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Italia fragile, cresce la paura per crisi economica e clima: affitto la voce del disagio

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Italia fragile, cresce la paura per crisi economica e clima: affitto la voce del disagio

Sette italiani su dieci si dichiarano soddisfatti della propria vita nel Paese, ma dietro questo dato incoraggiante si nasconde un’inquietudine crescente. Secondo l’annuale rapporto Eurispes, pubblicato oggi, la percezione collettiva è attraversata da due paure sempre più presenti: il peggioramento della situazione economica e gli effetti del cambiamento climatico.

Italia fragile, cresce la paura per crisi economica e clima: affitto la voce del disagio

La crisi del potere d’acquisto, l’instabilità dei prezzi e l’aumento della precarietà rendono la quotidianità più fragile, soprattutto per le fasce di reddito medio-basse. In questo contesto, il costo dell’affitto si conferma la voce di spesa più problematica: per molte famiglie rappresenta la principale fonte di insicurezza materiale.

L’affitto come indicatore sociale
Per il 38% degli intervistati, l’affitto è diventato insostenibile. Una percentuale che sale nelle grandi città e tra i giovani sotto i 35 anni. Secondo Eurispes, il problema non riguarda solo il costo assoluto, ma anche la rigidità del mercato, la scarsità di offerte stabili e la frequente inadeguatezza degli alloggi. Molte famiglie si ritrovano a dover scegliere tra la qualità dell’abitazione e la vicinanza al luogo di lavoro o alla scuola dei figli. Il risultato è una precarizzazione dell’abitare che diventa emblema di un disagio più ampio, che tocca l’identità e la serenità domestica. A ciò si aggiungono le difficoltà nel reperire garanzie economiche richieste per i contratti, con un impatto forte sui nuclei monoparentali e sulle coppie giovani.

Economia: aspettative negative sul futuro

Il 47% degli italiani intervistati crede che la propria condizione economica peggiorerà nei prossimi dodici mesi. È il dato più alto degli ultimi cinque anni, ed è particolarmente marcato tra i lavoratori autonomi e i pensionati. Il dato contrasta con la ripresa tecnica registrata da Istat per l’inizio del 2025, ma mostra come la fiducia individuale sia un elemento più legato alla percezione quotidiana che agli indicatori macroeconomici. La paura di non farcela si insinua anche nei segmenti della popolazione che si erano sentiti relativamente al sicuro durante la crisi pandemica. Il ritorno dell’inflazione, i mutui variabili in crescita, l’instabilità energetica e la percezione di una fiscalità opprimente concorrono a erodere il senso di controllo sulla propria vita.

Clima estremo e ansia ambientale
Accanto alle preoccupazioni economiche, l’altra grande ansia collettiva riguarda il clima. L’83% degli italiani si dice preoccupato dagli eventi meteorologici estremi, un dato in crescita rispetto agli anni scorsi. L’aumento delle ondate di calore, gli allagamenti improvvisi e le frane sono diventati esperienza ricorrente. Il legame tra degrado ambientale e vulnerabilità sociale viene riconosciuto dalla maggioranza dei cittadini, che chiede interventi urgenti e mirati da parte delle istituzioni. Secondo Eurispes, questa sensibilità climatica si intreccia con il senso di precarietà generale: il tempo atmosferico diventa metafora di un mondo instabile, dove tutto può cambiare all’improvviso, anche dentro casa.

La fiducia: un capitale da ricostruire
Nonostante tutto, il 72% degli italiani dichiara di essere felice di vivere in Italia. Un dato che segna una resilienza profonda, una sorta di capitale emotivo che resiste alla fatica quotidiana. Ma questa soddisfazione convive con un’erosione progressiva della fiducia nelle istituzioni: solo il 22% crede che lo Stato sia in grado di proteggerli in caso di emergenza economica o climatica. Aumentano invece i segnali di fiducia verso reti di prossimità, associazioni, gruppi locali. La risposta alla fragilità passa sempre più spesso per strategie comunitarie, piccole soluzioni concrete. L’Italia che emerge dal rapporto Eurispes è una società stanca, esposta, ma non rassegnata. Il disagio si fa sentire, ma non ha ancora spento la volontà di resistere.

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