento collettivo più consistente nelle previsioni biennali. Recessione economica e inflazione salgono entrambe di otto posizioni, arrivando rispettivamente all’11° e al 21° posto. E cresce anche il timore di una dinamica finanziaria più fragile: l’esplosione di una bolla speculativa sale di sette posizioni fino al 18° posto. Il Wef lega queste preoccupazioni al mix di debito e tensioni geo-economiche: l’aumento del debito e il rischio di bolle potrebbero innescare una nuova fase di instabilità, soprattutto se il quadro geopolitico continuerà a comprimere fiducia e investimenti.

Disinformazione, cyber e IA: i rischi digitali entrano nella top list
Il report segnala anche una forte risalita dei rischi legati al digitale e all’informazione. Cattiva informazione e disinformazione si collocano al secondo posto nelle previsioni biennali, mentre l’insicurezza informatica è al sesto. Ma il dato più significativo riguarda l’Intelligenza artificiale: gli esiti negativi dell’IA mostrano la traiettoria più netta, passando dal 30° posto nelle previsioni biennali al 5° posto nelle previsioni decennali. Un salto che riflette l’ansia per le implicazioni sui mercati del lavoro, sulle società e sulla sicurezza, in un contesto in cui l’adozione accelera più rapidamente della capacità di governarne gli effetti.
Nel frattempo, la polarizzazione sociale si colloca al 4° posto nel 2026 e al 3° nel 2028. La disuguaglianza è al 7° posto sia nelle previsioni biennali sia in quelle decennali. E per il secondo anno consecutivo viene selezionata come il rischio più interconnesso: alimenta altri rischi, indebolendo la mobilità sociale. La recessione economica è la seconda più interconnessa, con sullo sfondo le pressioni sul costo della vita e il radicamento delle economie “a forma di K”.

Ambiente: i rischi scendono in classifica, ma non perché siano spariti
Con il prevalere delle preoccupazioni a breve termine sugli obiettivi di lungo periodo, i rischi ambientali scendono nella classifica delle previsioni biennali. Le condizioni meteorologiche estreme scendono dal 2° al 4° posto, l’inquinamento dal 6° al 9°. Anche il cambiamento decisivo dei sistemi terrestri e la perdita della biodiversità arretrano rispettivamente di sette e cinque posizioni. Il Wef sottolinea che tutti i rischi ambientali diminuiscono in termini di gravità: un cambiamento assoluto, non solo relativo. Un segnale che descrive un mondo più concentrato sull’urgenza geopolitica ed economica, anche a costo di abbassare la priorità percepita delle emergenze climatiche.

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