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New York, l’era Mamdani: giuramento sul Corano e sfida a City Hall

- di: Bruno Coletta
 
New York, l’era Mamdani: giuramento sul Corano e sfida a City Hall

Tra una stazione fantasma della metro e la scalinata del municipio, il nuovo sindaco mette in scena simboli, alleati e promesse: “la sinistra sa governare”.

(Foto: il neo sindaco di New York, Zhoran Mamdani).

Mezzanotte, sottoterra, in un luogo che sembra uscito da un film: la vecchia stazione dismessa di Old City Hall, gioiello beaux-arts chiuso da decenni. È lì che Zohran Mamdani, 34 anni, ha scelto di diventare sindaco di New York nei primi minuti del 1 gennaio 2026. Un’investitura che è già messaggio politico: trasporto pubblico, lavoro, identità, città come bene comune.

Un giuramento che parla (anche) di identità

Il gesto più discusso — e più fotografato — è stato la scelta dei testi sacri: Mamdani ha giurato sul Corano, diventando il primo sindaco di New York a farlo. Secondo Associated Press (1 gennaio 2026), nella cerimonia notturna sono comparsi più volumi: un Corano di famiglia (del nonno) e un piccolo manoscritto tra fine ’700 e inizio ’800 conservato al Schomburg Center della New York Public Library, legato alla figura di Arturo Schomburg.

La formula religiosa non è obbligatoria, ma il simbolo sì: Mamdani ha voluto trasformare l’ovvio (un giuramento istituzionale) in una dichiarazione di presenza. E, inevitabilmente, in una miccia per il dibattito pubblico: AP segnala reazioni ostili e toni islamofobi rimbalzati anche nella politica nazionale.

Dalla “stazione fantasma” alla piazza: la scena cambia, il messaggio no

Dopo la notte “intima”, la giornata si è spostata in superficie: City Hall, folla, musica, rito civile in piena regola. La cronaca “minuto per minuto” di CBS New York (1 gennaio 2026) racconta una scaletta da grande evento: inno nazionale, invocazione religiosa, performance musicali e poesia; e poi il momento clou, con Bernie Sanders a somministrare il giuramento pubblico e Alexandria Ocasio-Cortez ad aprire gli interventi.

Ocasio-Cortez ha puntato sul frame emotivo e politico: “New York, abbiamo scelto il coraggio al posto della paura.”   

Mamdani, invece, ha cercato subito la frase-ponte verso chi non l’ha votato: “Se sei un newyorkese, io sono il tuo sindaco.”

Il cuore del discorso: “governare in modo ampio e audace”

Qui arriva la scommessa: Mamdani non si limita a “rappresentare”. Vuole dimostrare. Il Washington Post riporta il passaggio chiave del suo impegno: “Da oggi governeremo in modo ampio e audace… City Hall non esiterà a usare il suo potere per migliorare la vita dei newyorkesi.

Tradotto: l’era del “non si può fare” non è più un alibi accettabile. E infatti l’agenda con cui Mamdani si presenta è pensata per colpire il nervo scoperto della città: l’affordability, la possibilità concreta di vivere — non solo sopravvivere — a New York.

Le promesse: affitti, bus, infanzia (e il conto da pagare)

Nel pacchetto entrano misure ad alto impatto e alto costo: blocco degli affitti per circa un milione di appartamenti a canone calmierato, bus gratuiti, child care universale.

Il punto delicato è il “come”: la promessa è far pagare di più ai grandi patrimoni e alle grandi aziende, tema su cui Sanders ha insistito, sostenendo che non sia radicale ma “doveroso” in un Paese ricchissimo. (Washington Post, 1 gennaio 2026).  

La prova di realtà: Albany, bilanci e poteri incrociati

L’entusiasmo della piazza non cancella i vincoli: per trasformare gli slogan in delibere servono risorse e, spesso, il sì dello Stato di New York. Il Washington Post sottolinea che molte promesse richiedono collaborazione con la legislatura statale e con la governatrice Kathy Hochul

Ed è qui che la domanda diventa politica al quadrato: non solo “Mamdani ce la fa?”, ma “quanto spazio ha una grande città americana, oggi, per fare davvero politiche di rottura?”.

Le prime mosse: ordini esecutivi e segnale immediato

Nelle ore successive all’insediamento, Mamdani ha cercato di fissare un punto: partire subito. Axios (2 gennaio 2026) riferisce che ha firmato ordini esecutivi legati alla crisi abitativa e ha anche revocato alcune misure del predecessore Eric Adams.  

Lo sfondo nazionale: un sindaco sotto i riflettori (non per caso)

La sua investitura avviene in un clima politico tesissimo negli Stati Uniti. Nelle stesse ore, la cronaca nazionale è attraversata da un’altra notizia pesante: Donald Trump ha annunciato il ritiro (almeno “per ora”) della Guardia Nazionale da Chicago, Los Angeles e Portland, decisione collegata — secondo varie ricostruzioni — a scontri legali e contestazioni istituzionali.

Perché questa storia conta anche fuori da New York

Perché Mamdani non è soltanto “un nuovo sindaco”: è un test nazionale. La sua narrazione — sinistra di governo, città come laboratorio, identità come normalità — si scontra con limiti di bilancio, burocrazia e polarizzazione. Ma se qualcosa può funzionare, è probabile che provi a farlo proprio qui: nella città che trasforma ogni gesto in un messaggio globale. 

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