Sangalli (Confcommercio): "Se non riparte il Mezzogiorno non riparte il Paese"

- di: Daniele Minuti
 
Confcommercio mette il Mezzogiorno al centro delle strategie economiche del Paese, con il convegno dedicato alle opportunità che il Sud può cogliere proposte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, organizzato presso il Centro Congressi della Fiera del Levante.

Confcommercio tiene un convegno dedicato al PNRR e al Mezzogiorno

Ad aprire l'evento è stato Carlo Sangalli, Presidente di Confcommercio: "Abbiamo deciso di organizzare questo momento di confronto e riflessione, mettendo insieme il PNRR con uno dei grandi temi ricorrenti della storia italiana, lo sviluppo del Mezzogiorno. Lo abbiamo fatto nella convinzione che i due temi si connettano strettamente, anzi, si debbano connettere strettamente, talmente strettamente che il successo del primo dipende dal secondo e viceversa. Infatti, se non riparte il Mezzogiorno non riparte il Paese e il PNRR rischia di rimanere una lista di desiderata". Abbiamo inoltre deciso di organizzare questa giornata di riflessione a Bari, punto nevralgico nella storia e nel presente del Paese per il commercio e gli scambi culturali. Bari è città che ha un valore simbolico per la stessa nostra rappresentanza, per il nostro impegno sindacale come Confcommercio. Non a caso l’amico Sandro Ambrosi, che è vicepresidente nazionale, ha l’incarico per le politiche del Mezzogiorno. L’Italia di oggi è un Paese molto diverso da quello che abbiamo lasciato nel 2019. E’ un Paese per molti aspetti più povero, più fragile, più polarizzato: tra territori, tra generazioni, tra ceti sociali. Ma è anche un Paese che ha dimostrato di avere risorse materiali e morali eccezionali, persino insperate. Penso agli imprenditori, a partire da quelli del Mezzogiorno. Donne e uomini che hanno dimostrato nei periodi più difficili e dimostrano oggi nel lavoro quotidiano, tanta responsabilità e determinazione, prima di tutto nei confronti dei loro collaboratori, per le comunità, per il Paese. È difficile non arrendersi in un tempo in cui la parola più ricorrente è stata “crisi”. Crisi pandemica, crisi economica, crisi diplomatica, crisi energetica. E se non c’è stata anche una crisi sociale lo dobbiamo proprio ai corpi intermedi, quelli vivi e che hanno funzionato, come la Confcommercio".


Sangalli ha proseguito tracciando il ruolo che le città del Sud devono avere nel processo di ripresa: "Una realtà con le potenzialità del Mezzogiorno d’Italia ha un capitale di risorse sociali e imprenditoriali, su saperi ed esperienze diffusi, che devono fare da leva delle risorse economiche in arrivo. E ancora, decisivo è il ruolo delle Istituzioni politiche e amministrative, dal loro spirito di missione alle loro capacità realizzative. Qui il ruolo che giocano le Regioni è essenziale, a partire dall’agevolare la collaborazione tra pubblico e privato. Mi ha colpito nel Rapporto Svimez la sottolineatura sui tre grandi punti di debolezza del Sistema Paese che soprattutto nel Mezzogiorno mettono in difficoltà le condizioni di vita delle famiglie e le opportunità di crescita delle imprese. Questi tre punti di debolezza sono: il digital divide, la Pubblica Amministrazione, il persistente divario nei diritti di cittadinanza. E i diritti di cittadinanza si giocano a partire dalle città. Città più inclusive, produttive ed attrattive. E’ un tema che come Confcommercio sentiamo con particolare forza perché molto più di altre categorie economiche sentiamo di interpretare la rappresentanza delle città e nelle città. Per noi le città sono “fabbriche di servizi”, luoghi nei quali la creatività e la capacità di innovazione di imprese e cittadini possa esprimersi. E le stesse misure dedicate alla rigenerazione urbana dal PNRR ammontano per il Meridione a circa 3,8 miliardi di euro, che si aggiungono alle ulteriori misure per i contesti urbani".

Turismo e trasporti hanno un'importanza capitale: "Se il Sud avesse la spesa dei turisti stranieri del Centro Italia, avrebbe 10 miliardi in più di Pil. Oggi si affaccia la ripresa (seppur minacciata e rallentata da guerra, caro energia ed inflazione), ma la domanda turistica è cambiata, divenendo sempre più “volatile”. Vanno così rafforzandosi le posizioni dominanti di gruppi esteri. Per contrastare compiutamente il fenomeno mancano tanto la strategia quanto le risorse. Sulle risorse, certo, ci sarebbe il PNRR. Per il settore turistico però il condizionale è d’obbligo perché le risorse per il settore non bastano. Non riesco a capire come sia possibile che grandi piattaforme multinazionali telematiche, che non investono un euro nel nostro Paese, beneficino dell’attrattività della nostra offerta senza restituire nulla al territorio. E l’altra faccia della medaglia delle regole giuste è anche di attualità, all’interno del provvedimento Concorrenza, che riguarda i nostri balneari. E’ in corso un confronto serrato, dentro un perimetro stretto nei tempi, che invero un tema così complesso avrebbe richiesto un supplemento di condivisione. In sostanza, va definita una norma quadro che valorizzi il lavoro di tante famiglie, tante donne e tanti giovani, che chiedono soltanto giusto indennizzo e un congruo periodo transitorio. Così come sostiene il nostro Antonio Capacchione presidente nazionale dei balneari. Noi siamo a favore della concorrenza, ma va salvaguardato il contributo che queste imprese hanno finora assicurato ad una esperienza turistica di successoIl tema del turismo non può che richiamare quello dei trasporti. Per quanto riguarda i trasporti, è centrale la cosiddetta “Missione Mezzogiorno”. Riteniamo che sia un bene, ovviamente, l’estensione dell’Alta velocità al Sud; così come è un bene il potenziamento delle ferrovie regionali ed anche il sostegno alle ZES (zone economiche speciali), nonché il rinnovo sostenibile di bus, treni e navi. Tuttavia, non dimentichiamo che la mobilità e la competitività non viaggiano solo sulle rotaie, che assorbono, invece, la quasi totalità delle nuove risorse del PNRR. Centrale sarà, dunque, l’attenta programmazione del Fondo di Sviluppo e Coesione, per promuovere un’accessibilità sostenibile diffusa nei territori, e valorizzare pienamente le potenzialità delle regioni del Sud per il rilancio delle “Autostrade del mare”, del trasporto marittimo e di tutta la Blue Economy, che a partire dagli operatori del turismo e dei collegamenti marittimi trova proprio nella nostra Confederazione la naturale “casa comune”. Portare una mobilità moderna al Sud del Paese significa emanciparlo concretamente, significa dare alle persone, ai giovani in particolare, la possibilità di rimanere perché dove rimangono non sono isolati. Secondo il nostro Ufficio studi il Sud ha perso dal 2007 ad oggi 800 mila abitanti".

Mariano Bella ha presentato un'analisi dell'Ufficio Studi di Confcommercio sull'economia del Mezzogiorno chiamato "Appunti per l'economia del Sud": "Guardando al tasso di variazione del Pil 1996-2019 delle macro-ripartizioni Nord e Sud lo scarto è di quasi 17 punti percentuali”. Secondo Bella sono tre i fattori che determinano questa situazione: produttività del lavoro (che varia di quasi il 10% al Nord contro il 6,2% nel Mezzogiorno), il tasso di occupazione (+0,3% al Nord e -0,8% al Sud) e, infine, la stessa popolazione. E propria la questione demografica è secondo il direttore dell’Ufficio Studi “è la causa dell’accumulato ritardo del nostro Sud: il Nord cresce del 9,3% come abitanti, quelli del Sud scendono del 2%. E’ dunque evidente che gli aspetti più problematici riguardano il tasso di occupazione e, quantitativamente, la questione demografica: o si aggiustano questi trend demografici o qualsiasi intervento risulterà inefficace. Focalizzando l’attenzione sul turismo analizziamo i numeri ufficiali sul rapporto tra spesa dei turisti stranieri nei territori e consumi complessivi nelle regioni. Ovviamente il confronto tra il 2019 e il 2021 risente degli effetti della pandemia: ci riprenderemo senz’altro, sta già accadendo anche se siamo molto lontani ancora dai livelli pre-crisi e mancano i turisti stranieri. La sfida è quella di accompagnare il turismo straniero nel Mezzogiorno a tornare, non al 2,3% dei consumi sul territorio come nel 2019, ma di avvicinarsi al resto del Paese, che ai valori pre-pandemici certamente tornerà. Il Sud potrà recuperare un bel pezzo del terreno perso grazie al PNRR e il PNRR potrà restituire all’Italia smalto economico e sociale attraverso la crescita del prodotto potenziale, se e solo se il Sud tornerà a funzionare a pieni giri. Le due cose sono inscindibili".

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Italia Informa n° 3 - Maggio/Giugno 2022
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