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Papa Francesco ai giornalisti: “Disarmiamo la comunicazione dall’odio e dalle fake news”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Papa Francesco ai giornalisti: “Disarmiamo la comunicazione dall’odio e dalle fake news”

Papa Francesco non usa mezzi termini. Il suo messaggio per la 59esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali è un richiamo forte, quasi un monito, a chi si occupa di informazione e a chi ogni giorno contribuisce a costruire il racconto della realtà. “Occorre disarmare la comunicazione dall’odio e dalle fake news. No al digitale che spersonalizza e crea il nemico.” Parole nette, che toccano il cuore di una questione sempre più urgente: il ruolo dei media in un’epoca in cui la verità è spesso sacrificata sull’altare della velocità, della polarizzazione e della ricerca del consenso facile.

Papa Francesco ai giornalisti: “Disarmiamo la comunicazione dall’odio e dalle fake news”

Il Pontefice non si limita a un appello generico, ma entra nel merito della questione: il giornalismo ha il dovere di essere vicino alla gente, di raccontare le storie vere, quelle che spesso restano sommerse dal rumore di fondo delle polemiche e degli slogan. “Aiutate il mondo a essere un po’ meno sordo al grido degli ultimi e meno indifferente,” dice Francesco, invitando chi lavora nell’informazione a riscoprire la missione originaria del mestiere: dare voce a chi non ce l’ha, raccontare con onestà e rigore, essere testimoni della realtà senza cedere alla tentazione della manipolazione.

La comunicazione, secondo il Papa, deve ritrovare il suo volto umano. In un mondo sempre più connesso, in cui tutto viaggia alla velocità di un clic, c’è il rischio di perdere di vista le persone dietro le notizie. Il linguaggio della rete, sottolinea Francesco, troppo spesso riduce gli esseri umani a categorie, a etichette, a numeri. “Il digitale crea il nemico,” avverte, perché spersonalizza, divide, alimenta contrapposizioni che si nutrono di paura e diffidenza. Serve, invece, una comunicazione che avvicini, che sappia ascoltare prima di parlare, che costruisca ponti anziché muri.

Non è un caso che il Papa richiami i giornalisti alla responsabilità di “formare” oltre che di informare. In un’epoca segnata dalla proliferazione incontrollata di notizie, dalla disinformazione sistematica e dalla crescente sfiducia nei confronti dei media, il compito di chi racconta la realtà non può fermarsi alla semplice cronaca dei fatti. Occorre spiegare, contestualizzare, offrire strumenti per comprendere un mondo sempre più complesso. “Non basta informare,” dice Francesco, “bisogna formare le coscienze.” E farlo con coraggio, con spirito di servizio, con rispetto per la verità e per le persone.

Il messaggio del Pontefice non è solo un invito rivolto agli operatori dell’informazione, ma anche una riflessione più ampia sulla società in cui viviamo. Oggi, tutti siamo potenziali comunicatori. I social network hanno dato a ciascuno la possibilità di condividere notizie, opinioni, emozioni in tempo reale. Ma con questa libertà viene una grande responsabilità. Papa Francesco ci ricorda che le parole hanno un peso, che ogni contenuto che diffondiamo può contribuire a costruire o a distruggere, a unire o a dividere.

C’è un passaggio del messaggio papale che colpisce particolarmente: “Le parole possono essere carezze o pugnalate, possono costruire amicizie o scavare solchi profondi.” È un monito potente, che ci invita a riflettere sull’uso che facciamo della comunicazione nella vita di tutti i giorni. Siamo immersi in un flusso continuo di informazioni, spesso superficiali, spesso strumentali. Ma il Papa ci invita a fermarci, a riscoprire l’importanza del dialogo autentico, del confronto leale, della capacità di ascoltare chi la pensa diversamente.

In fondo, il messaggio di Francesco è un richiamo all’essenza stessa della comunicazione: essere strumento di pace, di incontro, di comprensione reciproca. Non è un caso che il Papa si rivolga ai giornalisti con parole che sembrano richiamare un’etica antica, quella del servizio alla verità e alla comunità. Perché il giornalismo, nella sua forma più alta, non è solo un lavoro, ma una missione.

Oggi più che mai, in un tempo segnato da guerre, crisi economiche e profonde fratture sociali, c’è bisogno di una comunicazione che unisca invece di dividere. Serve il coraggio di raccontare la realtà senza cedere alle semplificazioni, di andare oltre le narrazioni preconfezionate, di dare spazio a chi è rimasto ai margini. “Aiutate il mondo a essere meno sordo al grido degli ultimi,” ripete Francesco. E questa, forse, è la sfida più grande: ridare voce a chi non ha voce, riscoprire il valore delle storie piccole, delle testimonianze autentiche, di un giornalismo che sappia farsi strumento di giustizia e di speranza.

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