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PNRR, Fitto: “Piani nazionali più flessibili per rispondere alle esigenze delle imprese”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
PNRR, Fitto: “Piani nazionali più flessibili per rispondere alle esigenze delle imprese”

“La revisione dei piani nazionali di ripresa e resilienza non è solo la correzione di scelte fatte tre, quattro, cinque anni fa, ma serve a renderli flessibili di fronte agli scenari attuali. La rigidità del bilancio costituisce, soprattutto per il mondo delle imprese, un limite enorme”.
Con queste parole il ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di coesione e il PNRR, Raffaele Fitto, ha spiegato la filosofia che guida la riprogrammazione italiana del Piano, intervenendo alla presentazione del rapporto di previsione “Investimenti per muovere l’Italia” realizzato dal Centro Studi di Confindustria.

PNRR, Fitto: “Piani nazionali più flessibili per rispondere alle esigenze delle imprese”

Fitto ha sottolineato che il governo ha già avviato un “confronto costruttivo con la Commissione europea” e che nelle prossime settimane Bruxelles valuterà le proposte italiane, prima di dare il via libera definitivo alle modifiche.

Flessibilità come risposta a un contesto mutato
Secondo Fitto, l’aggiornamento del PNRR è inevitabile: i piani originali sono stati concepiti tra il 2020 e il 2021, in un contesto profondamente diverso da quello attuale.
L’aumento dei costi energetici, l’inflazione, le tensioni geopolitiche e la necessità di sostenere la competitività delle imprese rendono necessaria una revisione che permetta di concentrare le risorse su settori strategici e di modulare gli interventi con maggiore rapidità.

“Non si tratta – ha chiarito il ministro – di mettere in discussione l’impianto generale del Piano, ma di adattarlo a nuove priorità, per evitare che la rigidità delle regole finanziarie limiti la capacità del sistema produttivo di cogliere le opportunità offerte dai fondi europei”.

Il ruolo centrale delle imprese

Al centro della revisione c’è il sostegno al tessuto imprenditoriale. L’obiettivo è semplificare le procedure, accelerare l’attuazione dei progetti e garantire alle aziende strumenti più efficaci per investire in innovazione, digitalizzazione e transizione verde.
Fitto ha ricordato come i tempi e i vincoli previsti originariamente dal PNRR abbiano creato difficoltà di programmazione per molte imprese, specie piccole e medie, spesso alle prese con aumenti dei costi di produzione e incertezza economica.

L’orientamento del governo è quello di introdurre maggiore flessibilità finanziaria e, ove possibile, rimodulare alcuni capitoli di spesa per sostenere investimenti che abbiano un impatto immediato sulla crescita e sull’occupazione.

Il confronto con Bruxelles
Fitto ha spiegato che l’Italia ha già trasmesso a Bruxelles un’“ipotesi di riprogrammazione” che interviene su alcuni settori strategici.
La Commissione europea esaminerà il documento nelle prossime settimane e, al termine del confronto tecnico, potrà concedere il via libera definitivo.

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha in più occasioni ribadito la disponibilità a considerare adeguamenti ai Piani nazionali, a patto che non si mettano a rischio gli obiettivi complessivi di riforma e di modernizzazione fissati con il Next Generation EU.

Una sfida cruciale per la competitività italiana
La revisione del PNRR è vista da Confindustria come un passo indispensabile per rilanciare la fiducia e stimolare nuovi investimenti privati.
Nel suo rapporto, il Centro Studi di viale dell’Astronomia ha messo in guardia dai rischi di un rallentamento dell’economia, legato a un contesto internazionale incerto e a tensioni commerciali globali.

Per questo, la possibilità di rendere i Piani nazionali più aderenti alle esigenze delle imprese viene considerata un fattore chiave per sfruttare al meglio le risorse europee e rafforzare la capacità competitiva del Paese.

Verso una fase due del Piano
A quattro anni dal varo del Next Generation EU, il PNRR italiano entra così in una vera e propria “fase due”, nella quale la sfida non è più soltanto spendere le risorse, ma farlo in modo che producano effetti concreti sulla crescita.
La scommessa è trasformare il Piano da un insieme di vincoli e obiettivi formali in uno strumento dinamico di sviluppo, capace di sostenere la transizione verde e digitale e di rispondere alle esigenze di un’economia che deve reagire a crisi e mutamenti globali.

Fitto ha concluso il suo intervento sottolineando che “la competitività del sistema Italia passa per la capacità di rendere i programmi europei strumenti al servizio delle imprese e dei territori, non vincoli che ne frenano la vitalità”.

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