Italia-Francia: Parigi torna a dare lezioni, questa volta sui migranti

- di: Redazione
 
È più forte di loro: i francesi proprio non ce la fanno a scendere dal pulpito dei primi della classe e, appena possono (ovvero ad ogni occasione), danno lezioni a tutti - soprattutto guardando al di qua delle Alpi -, anche su argomenti sui quali non che abbiano motivi di vantarsi troppo.
Questa volta (l'ultima era stata quando, ad urne italiane appena chiuse, una ministra francese disse che avrebbero controllato quel che avrebbe fatto l'Italia, per poi fare cosa resta ancora oggi un mistero), la materia su cui i nostri vicini si sentono autorizzati a intervenire è la gestione dei migranti, con riferimento a quanto sta accadendo nello specifico delle navi di Ong che raccolgo centinaia di persone nel Mediterraneo per poi condurli nel nostri porti.

Italia-Francia: Parigi torna a dare lezioni, questa volta sui migranti

Ora, specificando che non vogliano affatto entrare nello specifico argomento (su cui, davanti alle critiche delle opposizioni, Giorgia Meloni ha ricordato che gli italiani, alle urne, hanno chiesto questo al centro-destra), quello che è irritante è la continua ingerenza dei francesi che questa volta è molto più evidente perché, se prima era stata un singolo ministro, oggi a bacchettare l'Italia è nientemeno che Olivier Veran che è il portavoce del governo di Parigi. Quindi quando lui parla esprime le idee dell'intero governo.

''L’Ocean Viking si trova attualmente nelle acque territoriali italiane. Ci sono - ha pontificato Veran - regole europee estremamente chiare, che del resto sono state accettate dagli italiani, che sono di fatto i primi beneficiari del meccanismo di solidarietà finanziaria europeo. Questa nave deve essere accolta in Italia. L’atteggiamento attuale del governo italiano, quanto alle sue dichiarazioni e al rifiuto di fare attraccare la nave, contrario a tutte le regole europee che sono state accettate dall’insieme dei Paesi europei, è inaccettabile. Noi auspichiamo, nel momento in cui la nave è ancora nelle acque territoriali italiane, che l’Italia faccia la sua parte e rispetti i suoi impegni italiani''.

Già le parole di Veran suonano molto pesanti - soprattutto quando parla del meccanismo europeo di solidarietà finanziaria -, ma le altre non lo sono di meno. Quando, intervistato da France Info, alla domanda se ''quindi, quando la presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni ringrazia la Francia per avere accolto la nave, non dice la verità?", Veran risponde quasi stizzito che ''la verità è quel che è firmato dagli Stati europei, che impegna anche l’Italia, che riceve fondi per questo, e che rappresenta un meccanismo umanitario di solidarietà europea, peraltro un meccanismo di base del funzionamento dei Ventisette''.

Quindi, l'affondo finale, parlando della Ocean Viking: ''Voglio solo ricordare che questa nave che chiamiamo 'di migranti' è una nave di esseri umani, che sono stati salvati in mare, alcuni vengono da molto lontano e hanno attraversato molti mari prima del Mediterraneo, ci sono una cinquantina di bambini a bordo di questa nave e in ogni caso non lasceremo che queste persone corrano il minimo rischio''.

Le affermazioni del portavoce dell'esecutivo di Parigi sono molto dure, forse più di quello che la forma lascia intendere, perché recano un messaggio affatto subliminale, anzi chiarissimo, relativo ai fondi che l'Italia riceve per l'assistenza ai migranti e che, quindi, alla luce del pensiero francese, sembra potere essere messo in discussione. Dimenticando che quello dei migranti è un problema che grava essenzialmente sull'Italia e che l'aiuto dall'Europa, seppure importante, non lo risolve. Ma qui non parliamo di migranti (sui quali s'è già espressa l'Europa, come sempre ridimensionando la portata del problema) , ma del fatto che ci siano ancora dei ''maestri'' che farebbero bene a misurare le parole e a ricordarsi che ciascuno Stato resta sovrano anche quando fa o dice di fare delle cose che non si condividono. Criticare è giusto, ma sempre rispettando tutti e non facendo valere una presunta superiorità morale.
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