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Bce, Lane: “Nessun rialzo all’orizzonte, focus sui rischi di inflazione sotto il 2%”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Bce, Lane: “Nessun rialzo all’orizzonte, focus sui rischi di inflazione sotto il 2%”

La Banca centrale europea prende tempo, ma esclude nuove strette. Il capo economista Philip Lane, aprendo la conferenza annuale di politica monetaria della Bce, ha indicato chiaramente che le prossime decisioni del Consiglio direttivo si muoveranno su due sole rotte: mantenere l’attuale livello dei tassi o valutare ulteriori tagli, se aumentassero i rischi di un’inflazione persistentemente inferiore al target.
«Un rialzo dei tassi – ha detto Lane – non è oggi sul tavolo», confermando che la linea resterà data-dependent, ovvero basata sui dati che arriveranno nei prossimi mesi.

Bce, Lane: “Nessun rialzo all’orizzonte, focus sui rischi di inflazione sotto il 2%”

Nelle ultime previsioni di settembre, la Bce stima un’inflazione media al 2,1% nel 2025, in discesa all’1,7% nel 2026 e all’1,9% nel 2027: valori per due anni sotto l’obiettivo del 2% fissato a Francoforte.
Lane ha avvertito che queste deviazioni «richiedono un esame attento» perché, se il rischio di prezzi troppo deboli dovesse rafforzarsi, la politica monetaria dovrebbe garantire condizioni più espansive per preservare la stabilità dei prezzi a medio termine.

I fattori di rischio al ribasso
Tra le variabili che potrebbero raffreddare ulteriormente l’inflazione Lane ha citato la forza dell’euro, che abbassa i prezzi dei beni importati, l’impatto potenziale di nuovi dazi commerciali che potrebbero deprimere la domanda per le esportazioni europee e l’ipotesi che i Paesi con eccesso di capacità produttiva dirottino ulteriormente i loro beni verso l’Eurozona, comprimendo i prezzi.
Anche un peggioramento del clima di fiducia e della domanda interna legato a tensioni commerciali o a turbolenze finanziarie avrebbe un effetto disinflazionistico.

I rischi opposti, verso l’alto
Sul fronte opposto, Lane ha ricordato che una frammentazione delle catene di fornitura globali potrebbe far risalire i costi delle importazioni e spingere i prezzi interni.
Anche l’aumento delle spese pubbliche per difesa e infrastrutture e l’impatto degli eventi climatici estremi sui prezzi alimentari sono considerati fattori che possono sostenere l’inflazione oltre le attese.

Mercati in attesa, euro stabile
Il messaggio di Lane conferma la pausa della Bce dopo la fase di allentamento monetario avviata nei mesi scorsi. Gli operatori vedono improbabile un taglio già nel meeting di dicembre, ma ritengono possibile un intervento nel corso del 2026 se l’inflazione restasse sotto controllo.
Sui mercati valutari l’euro è rimasto sostanzialmente stabile, segno che gli investitori avevano già prezzato un atteggiamento prudente da parte di Francoforte.

L’analisi: una Bce più cauta, ma pronta ad agire
Per gli analisti, l’intervento di Lane fotografa un’Eurozona in cui il rischio prevalente non è più l’eccesso di prezzi ma la possibile debolezza della domanda, con un’inflazione che si avvicina, e talvolta scende sotto, il target.
La Bce sceglie quindi di mantenere i tassi fermi, lasciandosi margini per intervenire se il ciclo economico dovesse rallentare ulteriormente. La sfida sarà bilanciare l’obiettivo di stabilità dei prezzi con il sostegno a un’economia che mostra segnali di fragilità, in un contesto globale di tensioni commerciali e spese pubbliche crescenti.

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