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Cinque quesiti per il lavoro e la cittadinanza: i referendum dell’8 e 9 giugno ridisegnano le tutele

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Cinque quesiti per il lavoro e la cittadinanza: i referendum dell’8 e 9 giugno ridisegnano le tutele
Domenica 8 e lunedì 9 giugno 2025, gli elettori italiani sono chiamati alle urne per esprimersi su cinque referendum abrogativi: quattro in materia di lavoro e uno dedicato alla cittadinanza. Le votazioni si svolgeranno dalle 7 alle 23 di domenica e dalle 7 alle 15 di lunedì. Come previsto dall’articolo 75 della Costituzione, la validità dei referendum è subordinata al raggiungimento del quorum: dovrà votare la maggioranza assoluta degli aventi diritto. Se non verrà superata la soglia del 50% più uno, nessuno dei quesiti produrrà effetti giuridici, indipendentemente dall’esito delle schede.

Cinque quesiti per il lavoro e la cittadinanza: i referendum dell’8 e 9 giugno ridisegnano le tutele

Il primo quesito (scheda verde) propone l’abrogazione integrale del decreto legislativo 23/2015, che ha introdotto il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Si tratta di una delle colonne portanti del Jobs Act, che limita il reintegro nei casi di licenziamento illegittimo, sostituendolo in molti casi con un mero indennizzo. I promotori del referendum mirano a ripristinare la centralità della reintegrazione nel posto di lavoro, ritenuta una garanzia effettiva per il lavoratore.

Tutele nelle microimprese: secondo quesito

Il secondo quesito (scheda arancione) interviene sull’articolo 8 della legge 604/1966, nella versione aggiornata dalla normativa del 1990, chiedendone l’abrogazione parziale. L’obiettivo è rimuovere il tetto massimo dell’indennità per licenziamento ingiustificato nelle piccole imprese. Oggi, infatti, i dipendenti di aziende con meno di 15 addetti non godono delle stesse protezioni previste per quelli delle realtà più grandi. Il quesito punta a eliminare tale disparità di trattamento.

Contratti a termine e causali: terzo quesito

Il terzo quesito (scheda grigia) riguarda l’abrogazione di alcune parti dell’articolo 19 del decreto legislativo 81/2015, che disciplina i contratti a termine. In particolare, si chiede di eliminare il vincolo delle causali per i rinnovi oltre i dodici mesi, oltre a una serie di limiti temporali. I promotori sostengono che tali vincoli, nella forma attuale, facilitino il precariato invece di combatterlo, consentendo alle imprese una rotazione continua dei lavoratori a termine.

Sicurezza negli appalti: quarto quesito

Il quarto quesito (scheda rosa) mira a rafforzare la responsabilità solidale nei casi di infortunio sul lavoro nei contratti di appalto. Si propone di abrogare una disposizione che esclude la responsabilità del committente in caso di danni derivanti da rischi specifici delle attività dell’appaltatore o del subappaltatore. Il referendum intende ripristinare un principio di corresponsabilità, volto a incentivare controlli più stringenti e un’attenzione maggiore alla sicurezza.

Cittadinanza più accessibile: quinto quesito


Infine, il quinto quesito (scheda gialla) propone l’abrogazione di parte dell’articolo 9 della legge 91/1992, con l’obiettivo di dimezzare – da dieci a cinque anni – il periodo di residenza necessario per uno straniero extracomunitario per ottenere la cittadinanza italiana. Si tratta del quesito più politico, che interviene su un tema di lungo corso e fortemente divisivo: l’accesso alla cittadinanza come riconoscimento dell’integrazione nel tessuto sociale italiano.

Una tornata ad alto valore simbolico

A prescindere dall’esito specifico dei quesiti, la tornata referendaria di giugno rappresenta un passaggio significativo nel confronto politico su alcuni degli assi portanti delle riforme degli ultimi anni. Dalla flessibilità del lavoro al riconoscimento dei nuovi italiani, il voto potrà segnalare il grado di consenso, o dissenso, verso scelte legislative che hanno inciso profondamente sulla struttura dei diritti civili e sociali. La sfida più ardua, come spesso accade, sarà quella del quorum.
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