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La Bce avverte: shock Usa, rischio contagio per l’eurozona

- di: Bruno Legni
 
La Bce avverte: shock Usa, rischio contagio per l’eurozona

Debito, dollaro instabile e mercati tesi: l’allarme di Francoforte scuote Roma e Bruxelles.

(Foto: Luis de Guindos, vice presidente della Bce).

L’avvertimento arriva dalla Banca centrale europea e non è affatto sfumato: l’economia statunitense, compressa da conti pubblici in tensione, un dollaro oscillante e mercati finanziari instabili, rappresenta un rischio concreto per la stabilità dell’eurozona. Se dagli Stati Uniti dovesse arrivare uno shock, le onde d’urto potrebbero colpire direttamente i titoli di Stato europei, mettendo in difficoltà soprattutto i Paesi con un debito elevato come l’Italia.

Il rischio di un contagio finanziario attraverso l’Atlantico

Presentando l’aggiornamento sulla stabilità finanziaria, il vicepresidente della Bce, Luis de Guindos, ha spiegato che i «rischi di ricadute negative dai mercati del Tesoro statunitense» risultano insolitamente elevati, spinti da «preoccupazioni sui fondamentali di bilancio degli Stati Uniti e sul ruolo futuro del dollaro». Le sue parole chiariscono che gli shock americani non resterebbero confinati oltre oceano.

Secondo de Guindos, eventuali scostamenti improvvisi nei conti pubblici Usa, o turbolenze sul mercato dei Treasury, potrebbero innescare una rivalutazione globale del rischio sovrano. Un meccanismo rapido, alimentato dagli algoritmi di trading e dalla leva finanziaria, che finirebbe per amplificare ogni segnale di instabilità.

Mercati sopravvalutati, dollaro nervoso e crypto sempre più intrecciate

La Bce punta il dito anche contro un altro elemento: la sopravvalutazione dei listini americani, sospinti dalla corsa all’intelligenza artificiale e da aspettative sugli utili ritenute eccessive. Se le previsioni dovessero cessare di brillare, le correzioni potrebbero essere violente.

Non manca poi il riferimento a un settore che l’amministrazione statunitense incoraggia: le criptovalute. Secondo la Bce, i mercati digitali stanno diventando «più interconnessi con il sistema finanziario tradizionale», con segnali di «crescente leva speculativa». In caso di urto improvviso, questa doppia esposizione potrebbe trasformarsi in un detonatore.

Italia esposta più degli altri: lo spettro dello spread

Con un debito pubblico molto elevato e una crescita ancora fragile, l’Italia è uno dei Paesi più vulnerabili a un aumento dello stress finanziario globale. Qualunque tensione sui mercati internazionali potrebbe tradursi in un aumento dello spread e in una nuova fase di pressione sui nostri titoli di Stato.

Per la Bce, la fragilità non riguarda solo le dimensioni del debito ma anche la struttura degli investitori, oggi più “sensibili al prezzo” e quindi meno disposti a tollerare lunghi periodi di turbolenza. Ciò rende il sistema complessivamente meno capace di assorbire improvvise rivalutazioni del rischio.

L’analisi di Francoforte: vulnerabilità diffuse

Il quadro delineato dal rapporto della Bce non è incoraggiante. Emergono debolezze strutturali legate alla concentrazione degli operatori globali, alla dipendenza dal dollaro, alle tensioni geopolitiche e alla crescita del settore finanziario non bancario. Tutti elementi che aumentano la probabilità che uno shock esterno possa propagarsi rapidamente.

Secondo Francoforte, il vero nodo è che le interconnessioni finanziarie sono oggi più complesse e difficili da controllare. Una scintilla, accesa magari oltreoceano, potrebbe viaggiare senza ostacoli fino ai bilanci pubblici europei.

Un avvertimento chiaro: serve prudenza

Le conclusioni non prevedono un crollo imminente, ma suonano come un invito alla cautela. Le istituzioni europee, i governi e i mercati devono considerare anche gli scenari meno favorevoli. La stabilità, ricorda la Bce, non è garantita: va difesa con scelte responsabili, conti pubblici solidi e un monitoraggio costante delle dinamiche internazionali.

In un mondo in cui gli equilibri cambiano rapidamente, ignorare questi segnali sarebbe un errore di prospettiva. L’Europa oggi non può permetterselo.

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