Confesercenti: "Con lo smart working risparmi da 12,5 miliardi per le imprese"

- di: Daniele Minuti
 
Confesercenti ha pubblicato il dossier "Cambia il lavoro, cambiano le città", che si concentra sugli effetti che il fenomeno dello smart working ha sulle imprese, sulle famiglie e sulla società in generale: secondo le stime, nell'ipotesi in cui diventasse strutturale, lo smart working andrebbe a coinvolgere 6,2 milioni di lavoratori, specialmente fra Pubblica amministrazione e servizi (cancellando però contestualmente circa 4,9 milioni di passeggeri da mezzi privati e pubblici).

Dossier di Confesercenti sull'uso dello smart working

Pre-pandemia, le unità in smart working erano solamente 184.000, 1,3 milioni se si include ci lavorava la propria casa come luogo di lavoro secondario. Nell'aprile 2020 si è passati a 9 milioni, numero dimezzato al termine dell'emergenza.

A essere impattate sono le famiglie e le relative abitudini di consumo e spesa (più soldi usati per la tecnologia, meno pe rla cura della persona e abbigliamento, con cali anche per trasporti e svago al di fuori delle mura domestiche). Se diventasse strutturale, lo smart working porterebbe a un calo di 9,8 miliardi di euro nei consumi rispetto allo standard pre-pandemico.

Sulle imprese invece, è stimato un risparmio che è stimato per circa 12,5 miliardi di euro ogni anno (fra minor consumo di elettricità, gas, trasporto e costi indiretti). Un effetto pesante quanto però il calo del fatturato contestuale per imprese di turismo, ristorazione e trasporti di circa 25 miliardi totali, a fronte di una salita di 4,3 miliardi del fatturato del commercio alimentare. 
Il conto totale è di una perdita netta di 8,2 miliardi del sistema delle imprese, con chiusura di 21.000 attività e perdita di oltre 93.000 posti di lavoro.

Per quanto riguarda gli effetti sulle città, la riduzione della spesa si concentrerebbe nelle grandi città con attività di terziario avanzato, dove il turismo vacanziero potrebbe risalire ma con contemporanea flessione dei flussi di tipo lavorativo. In un regime di smart working strutturale, 4,9 milioni di lavoratori non si sposterebbero la casa, andando quindi a svuotare i mezzi di trasporto pubblici.

Confesercenti chiude il comunicato con le sue proposte: "Nel PNRR sono stati già tutti “prenotati” i 3,4 miliardi di euro per progetti di rigenerazione urbana. Andrebbe aperta, però, una riflessione sul tipo di rigenerazione che si sta affermando spontaneamente e che sta provocando una redistribuzione di attività tra diverse zone della città, con effetti negativi per molte imprese. Per le imprese del commercio ed i pubblici esercizi, infatti, è un improvviso cambiamento dei vantaggi localizzativi, che si spostano a favore dei quartieri periferici e dei centri urbani di minori dimensioni, penalizzando i centri storici e le aree di precedente destinazione del pendolarismo quotidiano. Occorre riportare il bilancio in positivo, sostenendo le nuove localizzazioni e la riconversione, specie degli esercizi a rischio chiusura. Gli Enti locali potrebbero lanciare bandi per la rigenerazione urbana su piccola scala, che abbiano a riferimento aree circoscritte e da affidare a raggruppamenti di imprese commerciali, costruendo una progettualità per la nuova città e il nuovo commercio. Confesercenti propone inoltre la creazione di un’Agenzia per il sostegno dell’impresa di vicinato e delle imprese diffuse, una collaborazione Pubblico-Associazioni di imprese per dare vita ad imprese efficienti, preparate, integrate con il territorio, rispettose dell’ambiente e in linea con le nuove abitudini di vita e di consumo degli italiani".
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Italia Informa n° 5 - Settembre/Ottobre 2022
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