• Tutto con Bancomat. Scambi denaro, giochi ti premi.
  • Esprinet molto più di un distributore di tecnologia

Ue-Mercosur, dentro il patto: chi vince, chi perde, quanto vale

- di: Jole Rosati
 
Ue-Mercosur, dentro il patto: chi vince, chi perde, quanto vale

Non è solo “dazi giù”: l’intesa ridisegna quote, regole, appalti, indicazioni geografiche e perfino gli “interruttori” d’emergenza. Ecco cosa contiene davvero l’accordo tra Unione europea e Mercosur, chi ci guadagna, chi rischia di pagare il conto e qual è il saldo economico complessivo stimato.

L’accordo commerciale tra Ue e Mercosur (cioè Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay) nasce per togliere attrito a uno scambio già grande ma ancora pieno di barriere. Nel 2024 il commercio tra i due blocchi è stato indicato intorno a 111 miliardi di euro, con l’Europa forte su macchinari e chimica e il Mercosur più concentrato su agricolo e minerali. Il patto, firmato e ora in attesa di ratifiche politiche, punta a trasformare quell’interscambio in un canale più “automatico”: meno dazi, procedure più snelle, regole più uniformi.

La prima gamba è la liberalizzazione tariffaria, quella che finisce sempre nei titoli ma che in realtà è solo l’inizio. Il testo prevede l’eliminazione di oltre il 90% dei dazi tra le due aree: la Commissione parla di tariffe elevate oggi applicate dal Mercosur su pezzi di ricambio, macchinari, chimica e farmaci e di una rimozione progressiva che, a regime, dovrebbe far risparmiare alle aziende europee oltre 4 miliardi di euro l’anno in dazi doganali. Non sono “soldi regalati”: sono costi che oggi entrano nei prezzi finali, riducono margini o rendono certi prodotti semplicemente non competitivi.

Chi ci guadagna subito, sul lato europeo, sono i settori che esportano beni ad alto valore e che oggi sbattono contro “picchi tariffari” sudamericani: automotive (auto e componenti), macchine industriali, chimica, farmaceutica, oltre a una parte dell’agroalimentare di qualità (dal lattiero-caseario a vini e spirits) che soffre tariffe e burocrazia. La Commissione sottolinea anche un beneficio spesso sottovalutato: l’accordo apre la porta agli appalti pubblici del Mercosur “a parità di condizioni” con le imprese locali, e promette dogane più semplici e requisiti più prevedibili, fattori cruciali per le Pmi che non hanno reparti legali e logistici giganteschi.

Non è però un patto “solo industriale”. La seconda gamba — politicamente la più esplosiva in Europa — riguarda l’agricoltura, ma qui l’accordo è costruito a “doppia chiave”: da una parte concede accesso al mercato Ue, dall’altra lo limita con quote e clausole di salvaguardia. Sul prodotto simbolo, la carne bovina, non c’è un via libera totale: è previsto un contingente di 99.000 tonnellate che entra con un dazio ridotto al 7,5%, con una composizione dichiarata di 55% carne fresca o refrigerata e 45% carne congelata di minor valore. La Commissione quantifica quell’ammontare come circa 1,5% della produzione europea di manzo e lo confronta con importazioni già esistenti dal Mercosur (oltre 200.000 tonnellate nel 2024), per sostenere che l’impatto aggiuntivo sarebbe limitato.

Sul pollame l’intesa prevede una quota duty-free di 180.000 tonnellate, introdotta gradualmente in cinque anni. Anche qui Bruxelles insiste sulle proporzioni: circa 1,3% della produzione Ue e, soprattutto, sotto il livello delle importazioni già registrate dal Mercosur nel 2024. Per lo zucchero la logica è ancora più chirurgica: nessuna nuova quota dedicata al Brasile oltre allo schema già collegato agli impegni in sede Wto; con l’accordo, 180.000 tonnellate di zucchero greggio da raffinare entrano duty-free dentro quella quota esistente, più una nuova quota duty-free di 10.000 tonnellate per il solo Paraguay, mentre gli zuccheri “speciali” vengono esclusi.

Un capitolo spesso trascurato, ma economicamente rilevante, è l’etanolo: l’accordo apre una quota duty-free di 450.000 tonnellate destinata all’industria chimica e una quota aggiuntiva di 200.000 tonnellate con dazio ridotto (a un terzo del pieno) per altri usi. Anche qui la gradualità è centrale: cinque anni di “rampa” per arrivare a regime, proprio per attenuare l’urto sui mercati europei.

Poi c’è la parte che, per paesi come l’Italia, vale quasi quanto i dazi: le indicazioni geografiche. La Commissione quantifica in 344 i prodotti agroalimentari e bevande europee protetti dall’imitazione nei paesi Mercosur. In pratica: più strumenti contro nomi evocativi e copie “legalmente grigie”, e maggiore capacità di spuntare prezzi premium. Per molte aziende non è un dettaglio di marketing: è difesa di margini, reputazione e filiere.

Fin qui, il “cosa”. Ma il punto che interessa davvero è il “chi”: chi guadagna e chi rischia di rimetterci. Sul lato europeo, i vincitori più netti sono i produttori di beni manifatturieri esportatori e, in parte, i servizi collegati (logistica, assicurazioni, consulenza), perché l’accordo riduce barriere e apre opportunità su un mercato che la Commissione descrive come dinamico e con forte potenziale di crescita. Un altro gruppo che tende a guadagnare, anche se in modo più diffuso e meno visibile, sono i consumatori: più concorrenza e meno dazi possono tradursi in prezzi più bassi su alcune categorie e in maggiore scelta, anche se l’effetto dipende da come le imprese “scaricano” i risparmi lungo la catena.

I rischi, sempre sul lato europeo, si concentrano nelle filiere agricole più esposte alla concorrenza di prezzo, in particolare allevamento bovino e alcune produzioni di pollame e zucchero in paesi dove i costi di produzione sono già sotto pressione. È qui che l’accordo diventa politicamente tossico: perché anche un impatto “piccolo” in macroeconomia può essere enorme in territori specifici, con aziende piccole e margini ridotti. Per questo il trattato incorpora due reti di protezione: quote permanenti sui prodotti sensibili e una clausola di salvaguardia bilaterale attivabile se l’aumento delle importazioni causa o minaccia di causare un danno serio al settore europeo interessato, con la particolarità — rivendicata dalla Commissione — che può applicarsi anche alle importazioni che entrano dentro i contingenti tariffari.

Sul lato Mercosur, la mappa è speculare. I maggiori beneficiatori sono gli esportatori agricoli (carni, zucchero, alcune materie prime), perché l’accesso preferenziale al mercato Ue, anche quando è contingentato, resta un accesso a un’area ad alto potere d’acquisto e con prezzi medi più alti. Inoltre, c’è il capitolo delle materie prime critiche e dei prodotti derivati: la Commissione presenta l’accordo come leva per rendere più sicure e prevedibili le catene di fornitura legate alla transizione verde e digitale, riducendo tariffe e incertezze su input strategici.

I possibili “perdenti” nel Mercosur sono invece settori industriali meno competitivi che potrebbero trovarsi davanti più concorrenza europea (auto, macchinari, chimica), con un rischio classico da libero scambio: guadagni aggregati ma riallocazioni dolorose. È anche per questo che l’accordo è costruito con periodi transitori lunghi: l’obiettivo è dare tempo a imprese e governi di adattarsi, investire, spostare risorse verso attività più produttive.

Quanto vale, alla fine, tutto questo? Le promesse politiche parlano di “mega-accordo”, ma le stime macroeconomiche sono più sobrie. La Commissione europea, nelle sue valutazioni pubbliche, indica un impatto complessivo sull’economia Ue che può arrivare a quasi 80 miliardi di euro una volta pienamente implementato, pari a fino a +0,05% di Pil. È un numero che sembra piccolo, ma in un’economia enorme come quella europea rappresenta un incremento non trascurabile, e soprattutto è un saldo: guadagni industriali e di efficienza al netto delle perdite in alcune nicchie agricole.

In altre parole: il guadagno “totale” non è un jackpot immediato, è un miglioramento graduale di competitività, scambi e produttività, più un taglio stabile di costi (i dazi risparmiati) che può trasformarsi in investimenti o prezzi più competitivi. La Commissione sintetizza la logica così: meno tariffe, meno burocrazia, più accesso a mercati e appalti, più protezione delle eccellenze alimentari europee, con salvaguardie per evitare shock sulle filiere sensibili.

Il vero punto politico, adesso, è convincere che le reti di protezione funzioneranno nella pratica. Ed è qui che si capisce perché il dibattito è così acceso: i benefici sono diffusi (industrie, esportatori, consumatori) e quindi meno “rumorosi”, mentre i costi potenziali sono concentrati (alcune filiere e territori) e quindi molto più visibili. "Questo accordo è una scelta strategica in un mondo che torna al protezionismo", è il messaggio che accompagna la firma da parte dei leader europei; dall’altra parte, agricoltori e critici ribattono che la sfida non è la geopolitica, ma la sostenibilità economica e normativa sul campo. 

L’accordo Ue-Mercosur contiene una grande liberalizzazione dei dazi, apertura su appalti e procedure più semplici, tutela robusta delle indicazioni geografiche, accesso agricolo al mercato Ue ma incardinato su quote e salvaguardie, e una cornice di sostenibilità che promette controlli e condizioni. Chi guadagna di più sono i comparti industriali esportatori europei e gli esportatori agricoli sudamericani; chi rischia di più sono alcune filiere zootecniche europee e segmenti industriali meno competitivi nel Mercosur. Il saldo complessivo stimato per l’Ue resta positivo ma moderato: più che una rivoluzione, un vantaggio cumulativo — con una redistribuzione dei costi che sarà il vero test politico.

Notizie dello stesso argomento
Trovati 113 record
Pagina
1
18/01/2026
Piazzetta Cuccia, il nodo del piano Mps: Borsa o delisting?
Mps accelera sul piano industriale e valuta il destino di Piazzetta Cuccia: delisting per ...
18/01/2026
Musk alza la posta: fino a 134 miliardi contro OpenAI
Elon Musk chiede fino a 134 miliardi di dollari a OpenAI e Microsoft. Il processo sull’IA ...
18/01/2026
Bonus 2026: cosa resta alle famiglie e quali sconti spariscono
Nel 2026 cambiano i bonus: restano aiuti su bollette, casa, figli e scuola, stop a superbo...
18/01/2026
Ue-Mercosur, dentro il patto: chi vince, chi perde, quanto vale
Dazi, quote agricole, salvaguardie, indicazioni geografiche e appalti: cosa prevede l’acco...
18/01/2026
Ue-Mercosur, firma storica: un mercato da 700 milioni di persone
Firmato ad Asunción l’accordo Ue-Mercosur dopo 25 anni di trattative: nasce un’area di lib...
18/01/2026
Bankitalia vede il Pil 2025 a +0,6%: servizi e Pnrr salvano il quadro
Bankitalia conferma il Pil 2025 a +0,6%. Nel quarto trimestre crescono servizi e industria...
Trovati 113 record
Pagina
1
  • Con Bancomat, scambi denaro, giochi e ti premi.
  • Punto di contatto tra produttori, rivenditori & fruitori di tecnologia