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Approfondimento/ Venezuela e Minneapolis, gli ultimi sondaggi su Trump

- di: Jole Rosati
 
Approfondimento/ Venezuela e Minneapolis, gli ultimi sondaggi su Trump

Blitz Maduro e Minneapolis: Trump sale, ma l’effetto rally non c’è

Un’analisi dei sondaggi più recenti sull’approvazione delle mosse di Donald Trump dopo l’operazione in Venezuela e le tensioni interne a Minneapolis, con gli americani profondamente divisi sull’intervento estero e sull’impatto politico domestico. Trump sale, ma l’effetto rally non c’è. (Fotomontaggio: Trump accarezza l'Arco di trionfo in miniatura).

La sequenza è stata rapida e potenzialmente esplosiva: la cattura di Nicolás Maduro in Venezuela, annunciata come operazione di forza globale, seguita a poche ore di distanza dall’uccisione di Renee Nicole Macklin Good a Minneapolis durante un’azione federale dell’ICE. Due eventi diversi, ma politicamente connessi. E soprattutto, due eventi che hanno messo alla prova il consenso di Donald Trump.

Il verdetto dei sondaggi è netto: Trump guadagna qualcosa, ma non abbastanza. Nessun effetto rally nazionale, nessuna inversione di tendenza. Solo un rimbalzo contenuto, fragile e fortemente polarizzato.

Il numero che conta: l’andamento del gradimento di Trump

Reuters/Ipsos – serie temporale

Dicembre 2025: 39–40%

Post-blitz Venezuela (4–5 gennaio 2026): 42%

Disapprovazione stabile: 54–56%

Il blitz in Venezuela produce un incremento misurabile, ma limitato: circa due o tre punti percentuali. È il classico “bonus comandante”, già visto in passato dopo azioni militari rapide. Ma, a differenza di altri momenti storici, il rimbalzo si ferma subito.

Le rilevazioni Economist/YouGov condotte negli stessi giorni mostrano un presidente fermo attorno al 40%, con oscillazioni minime e nessuna tendenza di crescita strutturale. Anche Rasmussen Reports, più favorevole a Trump, registra variazioni giornaliere ma nessuna nuova soglia psicologica superata.

In termini tecnici: il blitz non cambia il “range” del consenso presidenziale.

Perché non scatta il rally: il fattore paura

Se il gradimento personale sale poco, la ragione è evidente in un altro dato chiave:

Americani che temono un coinvolgimento eccessivo in Venezuela

72% (Reuters/Ipsos)

È un numero enorme. Significa che il blitz è stato percepito come accettabile solo finché resta un episodio isolato. Appena entra in gioco il “dopo” – truppe, gestione politica, ricostruzione, petrolio – l’opinione pubblica frena.

Questo spiega perché l’effetto rally, tipico di altri conflitti, non si materializza: l’America del 2026 è profondamente allergica all’idea di guerre lunghe e ambigue.

Supporto all’operazione: un Paese aritmeticamente diviso

Supporto al blitz in Venezuela (range sondaggi)

Favorevoli: 33–40%

Contrari: 34–42%

Indecisi: 18–32%

Questi numeri, ripetuti da più istituti, raccontano un Paese senza maggioranza morale sull’uso della forza. Il sostegno è quasi interamente concentrato tra i repubblicani; tra i democratici è marginale; tra gli indipendenti prevale lo scetticismo.

“Too soon to say”

È la risposta dominante nelle domande qualitative. Politicamente, è una cattiva notizia per la Casa Bianca: significa che il giudizio è sospeso e dipenderà dagli sviluppi.

Il ruolo del Congresso: consenso trasversale sul limite

Un altro dato costante nei sondaggi è la richiesta di controllo istituzionale. Una maggioranza chiara degli americani ritiene che il Congresso avrebbe dovuto autorizzare l’operazione in Venezuela.

È un segnale importante: anche chi approva il blitz, spesso non approva il metodo. La distinzione tra “obiettivo” e “procedura” pesa sempre di più nell’elettorato.

Minneapolis: perché il caso ICE pesa sui sondaggi anche senza numeri diretti

Sull’uccisione di Renee Nicole Macklin Good non esistono ancora sondaggi nazionali specifici. Ma esiste il contesto, ed è misurato.

Le rilevazioni YouGov precedenti mostrano che l’ICE è una delle agenzie federali più divisive del Paese. Le proteste contro l’ICE raccolgono più consenso che dissenso a livello nazionale, soprattutto tra democratici e indipendenti urbani.

Questo significa che Minneapolis non produce un guadagno netto per Trump. Al contrario, rafforza l’idea di un potere federale aggressivo, tema che tende a erodere consenso tra moderati e swing voters.

La somma dei due eventi: forza senza fiducia

Venezuela e Minneapolis si sommano in un’unica percezione: un presidente forte ma non rassicurante. La base applaude, il Paese osserva con diffidenza.

  • Il blitz rafforza il consenso repubblicano
  • Non allarga il consenso nazionale
  • La disapprovazione resta maggioritaria
  • La paura dell’escalation domina

È un equilibrio instabile. Ogni nuovo sviluppo – un incidente in Venezuela, un’escalation diplomatica, un’inchiesta federale su Minneapolis – può spostare rapidamente l’opinione pubblica.

Il credito è corto

Donald Trump ha incassato un piccolo dividendo politico dal blitz su Maduro. Ma i sondaggi dicono che il credito è limitato nel tempo e nello spazio. Non c’è un rally, non c’è una luna di miele, non c’è una maggioranza che si stringe attorno al presidente.

In altre parole: la forza può impressionare. Ma nel 2026, senza fiducia e senza limiti chiari, non basta a convincere.

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