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Mediobanca punta tutto su B. Generali: i grandi investitori spingono

- di: Bruno Coletta
 
Mediobanca punta tutto su B. Generali: i grandi investitori spingono
Norges Bank e Mediolanum sfilano in campo con Nagel (foto), mentre in Procura spunta l’ipotesi di un patto nascosto.
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Una scommessa da 6,3 miliardi per dominare il wealth management
Mediobanca ha lanciato un’operazione da 6,3 miliardi di euro per acquisire Banca Generali attraverso un’ops basata su uno scambio azionario con Assicurazioni Generali: 1,7 azioni del Leone per ogni titolo della private bank, con un premio dell’11 12 % sul prezzo di mercato.
L’ad Alberto Nagel, già artefice della trasformazione verso un modello integrato di wealth management – come delineato nel piano 2023 26 “One Brand One Culture” – punta a consolidare la nuova identità della banca. Obiettivo dichiarato: far diventare Banca Generali il “pilastro” del patrimonio gestito, generando sinergie per circa 300 milioni e portando il RoTE sopra il 20 %.
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Anche i grandi istituzionali si schierano con Nagel
In vista dell’assemblea del 16 giugno – con un’affluenza stimata attorno all’82 % del capitale – gli endorsement arrivano a raffica:
Norges Bank, con l’1,45 % di Mediobanca, voterà sì.
Banca Mediolanum, primo socio esterno nel patto consultivo (3,49 %), conferma il sostegno dopo aver “valutato positivamente le prospettive industriali”.
Praxis, NYC Comptroller, Florida SBA) si allineano .
Infine, vari soci del patto di consultazione (circa 11,8 %) e Unipol (2 %) sembrano orientati al sì.
Un quadro favorevole che lascia ben sperare: servono circa il 41 % dei voti per approvare l’ops, ma con questi sostegni la strada pare spianata.
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Le resistenze: Caltagirone, Delfin, Benetton e l’ombra della Procura
In opposizione si staglia il fronte di Francesco Gaetano Caltagirone (9,9 %), che chiede il rinvio dell’assemblea per mancanza di dettagli sul contratto distributivo tra Mediobanca e Generali.
Accanto a lui, sono in “riflessione” sia gli enti previdenziali (Enpam, Enasarco, Inarcassa per ~5,5 %), sia Delfin (19,8 %), holding dei Del Vecchio; sotto osservazione anche la lista Benetton (2,2 %).
Nel frattempo la Procura di Milano ha aperto un fascicolo “modello 45” – ossia per atti che non costituiscono notizia di reato – sul presunto “patto occulto” tra Delfin e Caltagirone in relazione all’offerta lanciata da MPS contro Mediobanca.
Nagel avrebbe presentato un esposto – già inoltrato anche a Consob e Bankitalia – denunciando un’intesa nascosta tra i due soci. Dalle autorità di vigilanza si attendono verifiche: se saranno riscontrate anomalie potrebbero scattare segnalazioni formali.
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Il bivio decisivo: ricchezza o fusioni commerciali?
Per Nagel, il 16 giugno rappresenta una svolta: sì all’ops equivale a un posizionamento netto verso il wealth management, limitando manovre speculative (come quella di MPS). Il no, invece, riaprirebbe la partita commerciale e potrebbe favorire il mix con Monte dei Paschi.
L’ad di MPS, Luigi Lovaglio, minimizza: “Un voto favorevole su Generali non impedirà l’offensiva di Siena”.
Nel frattempo analisti come quelli di Autonomous suggeriscono di votare sì: Banca Generali sarebbe “un’alternativa migliore a Siena”, oltre a stimolare un rilancio da parte di MPS .
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Un giorno che decide il futuro
Il summit del 16 giugno deciderà il futuro di Mediobanca: tra una banca commerciale “alla MPS” o un polo specializzato nel wealth management con Banca Generali al centro.
Il verdetto degli azionisti sarà cruciale: haranno la scelta strategica incoraggiata da Nagel e dagli investitori internazionali, o prevarrà la cautela e l’asse di Caltagirone-Delfin? Tenete d’occhio il 16 giugno: potrebbe essere l’alba di una nuova era per la banca di piazzetta Cuccia.

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