Conferenza nazionale delle Camere di Commercio, Mattarella: "Protagoniste e corresponsabili nel perseguimento degli obiettivi di sviluppo del nostro Paese"

- di: Barbara Leone
 
“Progettare il domani con coraggio”. E’ questo il titolo della Conferenza nazionale delle Camere di Commercio svoltasi il 24 marzo scorso nell'auditorium della Camera di Commercio di Firenze, ha cui ha presenziato anche il Presidente Sergio Mattarella. Una presenza, quella del Capo dello Stato, che assume un significato importante nel momento in cui il mondo camerale chiede un rafforzamento del proprio ruolo.

Conferenza nazionale delle Camere di Commercio, Mattarella: "Protagoniste e corresponsabili nel perseguimento degli obiettivi di sviluppo del nostro Paese"

“Le Camere di Commercio - ha detto Mattarella - sono consapevoli di essere parte della Repubblica, ricomprese nel perimetro della sua azione, protagoniste e corresponsabili nel perseguimento degli obiettivi di sviluppo del nostro Paese. Il vostro ruolo, con questa lunga durata ed esperienza, rimane giovane. E grazie al vostro essere permanente espressione della società che cambia, si rinnova, si trasforma attraverso le categorie economiche e progredisce in dialogo con le istituzioni. Volete - ha aggiunto il Capo dello Stato - per la vostra parte, contribuire a costruire una società più innovativa, più inclusiva, più internazionalizzata”.

Il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, si è fatto portavoce delle richieste del mondo camerale sottolineando che “è tempo che sulle Camere di commercio si faccia un investimento politico ed istituzionale più deciso, se ne rafforzi il ruolo come organismi autonomi di affiancamento e promozione di chi fa impresa". “In poco più di 10 anni in Italia - ha osservato Prete - sono scomparse circa 130 mila imprese guidate da under 35 (-20%), soprattutto nel Centro-Sud. Così oggi le aziende giovanili sono appena l'8,7% del nostro tessuto imprenditoriale. Non c'è futuro senza un ambiente favorevole alle nuove generazioni”. Uno dei problemi più sentiti dal mondo delle Camere di Commercio è quello del disallineamento tra formazione e mondo del lavoro che genera un "cortocircuito" tra domanda e offerta di lavoro. Il sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Anpal indica che la difficoltà di reperimento nella ricerca di figure professionali è passata dal 26% nel 2019 al 40% nel 2022. Uno spreco, che costa in termini di valore aggiunto delle imprese più di 30 miliardi l'anno. A mancare sono soprattutto i profili Stem, i più richiesti dal mercato. Un dato che penalizza in particolare le donne, meno propense a scegliere questi indirizzi. Le piccole imprese hanno però maggiori difficoltà e sono sempre meno presenti all'estero. Questo elemento rischia di indebolire il nostro tessuto produttivo oltre che la competitività dell'intera Italia.

“Le Camere di commercio, insieme alla rete delle Camere italiane all'estero, promotrici dell'italicità nel mondo, possono fare la differenza, perché - ha detto Prete - sono in grado di accompagnare le piccole imprese nei percorsi dell'internazionalizzazione. Bisogna, perciò, rimuovere un provvedimento di qualche anno fa che ha ridotto la possibilità delle Camere di operare su questo fronte, in modo da portare sui mercati internazionali circa 45 mila imprese che sono potenziali esportatrici, con una crescita stimata di circa 40 miliardi di export. Apertura internazionale vuol dire anche turismo. Il sistema camerale vuol contribuire a promuovere anche un turismo sostenibile, attivando i flussi di ritorno degli italiani di seconda e terza generazione. Le Camere di commercio si impegneranno a diffondere le comunità energetiche rinnovabili e, con una rete di Energy Manager, ad orientare le Pmi all'uso più efficiente delle risorse, con l'obiettivo di raggiungere nei prossimi anni 200 mila imprese”.

Nel suo intervento alla conferenza il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha invece sottolineato che “solo con interventi costruiti a misura di persona, possiamo e dobbiamo incidere sulla piena ‘cittadinanza sociale ed economica’ dei giovani e delle donne, anche per non perdere la grande occasione delle misure di riduzione dei divari messe in campo dal PNRR”. Robuste politiche attive su misura, poi, sono anche “una risposta concreta alla stessa questione del reddito di cittadinanza. Così come il dibattito sul salario minimo, si lega all’importanza dello stesso contratto collettivo nazionale. E qui c’è il tema di fondo della rappresentatività delle parti sociali. L’applicazione a circa 3,5 milioni di lavoratrici e lavoratori del nostro contratto del terziario, non è, dunque, solo la conferma della reale rappresentatività di chi lo stipula. È anche la testimonianza della capacità di cogliere le forti trasformazioni nel mercato del lavoro e di interpretare i cambiamenti dell’economia. Certo, in uno scenario caratterizzato dall’inflazione e dai troppi costi a carico delle imprese, gli stessi rinnovi contrattuali assumono un’importanza strategica non solo per la gestione delle regole del lavoro, ma anche per il contesto macroeconomico del nostro Paese. Per tutti noi c’è l’esigenza, da un lato, di riconoscere il giusto salario e, dall’altro, di salvaguardare la competitività delle imprese. E qui lo dico subito, occorre intervenire in maniera più decisa per la riduzione del cuneo fiscale e contributivo sul costo del lavoro e per la detassazione degli aumenti contrattuali. Mi piace ricordare, ancora, i profili di grande modernità del contratto collettivo, a partire da quell’ampio sistema di garanzie e di welfare connesso. Penso ai Fondi, che offrono coperture di secondo pilastro a milioni di lavoratori, dalla sanità integrativa alla previdenza complementare. Fondi che non solo hanno continuato a crescere in questi anni difficili, ma che hanno anche dimostrato una efficace capacità di risposta a nuovi bisogni. Dallo sviluppo del capitale umano alla qualità del clima organizzativo, al benessere dei dipendenti; in sostanza una migliore occupazione”.
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