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Delfin e Caltagirone riscrivono Mps-Mediobanca

- di: Jole Rosati
 
Delfin e Caltagirone riscrivono Mps-Mediobanca
Delfin e Caltagirone riscrivono Mps-Mediobanca: pesi e scenari
Con l’Opas Mps controlla Mediobanca, ma il baricentro è nei pacchetti di Del Vecchio e Caltagirone: quote, governance e prossime mosse.

(Foto: Francesco Caltagirone).

La partita su Mediobanca si è chiusa a Siena, ma i veri pesi specifici dell’operazione stanno a Nord-Est e a Roma: Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, sale intorno al 21% del capitale Mps, mentre il gruppo Caltagirone si attesta nell’ordine del 13%. Con il 62,3% di Mediobanca raccolto dall’Opas, Mps ha il controllo operativo; la riapertura dei termini può spingere verso l’80% e aprire la via al delisting.

Gli attori principali e le nuove quote

La nuova mappa dell’azionariato Mps vede Delfin e Caltagirone rafforzarsi, mentre Banco Bpm scende dal 9% verso il 4-5% e il Mef dall’11,7% intorno al 5-6%. FinPriv esce di scena collocando sul mercato l’1,76% di Mediobanca. In questo quadro, l’autorizzazione regolamentare consente a Delfin di restare sopra il 10% e, a seconda dell’esito finale dell’Opas, di stabilizzarsi su livelli prossimi al 20% o poco sotto; per il gruppo Caltagirone l’assetto atteso è attorno alla soglia del 10-13%.

Numeri, motivazioni e sinergie

Il perimetro combinato punta su sinergie operative e commerciali significative e su una migliore valorizzazione delle piattaforme di investment banking, private e wealth management. La struttura dell’offerta ha richiesto nuove azioni Mps e una componente cash, con effetti di diluzione compensati dall’aumento di scala e dalla possibilità di utilizzare crediti fiscali differiti per rafforzare il capitale del gruppo. Se la soglia dell’80% verrà centrata, la strada più efficiente appare una fusione con Mediobanca e l’uscita dal listino di Piazza Affari.

Rischi e criticità

L’attenzione degli investitori resta alta su tre fronti: integrazione di due culture diverse (banca d’affari e rete tradizionale), execution del piano industriale con tempi certi e ritorni misurabili, e possibile pressione sul capitale per gli effetti contabili e regolamentari dell’operazione. Un eventuale CreditWatch delle agenzie di rating imporrebbe disciplina e visibilità sulle tappe di integrazione.

Impatti per clienti, governance e mercati

Per i clienti, nell’immediato, la parola d’ordine è continuità: servizi invariati e transizione graduale. Sul fronte della governance, il consiglio di Mediobanca è atteso a un rinnovamento profondo, con una composizione snella (fino al minimo statutario di 9 membri) e la ricerca di un amministratore delegato con impronta marcata sull’investment banking, affiancato da un presidente capace di valorizzare competenze e relazioni. In caso di delisting, l’asse decisionale si sposta definitivamente su Siena e cambia la mappa della finanza italiana.

Le dichiarazioni

“Superare l’80% appare realistico con la riapertura dei termini; a quel punto la fusione sarebbe la conseguenza logica”, ha dichiarato Francesco Saverio Vinci, direttore generale di Mediobanca, indicando come il livello di adesione già raggiunto indirizzi un percorso industriale chiaro.

“L’operazione ha una coerenza strategica, ma l’incertezza sull’esecuzione e sulla traiettoria di integrazione comporta rischi che il mercato monitorerà da vicino”, osservano analisti vicini al dossier, richiamando l’equilibrio tra costo del capitale e ritorni attesi.

Un segnale strategico netto

Il segnale strategico è netto: con Delfin e Caltagirone a presidiare i blocchi rilevanti e Mps al timone operativo, la partita non è più sul “se” ma sul “come”. La sfida sarà trasformare promesse di sinergie in numeri, difendendo talenti e clienti, contenendo i rischi d’integrazione e preservando il valore per tutti gli azionisti. Se l’operazione terrà insieme scala, redditività e governance, la finanza italiana avrà davvero cambiato pelle.

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