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L’Intervento / La lezione di Pierre Carniti

- di: Bruno Chiavazzo, giornalista e scrittore
 
L’Intervento / La lezione di Pierre Carniti
In occasione del 1° Maggio, Festa dei Lavoratori, mi è capitato sotto gli occhi un articolo di Claudio Chiarle, sul quotidiano Lo Spiffero, che ha come sottotitolo “ostinatamente controcorrente”, in cui si ripercorre la vita politica e sindacale di Pierre Carniti (foto), indimenticato leader della Cisl, che ho avuto la fortuna di conoscere nei miei trascorsi sindacali alla Fiom-Cgil.
Nel suo articolo Chiarle cita il mio libro Giorgio Benvenuto, il Sindacalista e la storia, soffermandosi sul rapporto tra Pierre e Berlinguer:
Cosa c’era in comune però tra Carniti e Berlinguer? Un forte senso etico e morale quasi ascetico che fu di grande insegnamento per generazioni di sindacalisti cislini e non solo, e dirigenti del Pci anche nelle sue molteplici trasfigurazioni. Poi qualcuno ha smarrito la strada.”
Prosegue Chiarle:
“Tra Carniti e Lama, ma anche Benvenuto, non c’era solo il rispetto reciproco come persone – oggi venuto meno in alcuni casi – e come dirigenti. Suggerisco anche la lettura del libro di Bruno Chiavazzo che intervista Giorgio Benvenuto, dal titolo Il sindacalista e la storia. Un libro che fa il paio con quello di Salvatore Vento, dove si scopre che insieme a grandi battaglie unitarie, e anche grandi scontri e rotture, era possibile l’amicizia. Amicizia surrogata da forti idee e proposte innovative, mentre invece, quando rimane il vuoto delle idee, le ‘amicizie’ diventano di convenienza; senza idee spuntano solo più le cordate per occupare posti, ma il sindacato è un’altra cosa…”.
Come ci ha insegnato Carniti, occorre studiare la nostra storia senza nostalgia, perché conoscerla “serve per preparare un futuro migliore per il mondo del lavoro e ciò che lo circonda.”
È esattamente quello che manca oggi al sindacato: l’unità d’intenti, il vasto consenso sociale che circondava il sindacato in quegli anni, l’autonomia politica e sociale, l’indipendenza di giudizio, la difesa dei lavoratori, dei salari, dei diritti, ma anche dei doveri, la contrattazione con i padroni ma anche con i poteri pubblici.
E non quello a cui assistiamo oggi: scioperi che nessuno capisce, ma che vanno a colpire solo i cittadini incolpevoli, in particolare nei trasporti, proclamati – guarda caso – sempre in prossimità dei week-end.
Lo stesso Primo Maggio si è trasformato in una sorta di happening con improbabili cantanti che parlano di un lavoro che loro non hanno mai visto, neanche da lontano.
C’è un episodio che riporto nel mio libro e riguarda il referendum sulla scala mobile. Benvenuto racconta che a un certo punto Craxi stava per mollare e gli dice che non ne poteva più degli attacchi dei comunisti e che forse era meglio non farlo, il referendum. Benvenuto va da Carniti, che in quel momento era in ospedale per un principio d’infarto, e gli racconta cosa gli aveva detto Craxi.
A quel punto Carniti scrive una lettera a Craxi che deve essere stata terribile, e che né io né Benvenuto siamo riusciti a recuperare. Fatto sta che, dopo un paio di giorni, Craxi convoca una conferenza stampa in cui annuncia che il referendum si farà a tutti i costi.
Anche questo era Pierre Carniti.

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