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Trump, maccartismo contro Mamdani e minaccia i fondi a New York

- di: Bruno Legni
 
Trump, maccartismo contro Mamdani e minaccia i fondi a New York
Trump rilancia il maccartismo contro Mamdani e minaccia i fondi a New York
Ultima carta disperata di Donald Trump: tra show politico, accuse di “comunismo” e attacco alle città nate in opposizione al suo modello.

Quando tutto sembra perduto, Donald Trump gioca la sua ultima carta: una potente combinazione di retorica da Guerra fredda, accuse ideologiche a più livelli e minacce economiche contro una città simbolo del cambiamento. Al centro c’è Zohran Mamdani, candidato democratico alla sindacatura di New York City, definito dal presidente Usa «comunista, non un socialista». In un’intervista per 60 Minutes, Trump è andato oltre la caricatura: « Se hai un comunista che dirige New York, tutto ciò che fai è sprecare i soldi che mandiamo ».

Il contesto della campagna e la strategia dell’accusa ideologica

Mamdani, 34 anni, originario dell’Uganda, membro dell’Assemblea dello Stato di New York e vincitore delle primarie democratiche contro l’ex governatore Andrew Cuomo, incarna il cambiamento generazionale e progressista nella Grande Mela. Il suo programma prevede autobus gratuiti, blocco degli affitti nelle abitazioni calmierate, salario minimo a 30 dollari entro il 2030, tasse più alte per le imprese e i top-guadagni.

In questo contesto Trump ha scelto di attaccarlo frontalmente. L’accusa centrale: non un tradizionale «socialista» ma un «comunista». La definizione non è casuale: richiama esplicitamente lo spettro del passato e richiama — in piena campagna elettorale — i toni del maccartismo. Inoltre, la minaccia di tagliare i fondi federali a New York City — una misura che appare chiaramente al limite della costituzionalità — assesta un doppio colpo: ideologico e materiale.

La minaccia dei fondi e la dimensione istituzionale

Nel corso dell’intervista, Trump ha dichiarato: « Sarà difficile per me come presidente dare molti soldi a New York, perché se hai un comunista che dirige la città… ». In precedenza aveva già suggerito l’impiego di truppe federali e il ritiro dei finanziamenti come deterrente nel caso Mamdani vincesse.

Questa strategia non è solo spettacolo. È una manovra che mette in discussione il principio della divisione dei poteri, della autonomia comunale e dello stanziamento federale vincolato a criteri legali — non ideologici. Il fatto che il presidente della Repubblica Usa usi la leva del denaro pubblico per influenzare una campagna locale rappresenta un salto di qualità nell’abuso politico. In altre parole, per Trump non conta costruire una città migliore o governare bene: conta lo show politico, la dimensione propagandistica del potere.

Perché questa mossa? Analisi delle motivazioni

L’attacco a Mamdani serve almeno tre funzioni:

  • Primariamente, cementare l’identificazione di Mamdani con un pericolo «rosso» — comunismo, parola che richiama l’era del­l’anticomunismo americano, amplificando la paura e polarizzando l’elettorato.
  • Secondariamente, trascinare la battaglia elettorale di New York su un piano nazionale e simbolico, trasformando un voto locale in una scommessa sulla resurrezione del trumpismo e su una nuova guerra ideologica.
  • Infine, lanciare un messaggio a tutti gli altri candidati progressisti nel Paese: se sfidate il sistema, e vi avvicinate a una vittoria, potete trovarvi sotto attacco da Washington e rischiate tagli, ritorsioni, pressione federale.

Le critiche e reazioni: l’allarme per democrazia e autonomia

A sinistra e tra gli osservatori istituzionali il dibattito è netto: quando un presidente minaccia apertamente fondi pubblici in funzione di una scelta politica locale, si spalanca la porta al ricatto politico. Una fonte dell’amministrazione di Kathy Hochul ha risposto: « Non consentiremo che Washington giochi con i soldi delle famiglie newyorchesi per fini politici ».

Dal punto di vista giuridico è inoltre evidente l’eccesso: la Costituzione degli Stati Uniti prevede un bilanciamento di poteri che non consente al presidente di usare lo stanziamento federale come arma contro una città o contro un candidato eletto. Ciò rende la minaccia non solo controversa, ma potenzialmente incostituzionale.

Lo show politico prima di tutto. Una nazione spaccata a metà che è la premessa del declino

In definitiva, l’operazione di Trump non è solo un attacco a un singolo candidato — è una dichiarazione di potere. È l’affermazione che lui è al centro della partita, che può definire gli avversari («comunisti»), che può minacciare una città, che può dettare condizioni. Per lui conta meno il merito del candidato, e più la rappresentazione mediatica del conflitto. Lo show è l’obiettivo.

Se Mamdani vincesse, non sarebbe solo un sindaco: sarebbe un simbolo di sfida al sistema. E Trump lo sa bene. Per questo ha alzato il tono, ha rispolverato i fantasmi del passato e ha messo sul piatto la minaccia di taglio dei fondi. Una mossa disperata? Probabilmente. Ma anche chiaramente programmata.

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