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L’economia frena, Cottarelli avverte: “Il Pil sarà ancora più basso”. E con la recessione il debito ci esploderebbe

- di: Marta Giannoni
 
L’economia frena, Cottarelli avverte: “Il Pil sarà ancora più basso”. E con la recessione il debito ci esploderebbe
L’economista lancia l’allarme: “Crescita sotto lo 0,6%, Pnrr bloccato, scudi Ue incerti. I dazi di Trump ci affondano”. Meloni vola a Washington, ma il negoziato è europeo e il tempo stringe.

Altro che 0,6%. La crescita dell’Italia nel 2025 sarà “molto più bassa”, e il rischio recessione è concreto. A dirlo senza giri di parole è Carlo Cottarelli, economista ed ex direttore del Dipartimento Affari fiscali del FMI. In un’intervista Cottarelli accende tutti i segnali d’allarme: “La trattativa sui dazi sarà lunga, e nel frattempo la nostra economia non può permettersi di aspettare. Siamo esposti come mai prima”.
I dazi imposti dagli Stati Uniti, spinti dalla nuova strategia protezionista di Donald Trump, colpiscono direttamente le esportazioni italiane nei settori chiave: agroalimentare, auto, meccanica. L’effetto? Uno shock esterno che zavorra la domanda e frena la produzione. Con il risultato, avverte l’economista, che “la crescita effettiva sarà ancora inferiore alle previsioni già riviste al ribasso”.
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Tassi in salita, conti a rischio: “Con la recessione il debito ci esplode”
Cottarelli non si ferma: “I tassi d’interesse sono saliti di 40 punti base in sei mesi. Per ora l’impatto sul debito è gestibile, ma se arriva una recessione vera, sarà tutta un’altra storia”. Il nodo è duplice: da una parte l’aumento del costo del debito, dall’altra la rigidità delle nuove regole fiscali europee, che lasciano poco spazio a manovre anticicliche.
Se la Germania ha già sforato i vincoli per finanziare la difesa dopo il disimpegno Usa dall’Ucraina, l’Italia resta sotto procedura per disavanzo eccessivo. E anche se Bruxelles ha accettato un piano di rientro, il margine per rilanciare la spesa pubblica resta limitato. “La flessibilità esiste solo sulla carta – spiega Cottarelli – ma non basterà se i dazi si trascinano per mesi. Senza crescita, il debito ci esplode in faccia”.
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Pnrr senza fiato: “Deviare fondi è come amputare un braccio”
A chi pensa di usare il Pnrr come ammortizzatore, l’economista risponde netto: “I fondi si possono deviare, certo. Ma o lasci a metà ciò che hai già cominciato, oppure non resta nulla. E quei 6,5 miliardi della Transizione 5.0 sono briciole, se arriva una crisi seria”.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, pensato per la trasformazione digitale ed ecologica del Paese, non è progettato per fare da paracadute in uno scenario di shock globale. E modificarlo in corsa significa rinunciare agli obiettivi di lungo termine senza ottenere un reale beneficio nel breve. “È come amputare un braccio per correre più veloce – taglia corto Cottarelli – ma rischi di cadere comunque”.
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Meloni a Washington, ma i dazi si trattano a Bruxelles
Nel mezzo di questa tempesta, Giorgia Meloni vola a Washington per incontrare l’amministrazione Trump. L’obiettivo è chiaro: farsi portavoce delle istanze italiane e cercare di smorzare il colpo sul Made in Italy. Ma qui arriva l’altra doccia fredda di Cottarelli: “Bene il viaggio, ma non aspettiamoci trattamenti di favore. I dazi sono una questione europea, e perfino esponenti della maggioranza lo sanno”.
In altre parole: il negoziato non può essere nazionale. E senza una posizione comune dell’Unione Europea, ogni tentativo italiano rischia di infrangersi contro la rigidità della Casa Bianca. A maggior ragione in un’America che – sotto la guida di Trump – punta a dividere, non a negoziare in blocco.

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