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Italia verso il sotto-3% già in 2026: svolta fiscale con cuore sociale

- di: Vittorio Massi
 
Italia verso il sotto-3% già in 2026: svolta fiscale con cuore sociale
Italia sotto il 3% nel 2026: rigore e sostegni alle famiglie

Lagarde elogia gli sforzi; in vista aiuti per libri di testo alle famiglie più fragili.

Italia punta al sotto-3%: la svolta fiscale è (quasi) realtà

Un vento nuovo sembra spirare sui conti italiani. Christine Lagarde, presidente della Bce, ha riconosciuto il percorso di rientro: “L’Italia sta facendo sforzi molto seri sul bilancio e si avvicina al 3% di deficit”, ha affermato, lasciando intendere una possibile uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo. Il messaggio, per un Paese che ha a lungo navigato in acque agitate, è chiaro: il ritorno sotto la soglia europea non è più un miraggio.

Non è una promessa, ma la proiezione di una traiettoria: il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha indicato un disavanzo atteso attorno al 3,3% nel 2025 e una discesa al 2,8% nel 2026, coerente con l’uscita anticipata dalla sorveglianza di Bruxelles.

Conferme da più fronti: chi osserva e chi stima

Le principali istituzioni economiche convergono su un quadro di rientro graduale: il deficit in calo verso il sotto-3% nel 2026 è considerato un obiettivo realistico. Resta tuttavia la sfida del debito pubblico, appesantito da eredità come i crediti edilizi, che richiede disciplina e crescita.

Contesto europeo: le regole di bruxelles come bussola

Il perimetro è definito: le raccomandazioni dell’Ecofin chiedono il rientro entro il 2026 e una manovra coerente con il nuovo Patto di stabilità. Per l’Italia, chiudere la procedura significa piena agibilità di bilancio e fine delle periodiche “lettere” con impegni aggiuntivi.

Oltre i numeri: la manovra guarda alle famiglie

Il rigore non esclude la coesione. Nella costruzione della prossima legge di bilancio si valutano interventi con impatto sociale mirato:

  • riduzione dell’Irpef per il ceto medio, con due punti in meno nella fascia 28.000–60.000 euro;
  • stop all’aumento dell’età pensionabile, per dare prevedibilità alle uscite;
  • sostegni per l’acquisto dei libri scolastici a favore delle famiglie meno abbienti.

La prima ipotesi sul tavolo è stata l’ampliamento della detrazione al 19% per alcune spese scolastiche, fino a un tetto di circa 1.000 euro (sconto massimo intorno a 190 euro) e con limite Isee. Ma un meccanismo di questo tipo rischia di non incastrarsi nel Piano strutturale di bilancio concordato con l’Ue per il quadriennio.

Per questo si valuta un’alternativa: inserire l’aiuto nella card “Dedicata a te”, già destinata ai contribuenti con Isee sotto i 15.000 euro. In questo modo il beneficio sarebbe concentrato sui nuclei più fragili e compatibile con il quadro programmatico.

Reazioni: editori favorevoli, opposizioni chiedono di più

Gli editori accolgono con favore un sostegno mirato e respingono l’idea di rincari speculativi: “Gli aumenti dei libri scolastici sono stati di gran lunga inferiori all’inflazione”, ha ribadito l’Associazione Italiana Editori.

Dalle opposizioni arriva la richiesta di un salto di qualità. “Le detrazioni non bastano: servono libri gratuiti anche alle scuole secondarie”, ha affermato Francesco Boccia, presidente dei senatori del Pd.

Il punto: rigore credibile e inclusione mirata

L’Italia sembra vicina a voltare pagina sui conti. Il riconoscimento della Bce, le proiezioni del Tesoro e il perimetro europeo indicano una rotta chiara: rientro sotto il 3% nel 2026, con misure pensate per non lasciare indietro le famiglie a reddito più basso. La scommessa è duplice: credibilità fiscale e coesione sociale. Se entrambe terranno, il Paese potrà guardare alla crescita con basi più solide.

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