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L’inflazione accelera in Italia a marzo: prezzi al consumo in crescita del 2%, spinta da energia e alimentari

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
L’inflazione accelera in Italia a marzo: prezzi al consumo in crescita del 2%, spinta da energia e alimentari
L’Istituto nazionale di statistica ha diffuso i dati preliminari sull’andamento dei prezzi al consumo in Italia per il mese di marzo, confermando un’accelerazione dell’inflazione rispetto ai mesi precedenti. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,4% su base mensile e del 2,0% su base annua, in crescita rispetto al +1,6% rilevato a febbraio. Si tratta di un dato significativo, che interrompe la fase di rallentamento dell’inflazione registrata nella seconda metà del 2024 e riaccende il dibattito sul costo della vita e sulle sue implicazioni per le famiglie e l’economia.

L’inflazione accelera in Italia a marzo: prezzi al consumo in crescita del 2%, spinta da energia e alimentari

L’incremento dei prezzi è stato determinato principalmente dalla crescita sostenuta dei beni energetici regolamentati, che segnano un +3,2% rispetto al +0,6% di febbraio. A contribuire alla dinamica inflazionistica anche gli alimentari non lavorati, che mostrano un rincaro del 4,4% su base annua. Si conferma invece stabile l’inflazione di fondo, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, che resta all’1,7%.

Secondo l’Istat, il rialzo dei prezzi dei beni energetici è legato a fattori esterni, tra cui il recente incremento delle quotazioni internazionali di gas naturale e petrolio, influenzato dalla nuova fase di instabilità geopolitica legata alla guerra commerciale innescata dagli Stati Uniti. Anche la volatilità climatica ha inciso sull’offerta di prodotti agricoli freschi, con effetti diretti sui prezzi al consumo di frutta, verdura e altri alimenti non lavorati.

Gli effetti sui consumi e sul potere d’acquisto delle famiglie

L’aumento dell’inflazione torna a pesare sul potere d’acquisto delle famiglie italiane, che già nel corso del 2024 avevano registrato un progressivo calo della capacità di spesa. L’indicatore dell’inflazione acquisita per il 2025, ovvero l’aumento medio dei prezzi che si registrerebbe se i prezzi rimanessero fermi fino alla fine dell’anno, si attesta all’1,4% per l’indice generale e allo 0,9% per la componente di fondo.

Questo significa che, anche in assenza di ulteriori rincari nei prossimi mesi, l’impatto sui bilanci familiari è già in parte consolidato. A soffrire maggiormente sono le fasce più fragili della popolazione, che destinano una quota rilevante del proprio reddito ai consumi essenziali, come energia e alimentari, e che quindi risentono in misura maggiore degli aumenti dei prezzi in questi comparti.

Le implicazioni per l’economia nazionale e per la politica monetaria

L’accelerazione dell’inflazione arriva in un contesto economico già segnato da debolezza. L’ultimo rapporto di previsione del Fondo Monetario Internazionale stima per l’Italia una crescita dello 0,4% per il 2025, con un rischio concreto di revisione al ribasso in presenza di un’inflazione più alta e persistente.

Anche la Banca Centrale Europea guarda con attenzione all’andamento dei prezzi. La presidente Christine Lagarde, commentando i dati italiani e quelli provenienti da altri Paesi dell’eurozona, ha ribadito che la BCE manterrà un approccio prudente, senza escludere un eventuale intervento sui tassi di interesse qualora l’inflazione dovesse mostrare segnali di consolidamento sopra il target del 2%. Un rialzo dei tassi avrebbe però effetti immediati sul costo del credito, penalizzando imprese e famiglie e rischiando di frenare ulteriormente la ripresa economica.

In Italia, il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha sottolineato la necessità di bilanciare l’obiettivo di contenimento dell’inflazione con la tutela della crescita e dell’occupazione. Secondo Panetta, in questa fase la priorità deve essere quella di garantire stabilità, evitando manovre monetarie troppo aggressive che potrebbero compromettere la fragile ripresa in corso.

Le prospettive per i prossimi mesi

Gli analisti si aspettano che l’inflazione possa rimanere elevata almeno fino all’inizio dell’estate, spinta dal protrarsi delle tensioni sui mercati energetici e dalla volatilità dei prezzi agricoli. Solo un raffreddamento delle dinamiche internazionali e un ritorno alla normalità sui mercati delle materie prime potrebbero favorire un rallentamento della crescita dei prezzi.

Intanto, per milioni di famiglie italiane, la percezione concreta è quella di un costo della vita sempre più insostenibile, che erode risparmi, comprime i consumi e accresce il senso di incertezza sul futuro economico del Paese.
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