Una notte di festa trasformata in tragedia: vittime e feriti in un locale della località svizzera.
Al centro l’allarme sulle persone irreperibili e un lavoro di identificazione che richiederà tempo.
(Foto: fotomontaggio del disastro di Cras-Montana).
La festa, poi l’inferno in pochi minuti
Doveva essere la notte dei brindisi e dei messaggi di auguri. È diventata una fuga tra fumo e panico.
A Crans-Montana, nel Canton Vallese, un incendio scoppiato durante i festeggiamenti di Capodanno in un locale molto frequentato
ha provocato un bilancio gravissimo: decine di morti e oltre cento feriti, con casi di ustioni serie.
Le ricostruzioni indicano una propagazione rapidissima delle fiamme, favorita da un mix micidiale:
ambiente chiuso, materiali che avrebbero preso fuoco in fretta, e una situazione di affollamento
che avrebbe complicato l’uscita. In scenari così, il problema non è solo il fuoco: è la combinazione tra calore, fumo e orientamento che crolla.
Il dato: 19 italiani segnalati come dispersi
Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito che, in base alle segnalazioni ricevute dalle famiglie,
risultano 19 italiani indicati come dispersi/irreperibili, cioè persone che “non rispondono all’appello”.
Il numero, ha spiegato, deriva dalle chiamate di chi attende notizie e non riesce a contattare i propri cari.
In un’emergenza di questa portata i conteggi si muovono: nelle prime ore si registrano soprattutto le assenze (chi non risponde),
poi arrivano i riscontri (chi è in ospedale, chi è stato trasferito, chi è stato identificato). È una contabilità dolorosa,
che cambia non perché sia “incerta”, ma perché è in aggiornamento continuo.
Identificare le vittime: settimane di lavoro, non burocrazia
Tajani ha scandito la parte più dura: “È difficilissimo identificare le vittime. Ci vorranno settimane”.
In tragedie con ustioni estese e condizioni cliniche critiche, l’identificazione passa da procedure lente e rigorose.
I percorsi tipici, in casi simili, comprendono analisi del DNA, riscontri odontoiatrici e controlli incrociati.
È un lavoro che pretende certezze: ogni comunicazione alle famiglie deve poggiare su conferme solide, non su ipotesi.
Le ipotesi: incidente e domande sulla sicurezza
Le verifiche si concentrano sulla dinamica dell’innesco e, soprattutto, su ciò che può avere accelerato la tragedia:
vie di fuga, capienza, gestione della folla, materiali interni e impianti.
Quando un incendio si sviluppa in un ambiente affollato, l’esito dipende spesso da dettagli apparentemente “tecnici” ma decisivi.
Tra le parole che descrivono la rapidità di un disastro in spazi chiusi, torna spesso un concetto noto agli addetti ai lavori:
la transizione improvvisa a un incendio generalizzato. È la fase in cui il calore accumulato e i fumi rendono l’ambiente ingestibile in pochi istanti.
Da lì, la differenza tra uscire e restare intrappolati può essere questione di secondi.
Italiani coinvolti: ospedali, assistenza e contatti utili
Il lavoro consolare e dell’Unità di Crisi è concentrato su assistenza alle famiglie e coordinamento con le strutture sanitarie.
In casi con molti feriti, gli elenchi ospedalieri si aggiornano continuamente: ricoveri distribuiti, trasferimenti, pazienti difficili da riconoscere,
comunicazioni che arrivano a scatti.
Tajani ha rinnovato l’invito a segnalare immediatamente eventuali irreperibilità attraverso i canali ufficiali:
è l’unico modo per incrociare rapidamente informazioni e ridurre i tempi di attesa delle famiglie.
Cosa succede adesso
Le prossime settimane saranno un doppio binario: da un lato identificazioni e aggiornamento del bilancio,
dall’altro indagini su autorizzazioni, controlli e misure di prevenzione. In parallelo, prosegue la gestione sanitaria
dei feriti più gravi, con possibili trasferimenti verso centri specializzati.
E poi c’è la domanda che resta, inevitabile: se e quanto si potesse evitare. Perché una scintilla può essere un caso,
ma la sicurezza serve proprio a impedire che il caso diventi strage.