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Polizze catastrofali, Confindustria: “Le imprese chiedono più tempo per adeguarsi”

- di: Matteo Borrelli
 
Polizze catastrofali, Confindustria: “Le imprese chiedono più tempo per adeguarsi”

Le aziende italiane sollecitano una proroga per l’adeguamento alle nuove norme sulle polizze catastrofali, introdotte con l’emendamento del governo al decreto bollette. Angelo Camilli (foto), vicepresidente di Confindustria per il credito, la finanza e il fisco, ha espresso preoccupazione per i tempi ristretti, sottolineando la necessità di una valutazione più approfondita dei rischi e delle opportunità.

Le criticità sollevate dalle imprese
“Chiediamo che si dia più tempo alle imprese per adeguarsi”, ha dichiarato Camilli durante un intervento all’Unione Industriali di Napoli. “Il decreto attuativo è stato pubblicato solo a fine febbraio, e le aziende hanno bisogno di tempo per analizzare i rischi, confrontarsi con il mercato assicurativo e valutare eventuali estensioni della copertura oltre il minimo obbligatorio”.
Tra le questioni ancora irrisolte, Camilli ha citato l’incertezza sull’accesso alle agevolazioni pubbliche e le possibili ripercussioni sui rapporti con gli istituti di credito. “Abbiamo richiesto chiarimenti al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) su questi aspetti, perché potrebbero influenzare significativamente le decisioni delle imprese”, ha aggiunto.

Il contesto normativo e le reazioni del mercato
L’obbligo delle polizze catastrofali, previsto per proteggere le imprese da eventi come terremoti e alluvioni, è stato introdotto con l’emendamento presentato da Fratelli d’Italia lo scorso weekend. Tuttavia, il settore privato lamenta un’applicazione troppo affrettata, che non tiene conto delle complessità logistiche e finanziarie.
Secondo un’analisi di Assilea (Associazione Italiana Leasing), molte PMI potrebbero trovarsi in difficoltà nel reperire coperture adeguate in tempi brevi, soprattutto nelle regioni ad alto rischio sismico. “Il mercato assicurativo deve adattarsi, ma servono regole chiare e tempi realistici”, ha commentato Marco Gay, presidente di Young Entrepreneurs di Confindustria, in un’intervista.

Le prossime tappe e le richieste delle associazioni
Confindustria ha annunciato che presenterà una richiesta formale al governo per posticipare l’entrata in vigore dell’obbligo, almeno fino a fine 2025. Intanto, il Mimit sta valutando ulteriori modifiche per agevolare l’accesso alle agevolazioni fiscali previste per le imprese che adottano misure di prevenzione.
Fonti vicine al ministero hanno confermato che “è in corso un dialogo con le parti sociali per trovare un equilibrio tra tutela del sistema economico e sicurezza”. Resta da vedere se le istanze delle imprese verranno accolte o se il governo manterrà l’attuale calendario.

Cosa succederà ora?
Mentre il dibattito prosegue, le aziende si trovano a dover navigare in un quadro normativo ancora fluido. Con il rischio di sanzioni in caso di mancata compliance, la pressione è alta. Ma come ha osservato Camilli, “senza chiarezza e tempistiche ragionevoli, l’obbligo rischia di diventare un boomerang anziché una protezione”.


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