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Maduro apre a Washington: droga, petrolio e negoziati

- di: Jole Rosati
 
Maduro apre a Washington: droga, petrolio e negoziati
In mezzo a tensioni militari, Caracas allunga la mano a Trump: “parliamo seriamente”.

In un momento di tensione acuta tra Venezuela e Stati Uniti, il presidente venezuelano Nicolás Maduro (foto) ha sorpreso il mondo politico internazionale dichiarandosi disponibile ad aprire tavoli di dialogo su temi chiave come narcotraffico, petrolio e affari economici con Washington.

Pronti a un confronto serio

Durante un’intervista televisiva trasmessa ieri, 1° gennaio 2026, su VTV, l’emittente statale venezuelana, Maduro ha lanciato un segnale chiaro alla Casa Bianca: “Il governo degli Stati Uniti lo sa, perché lo abbiamo detto a molti dei suoi portavoce. Se vogliono discutere seriamente di un accordo per combattere il narcotraffico, siamo pronti”. Ha inoltre aggiunto che il Venezuela è pronto per gli investimenti americani nel petrolio, citando l’esperienza con Chevron e sottolineando che Caracas è disponibile a collaborare quando, dove e come Washington lo riterrà opportuno.

La dichiarazione arriva in un clima di forte pressione diplomatica e militare, con una crescente presenza navale statunitense nel Mar dei Caraibi e un rafforzamento delle operazioni contro il traffico internazionale di droga, che secondo Washington coinvolgerebbe anche rotte venezuelane.

Il “misterioso” attacco nel cuore della crisi

Negli ultimi giorni è emersa una questione che ha ulteriormente complicato le relazioni bilaterali. Il presidente americano Donald Trump ha parlato della distruzione di una struttura portuale in Venezuela, utilizzata – secondo gli Stati Uniti – per le operazioni del narcotraffico. Si tratterebbe del primo intervento diretto sul territorio venezuelano dall’inizio dell’attuale fase di escalation.

Maduro, però, ha scelto la cautela. Incalzato sull’argomento durante l’intervista televisiva, ha risposto senza confermare né smentire: “Potrebbe essere un argomento di cui discuteremo tra qualche giorno”, lasciando volutamente la questione sospesa.

L’ombra di una guerra

I rapporti tra Washington e Caracas restano estremamente tesi. Nel corso del 2025 si sono moltiplicate le operazioni statunitensi contro imbarcazioni sospettate di traffico di stupefacenti provenienti dall’area venezuelana, con operazioni navali e sequestri che hanno avuto anche un forte impatto simbolico.

Parallelamente, il governo venezuelano ha denunciato quello che definisce un tentativo di strangolamento economico e politico, accusando gli Stati Uniti di usare la lotta al narcotraffico come pretesto per colpire il settore petrolifero e limitare le esportazioni di Caracas.

Diplomazia o escalation?

Le parole di Maduro hanno diviso osservatori e analisti. Per alcuni rappresentano un tentativo pragmatico di abbassare la tensione e riaprire canali di dialogo, soprattutto sul fronte energetico. Per altri, si tratta di una mossa tattica, utile a guadagnare tempo e consenso internazionale mentre la pressione americana resta alta.

Nel suo intervento televisivo, il presidente venezuelano ha insistito sul concetto di cooperazione: “Parlare seriamente, con dati alla mano”, ribadendo che Caracas vuole essere parte di una soluzione concreta al problema del narcotraffico, senza però rinunciare alla propria sovranità.

Le incognite di un possibile dialogo

Restano molte incognite sul tavolo. Un eventuale negoziato dovrebbe affrontare almeno tre nodi centrali: la cooperazione contro il traffico di droga, il futuro degli investimenti petroliferi americani in Venezuela e la gestione degli episodi militari che hanno infiammato gli ultimi mesi.

Per ora, tra dichiarazioni misurate e silenzi strategici, il confronto tra Washington e Caracas resta appeso a un filo. Ma l’apertura di Maduro segna comunque un punto politico: nel mezzo della tempesta, il Venezuela dice di voler parlare.

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