Brexit: le nuove procedure fanno arrabbiare i produttori di carne

- di: Redazione
 
Tre mesi dopo l'inizio ufficiale della Brexit, è forte l'allarme nel settore britannico della produzione di carne per i nuovi problemi burocratici determinati dall'uscita del Regno Unito dall'Ue. Tanto che in un rapporto pubblicato oggi dalla British Meat Producers Association si denuncia la "debolezza endemica dell'attuale sistema di esportazione, una montagna di formalità e la potenziale del perdita del 20-50%".

Nel rapporto si stima il costo aggiuntivo della Brexit per il settore sarà tra 90 milioni e 120 milioni di sterline all'anno. L'associazione dei produttori di carne britannici osserva, poi, che "le complicazioni amministrative a volte aumentano di tre giorni il tempo necessario per ottenere il via libera dalle autorità europee all'esportazione". Cosa che "riduce la durata di conservazione e il valore della carne".

Il rapporto ricorda anche i costi aggiuntivi in materia di dogana, spedizioni e ispezioni veterinarie, queste ultime obbligatorie da quando il Regno Unito è diventato, per l'Ue, un Paese terzo. Tutto ciò rende alcune esportazioni "non redditizie", per non parlare di "maggiori costi assicurativi per le spedizioni" e del personale che deve occuparsi di queste formalità, e così via. Il negativo impatto della Brexit sta riguardando anche altri settori, nonostante l'accordo di libero scambio firmato poco prima di Natale tra Londra e Bruxelles.
Gli allevatori scozzesi di salmone, ad esempio, alla fine di febbraio hanno stimato le loro perdite già subite in 11 milioni di sterline, con alcune aziende che hanno già annunciato la chiusura.
Secondo Make UK, l'associazione delle aziende manifatturiere britanniche, più di un terzo dei loro membri, già all'inizio di marzo, ha lanciato un forte allarme a causa di "annullamenti degli ordini da parte di clienti nell'Unione Europea per timori di costi aggiuntivi e tempi di consegna maggiori".

Il segretario generale dell'associazione britannica dei produttori di carne, Nick Allen, ha detto che "le barriere alle esportazioni che ora dobbiamo affrontare sono del tutto evidenti e non scompariranno. Abbiamo bisogno che il Governo riprenda urgentemente le discussioni con il settore e l'UE per trovare soluzioni dettagliate e durature".
Da parte sua il Governo britannico ha finora minimizzato questi problemi, descrivendoli come legati all'avvio del nuovo sistema e comunque destinati a scomparire rapidamente. Considerazioni che l'associazione ha rispedito al mittente, sostenendo che qualificare i problemi alle frontiere come endemici dell'inizio di un nuovo regime di procedure e in ogni caso di breve periodo "non è più credibile".
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Italia Informa n° 5 - Settembre/Ottobre 2022
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