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Regionali e comunali: destra, caccia ai nomi. FI prenota Verona

- di: Vittorio Massi
 
Regionali e comunali: destra, caccia ai nomi. FI prenota Verona
Domani leader in Calabria, lite tra alleati in Campania. Per gli azzurri manifesto centrista e antipopulista
 
Sul tavolo ci sono le richieste dei partiti e, da stasera, i risultati delle Marche. «Poi basta scuse», dice il capogruppo forzista al Senato Maurizio Gasparri, «il tempo è scaduto da diverse settimane». Per conoscere i candidati del centrodestra in Veneto, Puglia e Campania i prossimi sette giorni saranno decisivi. Già domani i leader potrebbero tirare le fila. C’è un appuntamento che li porta sullo stesso palco: alle 16 Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi saranno insieme a Lamezia Terme per chiudere la campagna di Roberto Occhiuto in Calabria. Prima o dopo, il confronto sulle regioni alle urne a novembre sarà obbligato.

In Veneto il nome di Alberto Stefani, vicesegretario leghista, attende solo di essere formalizzato: per farlo, FdI vuole garanzie scritte sulla Lombardia. Forza Italia, fuori dal braccio di ferro del Nord, mette una fiche sul candidato sindaco di Verona, da rinnovare nel 2026. A scaldarsi a bordo campo sarebbe l’eurodeputato Flavio Tosi, che della città è già stato primo cittadino. Da Telese Terme, nel Casertano, il leader di FI ieri ha spinto per un civico in Campania, subito rimbrottato dai meloniani («Ciriani è il nome migliore, serve rispetto», dice il commissario di FdI in regione Antonio Iannone). Dalla società civile si finirà per pescare anche in Puglia.

Alla convention azzurra, il vicepremier ha presentato il nuovo “Manifesto delle libertà”, il primo dopo quello lanciato da Silvio Berlusconi nel 1994: sempre più al centro, un po’ meno a destra. L’obiettivo è rendersi riconoscibili – e per certi aspetti alternativi – agli alleati: «Noi ci opponiamo a ogni forma di populismo», è uno dei proclami. Ci sono anche le aperture ai diritti tanto caldeggiate, in via diretta e indiretta, da Marina Berlusconi. La più esplicita sul suicidio assistito: «Riconosciamo alla persona in condizioni di grave sofferenza la facoltà di decidere se e quando porre fine alla propria vita». Poi un timido riferimento all’identità di genere e uno alle famiglie, quelle sì, non più tradizionali: «Tuteliamo forme di affettività diverse dalla famiglia». Tajani ha fatto sapere di averlo mandato ai figli di Berlusconi: «Credo gli sia piaciuto», garantisce.

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