EY: "Nel primo semestre 2022, l'attività M&A in Italia viaggia a buon ritmo ma il valore cala del 40,1%"

- di: Daniele Minuti
 
EY ha pubblicato il report "M&A in Italia - Review del primo semestre 2022 e outlook", con cui analizza l'andamento del mercato M&A in Italia nel primo semestre dell'anno in corso: in questi sei mesi, sono state registrate circ 370 operazioni con target in Italia (5 in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, +1,4%) per un valore aggregato che però cala di 40,1 punti percentuali rispetto al 2021, arrivando a 30,7 miliardi di euro.

EY pubblica il report "M&A in Italia - Review del primo semestre 2022 e outlook"

Questa discesa è causata dalle diverse operazioni di dimensione rilevante registrate lo scorso anno, che bilanciano il lieve miglioramento a livello di valore medio e numero di operazioni dell'attività M&A del semestre.

Nel periodo, protagonisti sono stati i settori tradizionali del Made in Italy come prodotti industriali e beni di consumo (rispettivamente segmenti del 24,9% e del 12,7% delle società target acquisite), mentre continua a essere alto il focus sull'area technology (15,4%), specie comparti cybersecurity e software. Poco meno di un'acquisizione su tre è stata realizzata da fondi di Private Equity o focalizzati su infrastrutture ed energia. 

Con 112 operazioni, il valore totale di acquisizione raggiunge i 17,8 miliardi di euro, scendendo dai 26,9 miliardi del 2021 ma superando di gran lunga la media del periodo pre-pandemico.

Il ritmo dell'attività di M&A resta alto anche a livello globale nonostante le incertezze a livello geopolitico ed economico con 2.274 transizione e un valore totale di 2.020 miliardi di dollari (valori in crescita rispetto al 205/2019 del 35% e del 13%)


Marco Daviddi, Italy Strategy & Transactions Leader e Strategy & Transactions Markets Leader Europe West di EY (nella foto), ha commentato: "Nel corso della prima metà dell’anno in Italia l’attività transazionale ha dimostrato una certa vivacità. La buona notizia sta soprattutto nel fatto che l’attività M&A, sia per valore sia per numero di operazioni, si è mantenuta superiore rispetto al periodo pre-pandemia, anche se a partire da maggio qualche rallentamento ha iniziato a palesarsi. Sono diversi i fattori che incidono su questa dinamica; da un lato, la liquidità presente nel sistema economico continua ad essere abbondante, anche se il sistema bancario ha mostrato atteggiamenti più conservativi rispetto al passato in termini di financing. Dall’altro, le aziende sono impegnate in rilevanti processi di trasformazione, spinti dalla necessità di proseguire nella trasformazione digitale e dei processi di business, con un’attenzione crescente ai temi della sostenibilità e questo richiede, specie nel mid market, supporto di risorse finanziarie esterne e induce processi di integrazione. Lo scoppio del conflitto in Ucraina ha generato un clima di incertezza a livello globale e peggiorato lo scenario macroeconomico di ripresa dalla recessione dovuta alla pandemia. Oltre agli effetti economici del conflitto sulle catene di fornitura e sulla inflazione, si è aggiunto il recente incremento dei tassi di interesse, tutti fattori che potrebbero generare un allungamento dei tempi dei processi M&A. Per questo motivo, deal di grandi dimensioni sono in questo momento più complessi e il tema pricing torna ad essere elemento negoziale rilevante".

Andrea Guerzoni, EY Global Vice Chair – Strategy and Transactions, ha dichiarato: "L'attività di M&A sta subendo una correzione a causa dell’accresciuta incertezza geopolitica e macroeconomica globale, ma a differenza di quanto avvenuto nel 2020, quando l’attività aveva subito un quasi completo arresto a causa dello shock COVID-19, per ora le imprese continuano a ritenere le operazioni di M&A strumenti fondamentali per creare valore e per perseguire i loro obiettivi strategici. Quello che risulta evidente però, pur permanendo una forte tendenza a perseguire acquisizioni all’estero, è che i CEO appaiono più selettivi e si focalizzano su società target attive in Paesi alleati, piuttosto che adottare un approccio veramente globale, in uno scenario molto più polarizzato. Tra i Paesi protagonisti a livello globale per attività di M&A, dopo Stati Uniti (valore dei deal pari a 900 miliardi di dollari) e Cina (175 miliardi di dollari) - tradizionalmente al vertice della classifica - l'India ha registrato un primo semestre particolarmente intenso, con un valore aggregato di operazioni in uscita, in entrata e nazionali in aumento del 215% rispetto alla media del periodo 2015-19, pari a 128 miliardi di dollari. Guardando alle performance settoriali, ancora una volta il comparto technology ha trainato le transazioni globali nel primo semestre 2022, rappresentando il 31% del totale. Nonostante il clima di incertezza, fusioni e acquisizioni proseguono a ritmo sostenuto, trainate dall’abbondanza di liquidità presente nel sistema. Anche se l’andamento dei mercati finanziari ha registrato un calo rilevante nella prima metà del 2022, i fondi di Private Equity hanno in portafoglio abbondante liquidità da investire. "Sebbene l'attività di M&A globale si sia dimostrata straordinariamente resiliente di fronte ai principali venti contrari a livello geopolitico e macroeconomico nel primo semestre del 2022, è evidente che lo scenario dei prossimi mesi presenti molti più elementi di incertezza rispetto all’inizio dell’anno: ulteriori shock sistemici, incluso l’aggravarsi delle tensioni internazionali o una recessione in una delle maggiori economie mondiali, potrebbero condizionare molto negativamente l’attività di deal making nel secondo semestre".
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