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La caduta della tripla A è solo l’inizio del declino USA

- di: Bruno Coletta
 
La caduta della tripla A è solo l’inizio del declino USA
Il declassamento di Moody’s non è una sorpresa ma un verdetto: Washington non è più credibile.
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Moody’s ha parlato: e questa volta non si torna indietro
Che gli Stati Uniti stessero giocando col fuoco era chiaro da tempo. Ma ora Moody’s ha messo il timbro: il debito pubblico USA non merita più la tripla A. È una decisione che pesa come un macigno, perché non colpisce solo i conti, ma la credibilità stessa della superpotenza. È la prima volta nella storia che le tre grandi agenzie — S&P, Fitch e adesso Moody’s — negano agli Stati Uniti la massima affidabilità. E non è un dettaglio tecnico: è un terremoto geopolitico.
Il giudizio arriva dopo mesi di paralisi politica, sforamenti sistematici del tetto del debito, minacce di default tecnico e una gestione fiscale ormai schiava del caos istituzionale. Moody’s non si limita a elencare cifre: punta il dito contro “la debolezza della governance fiscale americana” e un debito che corre verso i 40 trilioni di dollari senza freni. In altri tempi sarebbe bastata questa frase a far crollare un governo. Ma siamo nell’era Trump 2, dove tutto è spettacolo e niente è responsabilità.
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La crisi è politica, non contabile
Chi cerca nel declassamento una motivazione strettamente economica sbaglia bersaglio. Il problema, per Moody’s, non è (solo) la montagna di debito, ma la totale incapacità di gestirlo. E questo dipende da un Congresso incapace di legiferare se non sotto minaccia, da un’esecutivo che alza le spalle e da una Corte suprema che ha normalizzato l’eccezione.
Il verdetto arriva dopo che Fitch, già nell’agosto 2023, aveva tolto agli USA la tripla A, citando le stesse identiche ragioni. La risposta allora fu sdegnata: “Una decisione ingiustificata”, disse il Tesoro. Ora tocca a Moody’s, che nella sua nota taglia corto: “. Punto.
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La fine dell’eccezionalismo americano?
La domanda vera non è se il declassamento farà salire i tassi o aumentare il costo del debito (lo farà). La domanda è se il mondo continuerà a considerare il dollaro come un bene rifugio, gli Stati Uniti come l’ultima ancora di stabilità e i Treasuries come l’asset più sicuro del pianeta. Per ora sì, ma a quale prezzo?
Wall Street ha già cominciato a tremare, gli investitori esteri osservano con crescente diffidenza, e i partner internazionali iniziano a porsi domande scomode. Se gli Stati Uniti non riescono a garantire l’affidabilità del proprio bilancio, perché mai dovrebbero pretendere austerità da altri?
Questo declassamento è l’ennesima crepa in una narrazione che si sta sbriciolando: quella dell’America razionale, prevedibile, guida del mondo libero. Una narrazione che oggi appare più come un ricordo scolorito.
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Chi pagherà davvero il conto?
Non saranno i funzionari del Tesoro, né i congressisti che si azzuffano sulle soglie di spesa. A pagare saranno le famiglie, che vedranno mutui e prestiti rincarare. Le imprese, che troveranno più difficile finanziarsi. Gli Stati e le città, che vedranno aumentare il costo dei loro bond municipali. E alla fine, saranno anche i mercati globali, perché se traballa il primo emittente del mondo, nessuno è davvero al sicuro.
Eppure la risposta dell’amministrazione Trump è stata quella di minimizzare: “Un giudizio politico”, ha detto il Presidente, “frutto della disinformazione liberal”. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha definito Moody’s “una voce fuori dal coro”. Il coro, però, dice tutt’altro. E l’eco si sentirà a lungo.
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Un segnale per l’Europa (e per la Cina)
C’è un dato geopolitico che va letto con attenzione. Il declassamento arriva mentre l’Europa cerca nuovi equilibri tra difesa comune e rilancio economico, e la Cina avanza in silenzio offrendo stabilità e credito. Più che un downgrade, quello di Moody’s è un invito per il mondo a diversificare. A non puntare più tutto su Washington.
Chi oggi, a Bruxelles o a Berlino, si interroga sul futuro dell’euro o sull’autonomia strategica europea, riceve un messaggio chiaro: gli Stati Uniti non sono più il porto sicuro che erano. E chi guarda da Pechino probabilmente brinda in silenzio. Perché ogni cedimento americano è, inevitabilmente, un vantaggio per il Dragone.
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Il declino è lento, ma inesorabile
Non è l’apocalisse. Gli Stati Uniti restano la più grande economia del pianeta. Ma oggi sono un gigante fragile, più vulnerabile di quanto siano disposti ad ammettere. Il declassamento di Moody’s non è il punto d’arrivo: è l’inizio di una nuova fase. E non sarà breve. Né indolore.

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