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Milei scuote Davos: “L’Occidente tornerà grande senza il virus woke”

- di: Jole Rosati
 
Milei scuote Davos: “L’Occidente tornerà grande senza il virus woke”

A Davos il presidente argentino Javier Milei ha catalizzato l’attenzione con un discorso esplosivo che ha polarizzato l’audience del Forum Economico Mondiale. Con toni accesi, Milei ha lanciato un attacco frontale all’ideologia woke, definendola “un cancro” e “un virus mentale” che mina i valori occidentali. Il leader argentino ha promesso un rilancio dell’Occidente, citando come alleati Donald Trump, Giorgia Meloni, Elon Musk, Viktor Orbán, Benjamin Netanyahu e Nayib Bukele.

Un attacco diretto al Wef e al wokismo
Nel suo intervento, Milei non ha risparmiato critiche al World Economic Forum stesso, accusandolo di essere “protagonista e promotore dell’agenda woke”. Ha descritto questa ideologia come un’epidemia del nostro tempo, una strategia dei socialisti per mantenere il potere attraverso l’espansione dello Stato. “Femminismo, diversità, inclusione, eguaglianza, immigrazione, aborto, ambientalismo, ideologia gender: sono tutte teste della stessa idra che giustifica la spesa pubblica e il controllo statale”, ha dichiarato Milei durante il suo discorso di venti minuti, più breve rispetto ai trenta previsti.

Gli alleati di Milei: da Trump a Musk a Meloni
Milei ha sottolineato come, rispetto all’anno precedente, non sia più isolato nella sua battaglia. Ha celebrato il sostegno di leader e figure di spicco come l’ex presidente americano Donald Trump, il premier italiano Giorgia Meloni e l’imprenditore Elon Musk, definendoli “portatori delle idee di libertà”. Di Musk, Milei ha detto: “Un uomo incredibile, vilipeso ingiustamente”, riferendosi alle critiche ricevute per la sua vicinanza a Trump.
Tra i nomi citati anche Benjamin Netanyahu, descritto come un esempio di leadership, e Jair Bolsonaro, difeso per le recenti difficoltà giudiziarie. Milei ha presentato l’Argentina come modello per il futuro dell’Occidente, vantandosi di aver “posto fine al caos creato da decenni di socialismo” grazie alle sue politiche economiche.

Un messaggio divisivo
La chiusura del discorso è stata un inno alla libertà, con la frase in spagnolo “¡Viva la libertad, carajo!”, che ha ricevuto applausi misti da parte della platea. Alcuni partecipanti, però, si sono mostrati scettici rispetto alle affermazioni del presidente argentino. Secondo alcune fonti vicine al Wef, solo tre dei numerosi panel del Forum hanno trattato il tema della parità di genere, suggerendo che le critiche di Milei possano essere esagerate.

Reazioni dal mondo politico ed economico
Le dichiarazioni di Milei hanno immediatamente sollevato dibattiti. Giorgia Meloni, in una nota, ha definito Milei “un leader coraggioso”, pur precisando che alcune delle sue posizioni sono “espressione di un contesto politico diverso”. Elon Musk, attraverso un tweet dello stesso giorno, ha ribadito il suo sostegno alla libertà di espressione, ma non ha commentato direttamente le affermazioni di Milei.
D’altra parte, le critiche non sono mancate. Il segretario generale dell’ONU, António Guterres, ha sottolineato l’importanza di una collaborazione globale per affrontare sfide come la crisi climatica e le disuguaglianze, temi che Milei ha liquidato come parte dell’agenda woke.

Un futuro incerto per l’Argentina e l’Occidente
L’intervento di Milei ha messo in luce le profonde divisioni all’interno della politica globale, tra chi sposa un approccio conservatore e chi sostiene politiche più progressiste. Resta da vedere se le sue idee troveranno terreno fertile oltre i confini dell’Argentina o se si riveleranno un episodio isolato nel panorama internazionale.
Con il suo discorso, Milei ha puntato a posizionarsi come leader di un nuovo movimento conservatore globale, ma le sue affermazioni estreme rischiano di alienare parte dell’opinione pubblica e degli investitori, che solitamente cercano stabilità e dialogo nei grandi forum internazionali.


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