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Confcommercio: l’economia prova a rialzarsi, ma la domanda interna resta il vero ago della bilancia

- di: Alberto Venturi
 
Confcommercio: l’economia prova a rialzarsi, ma la domanda interna resta il vero ago della bilancia

Negli ultimi mesi, osserva Confcommercio, l’economia italiana sembra mostrare un movimento che, pur lontano da una ripartenza piena, indica una variazione di fase. Dopo un anno segnato da incertezze geopolitiche, rallentamenti produttivi e consumi compressi dall’erosione del potere d’acquisto, i nuovi indicatori statistici offrono segnali che l’associazione definisce «deboli ma da non sottovalutare».

Confcommercio: l’economia prova a rialzarsi, ma la domanda interna resta il vero ago della bilancia

A cominciare dal turismo: settembre si è chiuso con una presenza straniera più robusta del previsto, una componente che continua a essere una delle leve più dinamiche dell’economia reale. Al quadro si aggiunge il rimbalzo della produzione industriale, anch’esso registrato nello stesso mese, e la tenuta degli scambi con l’estero, sebbene contraddistinti da oscillazioni mensili che mostrano quanto fragile resti l’equilibrio commerciale.

Inflazione giù, redditi su: ma il consumo non riparte
Il contesto inflazionistico, osserva Confcommercio, si è ormai stabilizzato su livelli di moderazione tali da restituire respiro ai redditi reali. A questo si somma la resilienza del mercato del lavoro: il tasso di occupazione, pur con disomogeneità territoriali e settoriali, sostiene la capacità di spesa delle famiglie.

Tuttavia, la domanda interna fatica a trasformare questi elementi in una dinamica di crescita ordinaria. I consumi restano «ancora deboli», frenati da un mix di prudenza finanziaria, incertezze sul quadro internazionale e un generale raffreddamento della propensione alla spesa, specie per i beni non essenziali.

Gli economisti dell’associazione sottolineano come il ciclo dei consumi tenda oggi a reagire meno velocemente ai miglioramenti congiunturali. È una forma di cautela strutturale maturata negli ultimi anni: famiglie più attente, meno disposte a interpretare un segnale positivo come indicazione di un vero cambio di scenario.

Il ruolo della fiducia e la traiettoria del PIL
Il bimestre ottobre-novembre, secondo le prime stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio, potrebbe confermare il consolidamento di questa tendenza: una variazione del PIL mensile di circa +0,4%, coerente con un’espansione tendenziale dell’ultimo trimestre attorno all’1%.

Non un rimbalzo eclatante, ma abbastanza per ricalibrare la narrazione sull’anno in arrivo. Se il 2025 appare già “compromesso” nelle performance aggregate, il prossimo esercizio potrebbe riportare la crescita verso un +1%, con un profilo meno pessimista rispetto alle attese di inizio anno.

Molto dipenderà dalla fiducia: dalle famiglie, che devono ritrovare un orizzonte di stabilità per far ripartire consumi più strutturati; e dalle imprese, la cui propensione agli investimenti resta legata alla previsione di una domanda interna più robusta e meno intermittente.

Un quadro ancora sospeso
La stessa Confcommercio invita alla prudenza: i segnali sono “deboli, in attesa di conferma”, e la volatilità degli scenari globali (tassi ancora elevati, tensioni commerciali, instabilità geopolitica) potrebbe frenare l’incipiente miglioramento.

Resta però un dato: la possibilità che l’economia italiana abbia imboccato un percorso più favorevole non può essere esclusa. La ripartenza, se si confermerà, passerà dall’incrocio tra stabilità dei prezzi, redditi reali in crescita e un ritorno di fiducia che consenta ai consumi – oggi l’anello più fragile – di tornare a svolgere il ruolo di motore principale della crescita.

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