Imprese, Cerved: probabilità default in lieve crescita (+2% rispetto all’anno scorso)

- di: Barbara Leone
 
Inflazione, andamento dei tassi e caro-energia. Sono questi i fattori di rischio anche attualmente impattano negativamente sul profilo creditizio delle imprese italiane: inflazione, andamento dei tassi e caro-energia. La complessità del quadro macroeconomico unita all’incertezza geopolitica si traduce in una probabilità di default delle aziende italiane, che dal 5,68% di dicembre 2022 passerebbe al 5,80% a dicembre 2023. Un +2%, significativamente al di sopra del 4,45% di fine 2019. Sono questi i dati che emergono dall’ultimo Credit Outlook 2023 targato Cerved Rating Agency, l’agenzia di rating italiana specializzata nella valutazione del merito di credito delle imprese e nella misurazione delle performance Esg, che ha analizzato un portafoglio di oltre 18.000 aziende rappresentativo dell’economia italiana.

Imprese, Cerved: probabilità default in lieve crescita (+2% rispetto all’anno scorso)

In uno scenario avverso, dove si realizzi un sensibile peggioramento della congiuntura economica e un nuovo rialzo dei prezzi energetici e dei tassi di interesse, la probabilità di default salirebbe addirittura al 7,23%, ma attualmente questa ipotesi non è la più quotata. Nel complesso, però, il sistema economico è sano. Il Credit Outlook individua, infatti, una quota di 1.087 imprese con struttura economica finanziaria abbastanza solida da poter emettere nel 2023 ben 13,1 miliardi di euro di minibond, di cui più della metà “green” (6,7 miliardi), grazie alla presenza di 537 possibili emittenti nei settori maggiormente esposti alla transizione ecologica ed energetica.

“I dati
- spiega Fabrizio Negri, Amministratore Delegato di Cerved Rating Agency - non correggono ancora l’incremento di rischio che si è verificato durante e dopo il Covid, anche se la situazione va migliorando rispetto a qualche mese fa: la previsione attuale di 5,8% di rischio percepito a dicembre 2023 è infatti inferiore al 5,91% a giugno 2023 calcolato a metà dello scorso anno”.

Dall’analisi dei settori emerge, nello scenario base, un andamento molto differenziato: se, da un lato, i servizi legati al turismo e alle strutture ricettive, il mercato farmaceutico e quello di informazione e comunicazione mostrano una riduzione della probabilità di default (rispettivamente -12%, -11% e -6%), dall’altro il rallentamento della domanda, unito a un livello di prezzi energetici ancora alti per il 2023, sembra determinare un aumento del rischio atteso per segmenti come plastica e gomma (+10%), chimico (+10%) e agricoltura (+8%). In termini di dimensione aziendale, le probabilità di default più elevate riguardano le Pmi, con stime che arriverebbero al 6,03%, ma a differenza degli anni precedenti l’aumento del rischio interesserebbe anche le grandi aziende, che passerebbero dal 2,9% di fine 2022 al 3,25% di fine 2023. Cerved ha stimato per il 2023 anche un mercato potenziale di minibond pari a 13,1 miliardi di euro, per oltre mille (1087) possibili imprese emittenti.

Miliardi che potrebbero scendere a 11,7 in caso di scenario negativo (indebolimento della congiuntura economica e persistenza di pressioni inflattive trainate dai prezzi energetici e da una politica monetaria sempre più restrittiva). Un posto di tutto riguardo occupano poi i mini green bond, che raggiungerebbero i 6,7 miliardi di euro con 537 potenziali imprese emittenti, appartenenti a settori maggiormente esposti alla transizione ecologica ed energetica: costruzioni, automotive, attività manifatturiere, fornitura di energia elettrica, gas e acqua, gestione dei rifiuti, trasporto e magazzinaggio, servizi di informazione e comunicazione, attività immobiliari, agricoltura, siderurgia, chimica, plastica e gomma, produzione di macchinari.
Tags: imprese
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