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Meloni tra editoria, opposizioni e politica estera: il perimetro del governo

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Meloni tra editoria, opposizioni e politica estera: il perimetro del governo
La conferenza stampa di inizio anno della presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata meno un elenco di promesse che una mappa. Una ricognizione dei dossier aperti, interni e internazionali, e soprattutto dei confini entro cui il governo intende muoversi nel 2026. Tra editoria, politica estera, sicurezza e riforme istituzionali, Meloni ha scelto il registro della fermezza misurata, consapevole che ogni parola, in questa fase, pesa più di un annuncio.

Meloni tra editoria, opposizioni e politica estera: il perimetro del governo

Sul fronte dell’editoria, la premier ha annunciato un emendamento al decreto Milleproroghe per garantire a Radio Radicale un contributo straordinario destinato alla digitalizzazione dell’archivio storico, che si aggiunge a quello ordinario. Un passaggio che va letto non solo come intervento finanziario, ma come riconoscimento del valore pubblico di un patrimonio informativo considerato trasversale alle maggioranze.
Diverso ma altrettanto delicato il caso dell’Agenzia Dire. Qui Meloni ha rivendicato l’attenzione del governo, spiegando di aver sollecitato l’editore al pagamento degli arretrati e ricordando la riattivazione del contratto di fornitura con la Presidenza del Consiglio. Una scelta presentata come segnale di responsabilità istituzionale, senza entrare nel merito delle difficoltà strutturali del settore.

Ucraina e Russia, il confine dell’interesse nazionale
Sulla guerra in Ucraina, Meloni ha respinto le letture che descrivono la maggioranza divisa tra filorussi e filoucraini. Una semplificazione, ha spiegato, che non coglie il punto. Il confronto interno, secondo la premier, riguarda il modo più efficace di tutelare l’interesse nazionale italiano, non l’adesione ideologica a un campo.
In questo quadro si inserisce anche l’apertura a un possibile dialogo europeo con la Russia. Meloni ha detto di ritenere fondata la posizione del presidente francese Emmanuel Macron sulla necessità che l’Unione europea parli con Mosca, segnalando una linea che prova a tenere insieme fermezza e realismo diplomatico.

Gaza, una crisi che resta sul tavolo
La questione di Gaza, ha assicurato la premier, non è mai uscita dall’agenda del governo. L’Italia continua a lavorare per rendere effettivo un piano di pace, definito al tempo stesso un’opportunità e un percorso fragile. In questo contesto si colloca la disponibilità italiana a contribuire alla formazione delle prime forze di sicurezza palestinesi, un’iniziativa che Meloni ha rivendicato come segno concreto dell’impegno italiano nella regione.

Referendum e legge elettorale
Sul piano interno, Meloni ha indicato nel 22-23 marzo la data più probabile per il referendum sulla giustizia, respingendo le accuse di forzature. Le polemiche, ha detto, hanno un intento dilatorio, ma il governo sta procedendo nel rispetto delle regole.
Più politica, invece, la riflessione sulla legge elettorale. L’obiettivo dichiarato è una riforma che garantisca governabilità, consentendo a chi ottiene più voti di governare per cinque anni senza essere ostaggio di equilibri parlamentari instabili.

Rapporti con le opposizioni, dialogo senza illusioni
È su questo terreno che Meloni ha aperto uno spiraglio verso le opposizioni. Ha confermato l’esistenza di interlocuzioni, anche se non sempre dirette, e ha lasciato intendere che una riforma elettorale con premio di maggioranza potrebbe convenire non solo alla maggioranza, ma anche a chi oggi sta all’opposizione, a partire dal Partito democratico guidato da Elly Schlein.
Un dialogo evocato senza enfasi, e senza concedere illusioni su convergenze immediate. Più una disponibilità tattica che un cambio di fase, utile a spostare il confronto dal terreno dello scontro ideologico a quello delle regole del gioco.

Sicurezza e rapporto con la magistratura
Infine, la sicurezza. Meloni ha richiamato la necessità che governo, forze dell’ordine e magistratura lavorino nella stessa direzione, osservando come alcune decisioni giudiziarie rischino di vanificare l’azione legislativa e operativa dello Stato. Un passaggio destinato a riaprire il confronto sui confini tra i poteri, tema sensibile e tutt’altro che neutro nel dibattito politico.

Una linea tracciata
Nel complesso, la conferenza ha restituito l’immagine di un governo che prova a consolidare la propria posizione, senza accelerazioni ma anche senza arretramenti. Meloni ha tracciato una linea: difesa dell’interesse nazionale, attenzione agli equilibri istituzionali, disponibilità al dialogo solo se funzionale alla stabilità. Più che un’agenda di annunci, una dichiarazione di metodo. E, in questa fase, non è un dettaglio.

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