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L’Intervento/ IBL: Copia privata, tassa fantasma che non ha più senso

- di: Bruno Coletta
 
L’Intervento/ IBL: Copia privata, tassa fantasma che non ha più senso
L’Istituto Bruno Leoni smonta il balzello sui dispositivi digitali: “un’auto-tassa che punisce i consumatori e ingrassa le rendite”.

(Foto: il direttore generale dell'Istituto Bruno Leoni, Alberto Mingardi).

L’Istituto Bruno Leoni non usa mezze misure: il cosiddetto compenso per la copia privata è, a tutti gli effetti, una tassa occulta che non ha più alcuna giustificazione. “Si tratta di un trasferimento forzoso di risorse dai consumatori a un ristretto gruppo di beneficiari” – afferma l’IBL – “una gabella di dubbia razionalità fin dal suo esordio e oggi del tutto priva di senso, se non quello di difendere vecchi interessi corporativi”.

Un’imposta nata nell’era dei floppy disk

L’indagine dell’Istituto Bruno Leoni ricostruisce la genesi del provvedimento: una quindicina di anni fa, in un mondo tecnologico che oggi appare preistorico, gli utenti duplicavano CD, riversavano LP su musicassette e copiavano software su floppy disk. Attività perfettamente legali, che però lasciavano aperta la questione dei diritti d’autore. Come risolverla? Con un prelievo preventivo su ogni supporto fisico venduto, dalle chiavette USB agli hard disk.

“Il meccanismo era già discutibile all’epoca” – puntualizza l’Istituto Bruno Leoni – “ma almeno poteva contare su un’apparente logica legata agli usi tecnologici del momento”. Con il tempo il balzello è stato esteso addirittura agli smartphone, trasformandosi in un’entrata stabile per la SIAE, che nel 2024 ha raccolto circa 119 milioni di euro grazie a questo sistema. Non un euro è finito nelle casse pubbliche: tutto viene redistribuito agli aventi diritto, ossia agli autori, attraverso il circuito della SIAE.

Una tassa che guarda al passato

Oggi, però, la realtà è completamente diversa. Streaming e cloud hanno reso obsolete le copie private. Nessuno duplica più CD o archivia musica su hard disk: con un abbonamento a Spotify, Netflix o Apple Music si accede direttamente a contenuti illimitati. “Il punto è chiaro” – evidenzia l’IBL – “la pratica che giustificava il prelievo è stata spazzata via dall’innovazione. Continuare a tassare dispositivi e memoria digitale è una scelta senza fondamento”.

Eppure il Comitato consultivo per il diritto d’autore propone addirittura un aggiornamento del compenso, con aumenti del 20-25% e l’estensione del balzello al cloud. Una mossa che, secondo l’Istituto Bruno Leoni, rappresenta un salto nel vuoto: “Non solo si vuole radicare una tassa nata male, ma si tenta di imporla anche a servizi immateriali, che non hanno alcun legame con la copia privata tradizionale”.

Un “auto-dazio” che soffoca consumatori e mercato

Per l’IBL il vero significato di questo prelievo è quello di un auto-dazio: un ostacolo interno che grava su chi acquista dispositivi digitali, senza alcun beneficio per l’economia nel suo complesso. “Siamo di fronte all’idea platonica della rendita” – afferma l’Istituto – “perché qui non si premia la creatività, ma si cristallizza un privilegio a danno della collettività”.

L’Istituto Bruno Leoni ricorda che il gettito complessivo non è marginale: centinaia di milioni di euro negli ultimi anni sono stati drenati dai consumatori e dirottati verso un sistema che premia pochi soggetti. In un’epoca in cui si discute di rimuovere barriere commerciali e ridurre dazi che frenano la competitività, mantenere una tassa così anacronistica appare un controsenso.

Il messaggio finale dell’IBL

L’invito dell’Istituto Bruno Leoni è netto: abolire senza esitazioni il compenso per la copia privata. “Se davvero vogliamo liberarci degli auto-dazi” – conclude l’IBL – “cominciamo da questo: un balzello ingiustificato, regressivo e contrario allo spirito dell’innovazione digitale”.

Per il think tank liberale e liberista la battaglia contro questa tassa non è soltanto un fatto economico, ma anche un segnale culturale: dire basta a rendite e privilegi che sopravvivono solo per inerzia politica. Ecco perché l’IBL sostiene con forza campagne civiche per cancellare una delle imposte più anacronistiche del panorama italiano.

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