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Consob blocca la truffa veicolata su WhatsApp dei rendimenti 300%

- di: Bruno Legni
 
Consob blocca la truffa veicolata su WhatsApp dei rendimenti 300%
Consob blocca la truffa WhatsApp dei rendimenti 300%
Chat, app e guadagni miracolosi: ma dietro la promessa del 300% c’era solo una simulazione ben orchestrata.

La Consob è intervenuta il 31 luglio 2025, emettendo un comunicato urgente con il quale dichiara chiusa la cosiddetta “truffa del 300%”, una frode digitale veicolata via WhatsApp che ha coinvolto i presunti broker dietro le app CapFirst e CapOne.

L’inganno da chat: come funzionava

Sedicenti esperti di trading si spacciavano come autorizzati dalla stessa Consob e contattavano potenziali vittime su chat e gruppi WhatsApp, offrendo rendimenti stratosferici fino al 300%. La promessa era semplice: scarica l’app (CapFirst su Android, CapOne su iOS), apri il conto, segui le istruzioni e incassa i profitti.

App rimosse, attività illegali sospese

Gli utenti, convinti di negoziare azioni e indici di Borsa, finivano invece per operare in un ambiente simulato, dove i movimenti erano falsi e i fondi scomparivano definitivamente. Per contrastare questo raggiro, la Consob ha ordinato la cessazione immediata dell’intermediazione abusiva e ha chiesto a Google e Apple di rimuovere le due app dai rispettivi store.

Non è la prima allerta: l’avviso di novembre

La nuova operazione segue un avvertimento dell’autorità risalente a novembre 2024, in cui venivano segnalate truffe simili sempre diffuse su WhatsApp via chat di gruppo. In quei casi, come esca venivano utilizzati nomi prestigiosi del mondo della finanza, come Morgan Stanley e BlackRock, anch’essi fasulli.

Le raccomandazioni di Consob

Nella sua nota, la Consob ribadisce l’importanza di verificare che l’operatore a cui ci si rivolge sia autorizzato e suggerisce comportamenti di buon senso per tutelare i risparmi. Invita inoltre a consultare la sezione “Occhio alle truffe!” sul proprio sito come guida pratica per evitare situazioni analoghe.

Campanello d'allarme

Il caso rappresenta un campanello d’allarme per l’uso cinico della tecnologia nella finanza: un messaggio su WhatsApp, un’icona convincente, un conto virtuale—e boom, il miraggio del 300%. Ma senza autorizzazione, prospettive reali di profitto o persino strumenti finanziari veri. Un raggiro digitalmente patinato, dove il sogno di arricchirsi si trasforma in perdita netta.

“Non basta un nome altisonante o una promessa altissima: serve sempre un’autorizzazione ufficiale per operare”, ribadisce la Consob. E soprattutto: diffidare delle offerte che arrivano da app “miracolose” non verificate.

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