Inapp: "Italia tra le ultime in Europa per la spesa in politiche attive"

- di: Barbara Leone
 
Italia tra le ultime in Europa per la spesa in politiche attive del lavoro con un percentuale di spesa pari allo 0,22% del Pil, contro una media europea dello 0,61%: circa un terzo. Per avere un’idea, la Spagna (uno dei Paesi che destina la maggiore spesa) si attesta all’1,03% del Pil, quasi cinque volte l’Italia. Nel corso degli anni il nostro Paese ha sempre più depotenziato l’investimento in queste misure, tanto che dal 2008 al 2020 il saldo negativo è stato del -39%. Un dato, tra l’altro, attenuato dall’aumento di investimenti effettuato all’inizio della crisi pandemica (+ 8% dal 2019 al 2020), come del resto fatto in quasi in tutti i Paesi europei. È quanto è emerso oggi nel corso della giornata di studio “Le politiche attive del lavoro e il ruolo dei servizi per l’impiego” organizzata a Benevento dall’Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche) in collaborazione con l’Università degli Studi del Sannio e la Provincia di Benevento. I dati, che analizzano l’andamento della spesa per le politiche nel mercato del lavoro a cavallo delle due grandi crisi del 2008 e del 2020, sono stati elaborati dall’Inapp facendo riferimento alla classificazione delle politiche del mercato del lavoro realizzata da Eurostat.

Inapp: "Italia tra le ultime in Europa per la spesa in politiche attive"

Le politiche del lavoro in Italia registrano una grande debolezza soprattutto nell’area delle politiche cosiddette ‘attive’ha affermato il professor Sebastiano Fadda, presidente dell’Inapp (nella foto) –. Un raffronto con gli altri Paesi europei circa la spesa destinata alle politiche del lavoro mostra uno scarto notevole a vantaggio delle politiche “passive”: il 2,6 del Pil in Italia contro una media europea del 2%; mentre per le politiche “attive” si spende in Italia lo 0,22% del pil contro una media europea dello 0,61%. Ma la debolezza delle politiche attive si manifesta soprattutto nei servizi per il lavoro. Questi, oltre a risentire della esiguità dei finanziamenti, registrano grandi limiti sul piano dell’efficienza e sul piano dell’efficacia”.

A ben vedere, la percentuale di spesa dell’Italia per il complesso delle politiche del mercato del lavoro appare in linea con la media dell’Unione Europe (2,83% del Pil contro il 2,86%), anzi tra il 2019 e il 2020 ha registrato un incremento maggiore (86% rispetto al 73% medio degli altri paesi dell’Unione Europea). Ma più che l’ammontare complessivo della spesa è proprio la distribuzione di tali risorse che rende peculiare il nostro sistema. Basti pensare che la spesa per i “Servizi” (la terza voce che insieme alle politiche attive e a quelle passive compone la classificazione elaborata da Eurostat in cui sono declinate le politiche complessive del mercato del lavoro) è quasi impercettibile nel nostro Paese: anche in questo caso è tra le più basse in Europa con solo lo 0,26 per mille del Pil, contro una media europea del 2 per mille. “L’aumento delle risorse investite non è però sufficiente – ha concluso Fadda –  perché i servizi per l’impiego assolvano al compito di favorire efficacemente l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. A questo scopo è necessario individuare e rimuovere le altre cause che minano la funzionalità dei servizi. In particolare bisogna considerare (e metterne a fuoco le peculiarità per le regioni del Mezzogiorno) tre aspetti: la chiarezza sulle funzioni che i Centri per l’impiego devono svolgere nelle dinamiche dei mercati del lavoro locali; le dotazioni tecnologiche e l’efficienza organizzativa dei Centri, l’adeguamento delle competenze degli operatori dei Centri. Tutti i responsabili delle politiche e gli attori operanti nel mercato del lavoro sono chiamati a formare una rete integrata di collaborazione nel quadro di un sistema organico di politiche del lavoro”.

La giornata di studio è stata utile per approfondire diversi temi, tra cui le funzioni dei centri per l’impiego nel quadro delle politiche attive del lavoro, la rete come presupposto organizzativo per un’azione efficace dei servizi per l’impiego e lo sviluppo delle competenze per gli operatori dei servizi per l’impiego. Il focus sul Mezzogiorno, infine, ha permesso di ragionare sulle criticità e opportunità dell’azione di potenziamento dei servizi per l’impiego in un mercato del lavoro con sofferenze importanti, soprattutto per giovani e donne, ma in cui non mancano prospettive di crescita. Oltre a Fadda, il programma della giornata di studio ha previsto gli interventi di Nino Lombardi (presidente della Provincia di Benevento), Clemente Mastella (sindaco del Comune di Benevento), Gerardo Canfora (rettore dell’Università degli Studi del Sannio), Santo Darko Grillo (direttore generale dell’Inapp e coordinatore Nazionale per l’Anno europeo delle competenze), Luisa Corazza (direttrice del centro di ricerca Aree interne e Appennini dell’Università del Molise), Stefania Terlizzi (dirigente generale dell’Agenzia del lavoro della Provincia Autonoma di Trento), Simonetta Cannoni (direttore Agenzia regionale Toscana per l’Impiego della Regione Toscana). Alla tavola rotonda sulle prospettive di rafforzamento dei servizi per l’impiego nelle aree del Mezzogiorno, coordinata da Massimo Resce (referente sede INAPP di Benevento), hanno partecipato: Antonio Marchiello (assessore alle Attività produttive, lavoro, demanio e patrimonio della Regione Campania), Silvia Pellegrini (direttore del dipartimento Politiche del lavoro istruzione e formazione della Regione Puglia), Nino Lombardi (presidente della Provincia di Benevento), Luca Bianchi (direttore generale Svimez), Pasquale Lampugnale (vice presidente Piccola industria Confindustria per economia, credito, finanza e fisco e coordinatore Comitato scientifico consultivo), Gaetano Natullo (professore di diritto del lavoro, direttore dipartimento Demm dell’Università degli studi del Sannio).

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