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Quirinale: signore e signori, il caos è servito

- di: Redazione
 
Quirinale: signore e signori, il caos è servito
C'era una volta un Paese che, messo in ginocchio, dal punto di vista sanitario e da quello economico, da una emergenza, avrebbe dovuto avere un solo obiettivo, quello di rinascere. Quel Paese, però, non riusciva a comprendere che ci sono dei momenti in cui le ambizioni personali devono cedere il passo all'interesse generale. Così non accade e in questo modo, in Italia (come avrete già capito, parliamo di cose di casa nostra), stiamo assistendo ad una triste rappresentazione della democrazia, quella che ritiene come, una volta conquistata una poltrona, già questo autorizzi a farsi portatori di idee e particolarismi che niente hanno a che vedere con il bene comune.
Mentre si stanno per conoscere le date delle prime, scontate e tristi rappresentazioni della democrazia parlamentare, che coincideranno con inutili votazioni dall'esito già scritto, gli italiani cercano di capire di cosa si stia veramente parlando quando si affronta il tema del Quirinale.

Quirinale: signore e signori, il caos è servito

Perché la confusione sotto il sole della politica è tanta e tutti quelli che formalmente ne avrebbero titolo - ma che per pudore dovrebbero astenersi dall'intervenire - si sentono autorizzati a dire la loro, e ci fermiamo qui, senza voler definire parole in libertà non degne di essere menzionate.

Forse chi sta decidendo il futuro della massima istituzione repubblicana dovrebbero farsi veramente carico dei problemi del Paese e capire che mai come oggi non ci può essere una guerra di logoramento e che le trincee devono essere cancellate nell'interesse supremo dell'Italia e degli italiani.
Ed invece non è così e i movimenti di truppe ai quali assistiamo sono la rappresentazione plastica di come si guardi solo al proprio tornaconto, quasi giustificando il pensiero di un rinomato esponente della categoria, l'ex senatore Antonio Razzi, quello de ''Fatti li cazzi tua''.

Se non fosse così ci si aspetterebbe che, davanti ad autocandidature e attivismo sfrenato (in prima persona o attraverso un gruppo di furbi emissari), qualcuno all'interno dei partiti che ufficialmente dovrebbero sostenerle eccepisse che non si può giocare con la presidenza della repubblica solo per soddisfare il proprio ego.
La candidatura di Silvio Berlusconi (è di questo che stiamo parlando) è già divisiva di per sé, e non solo nei confronti dei suoi avversari, perché ci sarebbe da chiedersi se gli endorsement pubblici di Salvini e Meloni siano condivisi all'interno dei rispettivi partiti. Magari dai ''vecchi'' che non riescono proprio a riconoscersi nel liberismo di cui Berlusconi, per cultura economica prima ancora che politica, s'è sempre fatto vessillifero.

C'è anche chi, irridendo le Istituzioni, conferma che, nelle prime votazioni, darà la sua preferenza a una persona che nemmeno conosce, ma che stima professionalmente. Come se l'elezione del presidente della repubblica fosse un'occasione per saldare debiti di riconoscenza o, peggio, cadere in una interpretazione goliardica delle dinamiche parlamentari.
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