Morisi: i tempi della giustizia e quelli dell'informazione

- di: Redazione
 
Uno Stato di diritto poggia su tre pilastri - il potere esecutivo, il potere legislativo ed il potere giudiziario - che garantiscono la netta separazione tra di essi, necessaria per definire una forma di governo realmente democratica. Tre poteri, ciascuno dei quali da rispettare e difendere perché, come le tre mitiche colonne su cui poggia la Sicilia, se una si incrinasse o addirittura cadesse crollerebbe il sistema.

Mai,  da queste pagine, s'è levata una critica alla magistratura che non fosse costruttiva, che non si inserisse in ragionamenti ed analisi che avevano come solo obiettivo difendere il corpo giudiziario da attacchi speciosi, ingiustificati o, peggio, parte di un disegno di destabilizzazione. Ma esprimere  un giudizio o attendersi dei chiarimenti su qualche inchiesta, nei tempi dettati dal codice di rito, è lecito per chi, come noi, cerca di esercitare al meglio la funzione di organo di informazione, senza condizionamenti che non siano il rispetto per chi ci legge. 

Per questo, senza volere mancare di rispetto a chicchessia, ci sembra normale esprimere delle perplessità sulla tempistica della vicenda giudiziaria che sta coinvolgendo Luca Morisi, stratega della comunicazione di Matteo Salvini - di cui ha fatto le fortune - e indagato per cessione di sostanze stupefacenti nell'ambito di una indagine.

Sgombrando il campo da ipocrisie, è scontato dire che i comportamenti personali di Morisi, le sue frequentazioni, il modo con cui passa il suo tempo libero interessano poco o nulla. E, se non non fosse stato l'ideatore delle feroci campagne di stampa di cui il capo della Lega negli anni si è reso protagonista, la sua vicenda non sarebbe nemmeno venuta a galla. Ma a interessarci non è tanto quello che Morisi ha fatto o no, nell'arco di una serata trascorsa con due prostituti rumeni. Perché, anche se avesse consumato droga e sesso, sarebbero cose che non sarebbero dovute uscire dal perimetro della sua abitazione. Quello che inquieta  - per i tempi dell'indagine, per le dichiarazioni rese da almeno uno dei due escort, per la scoperta in casa di Morisi di sostanze stupefacenti (cocaina e 'droga dello stupro') solo grazie alle dichiarazioni dei due  prostituti  - è che essa sia venuta a galla a distanza di settimane, ma a pochi giorni da un importante appuntamento elettorale.

Troppe coincidenze, troppe evidenti inspiegabili congiunzioni astrali per pensare che tutto sia accaduto per caso e che siano casuali i tempi dell'indagine, ma soprattutto la notorietà che ad essa è stata data. Va da sé che ogni reato, che non sia efferato, giornalisticamente vale per chi se ne è reso responsabile o presunto tale. Ma anche con questa premessa, sembra che la storiaccia di Morisi e delle sue serate (forse è il caso di sottolinearlo ancora: a casa sua) sia stata catapultata all'attenzione generale con una tempistica che pare sia potenzialmente utilizzabile solo per colpire un partito e il suo capo a pochi giorni dalle elezioni. Matteo Salvini, che certo non è un esempio di coerenza, s'è trovato spiazzato e tutto si poteva aspettare meno di essere preso a mazzate su un campo - quello social - che grazie a Morisi lo ha reso quel che è oggi. L'interrogativo però resta perché, quando in una vicenda ci sono, in eguale misure, troppe coincidenze ed altrettanti lati oscuri, è un dovere farsi delle domande.

Forse sarebbe stato normale aspettare qualche giorno ancora prima di fare esplodere un caso che, stando alle varie ''verità'' che emergono, sembra destinato ad essere ridimensionato, nonostante la circostanza che sia nato in un ambiente che, nello stile del feuilleton, si potrebbe definire torbido e quindi potenzialmente pruriginoso. Ma alla gente dovrebbe interessare altro: che i comportamenti di chi contribuisce al sistema giudiziario (magistrati, ma anche investigatori) siano al di sopra anche del più piccolo sospetto. 

E di sospetti la storia delle allegre serate in casa Morisi, con invitati ''a rischio'', ne sta generando anche troppi.     
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