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Unicredit sfida Roma: tensioni sul Golden Power e l’ombra di Mosca

- di: Matteo Borrelli
 
Unicredit sfida Roma: tensioni sul Golden Power e l’ombra di Mosca
Orcel (foto) cerca spazi di manovra sull’OPS per Banco BPM, ma il governo resta inflessibile. Intanto, Berlino osserva con sospetto l’ascesa in Commerzbank.
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Il braccio di ferro tra Unicredit e il governo italiano
Unicredit e il Ministero dell’Economia si sono incontrati per discutere le condizioni imposte dal governo italiano sull’offerta pubblica di scambio (OPS) lanciata da Unicredit su Banco BPM. Il confronto, di natura tecnica, segue il colloquio avvenuto a marzo tra il CEO di Unicredit, Andrea Orcel, e Gaetano Caputi, capo di gabinetto della premier Giorgia Meloni. Le condizioni imposte dal governo, note come “Golden Power”, mirano a proteggere gli interessi nazionali in settori strategici.

Le condizioni imposte: Russia e Anima sotto la lente

Tra le richieste più stringenti vi è l’uscita completa di Unicredit dalla Russia entro metà gennaio 2026. Nonostante Unicredit abbia ridotto significativamente la sua presenza nel paese, con un calo dell’82% dei depositi locali e dell’86% dei prestiti locali rispetto al primo trimestre 2022, l’istituto non ha ancora presentato una richiesta formale di uscita alle autorità russe. 
Un’altra condizione riguarda Anima Holding, società di gestione del risparmio recentemente acquisita da Banco BPM. Il governo richiede che, per almeno cinque anni, non venga ridotto il peso attuale degli investimenti in titoli di Stato italiani, che ammontano a circa 90 miliardi di euro.

Le reazioni politiche e le implicazioni per il mercato
Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera e responsabile economico di Fratelli d’Italia, ha dichiarato che le condizioni “non possono essere modificate in un contesto invariato”, sebbene “tutto può essere discusso”. Questa posizione riflette la determinazione del governo a mantenere il controllo su operazioni che coinvolgono asset strategici.
La rigidità delle condizioni imposte ha sollevato preoccupazioni tra gli investitori e gli analisti, che temono un impatto negativo sul mercato e sulla libertà operativa delle banche italiane. Alcuni osservatori ritengono che l’intervento del governo possa scoraggiare future operazioni di consolidamento nel settore bancario.

L’espansione in Germania: Commerzbank nel mirino
Parallelamente, Unicredit ha aumentato la sua partecipazione in Commerzbank, la seconda banca privata tedesca, portandola al 28%. Questa mossa ha suscitato preoccupazioni a Berlino, dove il governo ha espresso riserve sull’operazione, considerandola non coordinata e potenzialmente ostile. 
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha criticato la gestione dell’operazione, sottolineando la necessità di maggiore trasparenza e coordinamento nelle decisioni che coinvolgono istituti finanziari di rilevanza nazionale. 

Una partita ancora aperta
La situazione rimane fluida, con Unicredit che cerca di negoziare condizioni più favorevoli per l’OPS su Banco BPM, mentre il governo italiano mantiene una posizione rigida per tutelare gli interessi nazionali. Nel frattempo, l’espansione in Germania aggiunge un ulteriore livello di complessità alla strategia di crescita di Unicredit. Le prossime settimane saranno decisive per determinare l’esito di queste operazioni e il futuro assetto del settore bancario europeo.

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