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Cinque per mille 2024, 523 milioni per oltre 91.000 enti: la fotografia aggiornata del non profit italiano

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Cinque per mille 2024, 523 milioni per oltre 91.000 enti: la fotografia aggiornata del non profit italiano

Con la pubblicazione degli elenchi ufficiali da parte dell’Agenzia delle Entrate, il cinque per mille torna al centro dell’attenzione come uno degli strumenti più significativi di partecipazione fiscale attiva da parte dei cittadini. L’edizione 2024 ha visto la destinazione di circa 523 milioni di euro a 91.329 enti, un dato che non solo conferma la tenuta dello strumento, ma ne rafforza il peso all’interno delle dinamiche economico-sociali del Paese.

Cinque per mille 2024, 523 milioni per oltre 91.000 enti: la fotografia aggiornata del non profit italiano

L’analisi delle assegnazioni evidenzia una concentrazione prevalente nelle mani degli enti del Terzo Settore e delle Onlus, che assorbono oltre 330 milioni di euro. Seguono, in ordine di peso finanziario, le strutture impegnate nella ricerca sanitaria e scientifica, le associazioni sportive dilettantistiche e i Comuni. Questo quadro riflette, ancora una volta, una gerarchia di fiducia tra i contribuenti, con un focus prioritario su assistenza, solidarietà, sanità e conoscenza.

Effetto moltiplicatore e dinamiche di concentrazione
Al di là dei dati assoluti, il cinque per mille funziona anche come lente di ingrandimento sul tessuto economico e valoriale del Paese. Le risorse distribuite non sono solo un contributo a bilancio per gli enti beneficiari, ma generano effetti moltiplicatori significativi, soprattutto nelle realtà territoriali minori, dove anche erogazioni modeste possono sostenere l’occupazione e l’erogazione di servizi di prossimità.

Tuttavia, resta elevata la concentrazione delle preferenze: una quota significativa delle somme erogate va a un numero ristretto di soggetti, spesso con una solida capacità comunicativa e una reputazione consolidata. Il che evidenzia un disequilibrio interno al sistema, dove gli enti meno strutturati, pur presenti negli elenchi, faticano ad accedere a una quota significativa delle risorse, alimentando un dualismo tra professionisti del fundraising e piccole realtà locali.

Una leva fiscale che vale più del suo importo
L’importo complessivo, se confrontato con le cifre del bilancio statale, può apparire contenuto. Eppure, il cinque per mille riveste un ruolo strategico, sia come strumento di sussidiarietà verticale, sia come segnale politico di un rapporto meno passivo tra cittadino e fisco. La possibilità di orientare una quota delle proprie imposte rappresenta una forma concreta di fiscalità partecipata, che ha pochi eguali nel panorama europeo e che, negli anni, ha consolidato un rapporto diretto tra contribuenti ed enti beneficiari.

La scelta del cittadino non è neutrale: riflette priorità etiche, appartenenze territoriali, fiducia nella trasparenza. È, a tutti gli effetti, una scelta di politica economica diffusa. Ecco perché la gestione, il controllo e la rendicontazione di queste risorse diventano sempre più centrali nella valutazione di efficienza del sistema.

Prospettive e rischi di un modello in evoluzione
Il dato 2024 conferma un trend di crescita sia nel numero di enti ammessi che nell’entità dei fondi distribuiti. Ma la maturità dello strumento richiede ora un salto di qualità anche sul piano regolatorio. In particolare, il rafforzamento dei meccanismi di accountability, la razionalizzazione dell’elenco degli aventi diritto e la promozione di una maggiore equità nell’accesso alle risorse si configurano come sfide aperte.

La progressiva digitalizzazione del sistema fiscale può offrire nuove opportunità in questo senso, facilitando la tracciabilità delle scelte, la rendicontazione degli impatti e l’interazione tra enti e donatori. Ma resta il nodo politico: quanto è realmente valorizzata la voce del cittadino-contribuente nella definizione delle politiche pubbliche attraverso meccanismi come il cinque per mille?

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