L'Italia, che incassa un buon giudizio da S&P's, bacchettata dall'FMI

- di: Redazione
 
L'economia italiana non va a gonfie vele, per come d'altra parte è reso evidente dalla situazione delle ''casse'' dello Stato, che languono anche a causa del gravame imposto dall'onorare gli impegni presi con il varo del ''superbonus'' edilizio, che ancora incideranno sul nostro bilancio.
Un segnale della fiducia che comincia a manifestarsi, con sempre maggiore frequenza, intorno al nostro Paese, viene da Standard & Poor's che ha confermato il rating BBB con outlook stabile.

L'Italia, che incassa un buon giudizio da S&P's, bacchettata dall'FMI

Una voce importante, anche se che deve confrontarsi con altre, per così dire meno ''benevole'' nei nostri confronti. È significativo leggere, a tale proposito, le considerazioni che sull'Italia ha fatto il Fondo monetario internazionale che, nell'analizzare la situazione attuale del nostro Paese, non si esime dall'indirizzare un invito, che suona quasi come un allarme, quando sostiene che è ormai non più rinviabile un intervento di sistema sul nostro debito, che incida maggiormente sul Pil quando gli effetti di misure straordinarie - come appunto il ''superbonus edilizio'' e le ricadute del Piano nazionale di ripresa e resilienza - cominceranno a scemare.
Per l'FMI, quindi, non è più procrastinabile un programma di efficacia immediata per aggredire il debito, che rischia di andare ber oltre la soglia programmata (o auspicata) dal governo.

Il Fondo è comunque consapevole che per raggiungere l'obiettivo, sia pure seguendo una agenda credibile e, soprattutto, sopportabile dal Paese, occorrono dei passi che potrebbero dimostrarsi penalizzanti per gli italiani, ormai abituati a vedere segnata la loro quotidianità seguendo un percorso fatto di detrazioni e bonus, quando non di condoni che, se servono soprattutto a fare cassa, sono anche l'ammissione di un fallimento dello Stato nella sua funzione di controllo.

Né meno ''dolce'' l'FMI è stato con le conclusioni del Documento di Economia e Finanza e sulle previsioni di crescita che, per il Fondo, sarà nel 2024 e nel 2025 allo 0,7% contro un 1 % del Def.
E come se non bastasse il Fondo smentisce la previsione del Def in merito al debito diretto che, l'anno prossimo, dovrebbe essere al 140,4%, mentre per il Documento resterà sotto la soglia del 140%.
Quindi, per l'FMI, la crescita dell'Italia oscilla per quest'anno e per il prossimo allo 0,7% "per via dei programmi di investimento, con la politica di bilancio che gioca un ruolo".
E che nel 2026 crollerà allo 0,2% "con il superbonus che arriva ad esaurimento, e il Pnrr che continua ad esserci ma non con così tanta forza", per come ha detto Helge Berger, vice direttore del dipartimento Europa del Fmi, per spiegare la vistosa revisione al ribasso della stima di crescita per l'Italia.

"La buona notizia è che gli interventi possono fare la differenza", ha comunque aggiunto. La conseguenza sarebbe un'impennata del debito fra due anni al 142,6% del Pil. Quindi, come, per l'FMI, l'Italia può anticipare lo scenario delineato dal Fondo? Deve agire rapidamente per ridurre il debito e, per farlo, può iniziare a diminuire detrazioni, elusione e aiuti anti-inflazione. Questo il ''consiglio'' di Alfred Kammer, direttore del dipartimento Europa del Fmi, che ha parlato di "aggiustamenti credibili" da effettuare, a cominciare dagli ''sgravi fiscali, molti dei quali inefficienti" come il superbonus.
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