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Cronache dei Palazzi - Europee, Meloni ha la vittoria in tasca, ma di quanto e a danno di chi?

- di: Redazione
 
Cronache dei Palazzi - Europee, Meloni ha la vittoria in tasca, ma di quanto e a danno di chi?
La fisica, pur non essendo una scienza che dà sempre gli stessi risultati, regala certezze quando spiega che, parlando di solidi, quel che entra e satura non consente che un altro elemento faccia ingresso. Adattando questo concetto alla politica, si deve pensare che se chi prima prendeva ''x'' voti e oggi ne prende x + 100, questi 100 da qualche parte sono usciti, ovvero c'è stato qualcuno che li ha persi.
Ok, si potrebbe dire che se ieri le astensioni sono state sempre tante e oggi chi non votava ha deciso di farlo, i conti potrebbero non essere così scontati. Ma facciamo uno sforzo di fantasia che ci aiuti a cercare di capire quali potrebbero essere gli scenari post-voto, chi ne beneficerà e chi, invece, avrà motivo per dolersene.
Senza avere doti divinatorie, la competizione per il rinnovo del Parlamento europeo ha, in Italia, già un vincitore, Giorgia Meloni che, sulla scia del trionfo elettorale del settembre di due anni fa, si appresta a replicarlo a giugno.

Cronache dei Palazzi - Europee, Meloni ha la vittoria in tasca, ma di quanto e a danno di chi?

Da decidere, quindi, solo la percentuale che Fratelli d'Italia e la sua leader metteranno in tasca e che, inevitabilmente, risentirà del giudizio degli elettori sull'andamento del governo, dal suo insediamento a oggi.
E anche se il giudizio non è una unanimemente entusiasta questo non vuole affatto dire che le urne europee ridimensioneranno il peso politico del premier e del suo partito. Ma, come tradizione, la luna di miele del popolo con chi ha vinto le elezioni politiche non dura in eterno, perché, quando comincia la stagione più dura (quella in cui le promesse della campagna elettorale si devono onorare), il rapporto d'amore incondizionato comincia a scricchiolare perché gli italiani sono più smaliziati di quel che si pensa e, quindi, capiscono che le fanfare e i tamburi del
pre-politiche, nel post spesso sono fischietti e basta.

Se Giorgia Meloni e la sua maggioranza pensano che gli annunci sulla riforma della giustizia (al momento pasticciata, se ce n'è una) e il premierato siano argomenti in grado di fare scendere in strada a festeggiare forse hanno una percezione sbagliata del popolo amministrato. Che oggi ha altre priorità, dal costo della vita e quindi delle bollette (luce, benzina, gas), agli stipendi sempre meno capaci di contrastare l'inflazione ad una sanità che definire al tracollo è quasi essere ottimisti.

Ma questo non sposta il giudizio positivo che almeno un quarto degli italiani ha di Giorgia Meloni che, a giugno, si gioca, oltre alla credibilità internazionale, anche la partita con alleati che sembrano vivere la quotidianità all'insegna della rissa. Prova ne è che la strana vicenda del redditometro (annunciato, minacciato e poi precipitosamente bloccato dopo l'arrabbiatura di Meloni) ha costituito l'ennesimo asso di briscola che Matteo Salvini ha gettato sul tavolo, menando vanto del dietrofront del premier.

Ora, se tutto lascia pensare che Fratelli d'Italia prenderà vagonate di voti, chi piangerà per questo?
Di certo la Lega (che, a occhio e croce, per i sondaggi, dovrebbe ridurre di due terzi i suoi consensi rispetto alla precedenti consultazioni europee) , mentre Forza Italia dovrebbe forse non raggiungere i suoi obiettivi (10 %), ma arrivarci parecchio vicino, anche grazie all'apporto di Noi Moderati.
E' sul ''poi'' che quindi bisognerà ragionare, anche perché in Europa il rimescolamento delle carte è quasi quotidiano e le ipotesi si alleanze si intrecciano a quelle di benevoli astensioni o qualcosa del genere.
E sul fronte opposto?

Poco da dire, dal punto di vista delle proiezioni (sui programmi non entriamo), con il Pd che i sondaggi danno in risalita e non certo per alcune candidature di qualche ''papa straniero'' volute dalla segretaria Elly Schlein e che non hanno fatto felice chi, nel partito, lavora da sempre e che oggi vede in cima alle liste personaggi che con il Pd e la sua storia - antica e recente - hanno poco a che spartire.
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