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Medio Oriente, denuncia dell'Oms: "al-Shifa non è più un ospedale"

- di: Redazione
 
Medio Oriente, denuncia dell'Oms: 'al-Shifa non è più un ospedale'
Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dopo giorni di bombardamenti e colpi d'arma da fuoco da parte delle forze armate israeliane, Al-Shifa, a Gaza City, non ''non funziona più come ospedale''. Drammatico l'appello lanciato dai medici della struttura, secondo i quali gli ultimi 36 neonati che assistono necessitano di cure intensive senza le quali rischiano la vita. I bambini sono tenuti in una sala di cardiochirurgia, alcuni avvolti in coperte e teli chirurgici, senza il giusto trattamento. Mentre il capo del reparto di chirurgia chiede che l'ospedale possa essere rifornito di carburante per alimentare i generatori delle incubatrici e per fornire la fornitura di ossigeno, l'IDF ha detto che Hamas si è opposto all'utilizzo di 15 taniche di gasolio che i soldati israeliani avevano lasciato davanti al perimetro dell'ospedale, intorno al quale i combattimenti infuriano, con molti cadaveri sulle strade.

Medio Oriente, denuncia dell'Oms: "al-Shifa non è più un ospedale"

Israele dice di aver quasi circondato Gaza City mentre cerca di aumentare la pressione su Hamas, accusando il gruppo islamista di trincerarsi sotto edifici civili, tra cui Al-Shifa, cosa che le autorità ospedaliere negano. Intanto l'Onu ha reso noto che tre infermiere dell'ospedale sono rimaste uccise. Sempre ieri, le Nazioni Unite hanno detto che anche le infrastrutture critiche dell'ospedale sono state danneggiate, tra cui un impianto di generazione di ossigeno, serbatoi d'acqua e un pozzo, la struttura cardiovascolare e il reparto di maternità. Per il ministero della Sanità di Gaza, gestito da Hamas, almeno 2.300 persone sono ancora all'interno di Al-Shifa. Nella ridda di notizie, spesso contrastanti, l'esercito israeliano nega di avere colpito l'ospedale durante i combattimenti.

Ieri sera l'esercito americano ha dichiarato di avere effettuato attacchi aerei su due basi iraniane nel sud-est della Siria, in seguito ai recenti attacchi contro il proprio personale militare in Siria e Iraq.
Il segretario alla Difesa americano, Lloyd Austin, ha affermato che gli attacchi sono stati effettuati contro siti "utilizzati dal Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche iraniane e da gruppi affiliati all'Iran". Austin ha specificato che ''gli attacchi sono stati condotti contro una struttura di addestramento e un rifugio vicino alle città di Abu Kamal e Mayadin'', aggiungendo che ''il Presidente non ha priorità più alta della sicurezza del personale statunitense e ha diretto l'azione di oggi per chiarire che gli Stati Uniti difenderanno se stessi, il proprio personale e i propri interessi".
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