Cnel, Brunetta: "Equilibrio di genere modello win-win-win"

- di: Redazione
 

Il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro ha tenuto il convegno denominato "Il lavoro buono. Pari Opportunità, condivisione, contrattazione" presso Villa Lubin. Un evento in cui il tema principale era quello della parità di genere.

Cnel, Brunetta: "Equilibrio di genere modello win-win-win"

Il Presidente del Cnel, Renato Brunetta, ha dichiarato: "In trent’anni non è migliorato nulla o quasi, le italiane sono stabilmente le ultime in Europa in materia di parità. È indispensabile una spinta in più. Serve per le donne che hanno bisogno di autonomia economica, per le famiglie che hanno bisogno del doppio reddito e per il Paese che ha bisogno di più figli e più PIL. Dobbiamo agire su due fronti: riforme dall’alto e cambio di mentalità dal basso. Penso ad esempio a nuove modalità di leadership, basate non solo sul tempo dedicato ma soprattutto su competenze, merito e maggiore trasparenza, come nei paesi anglosassoni. Dobbiamo incentivare le ragazze ad intraprendere lauree STEM, focalizzate sull’innovazione, la digitalizzazione, l’internazionalizzazione, sulle nuove esigenze di un mercato del lavoro che cambia. La competenza abilita la meritocrazia. Ecco come si può vincere la partita delle pari opportunità. Non ci sarà mai pari opportunità tra donne e uomini se non aumenta la partecipazione femminile al mercato del lavoro. Il Codice rosso contro la violenza è importante ma se una donna non lavora e non può lasciare il compagno manesco perché non ha entrate proprie su cui contare, difficilmente riuscirà a liberarsi e ad essere autonoma. Il 50% delle donne rimangono di fatto tagliate fuori dal mercato del lavoro e continuano a svolgere il 70% del lavoro domestico gratuito. Secondo l’OCSE le italiane dedicano ogni giorno 175 minuti in più al lavoro domestico rispetto ai loro compagni, contro i 108 minuti del Regno Unito, i 92 minuti della Germania e i 90 minuti della Francia. Le donne, inoltre, sono meno pagate, più precarie, meno promosse in carriera. E questo lo paghiamo tutti non solo le donne. Lo paga il Paese perché le discriminazioni portano inefficienza. La vera sfida è far diventare il problema della parità di genere da individuale a collettivo, cambiando i paradigmi del welfare e degli incentivi pubblici e, insieme, il modello della produzione post-fordista. Il patriarcato non si supera col matriarcato, ma con un modello centrato sull’equità. La parità di genere conviene a tutti, produce più equità ma anche più crescita. È un approccio win-win-win. Un modello vincente su cui dobbiamo puntare".

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