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Bancomat, cambiano le commissioni: cosa rischiano esercenti e consumatori

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Bancomat, cambiano le commissioni: cosa rischiano esercenti e consumatori

Dal 1° luglio è entrato in vigore il nuovo sistema di commissioni del circuito Bancomat. Non più una tariffa fissa per ogni transazione, ma un meccanismo a scaglioni che distingue in base all’importo dell’acquisto e al tipo di carta utilizzata. Si tratta di una svolta che potrebbe avere ripercussioni significative sia per i consumatori sia per gli esercenti, specialmente quelli di piccole dimensioni. Per le carte Consumer, ad esempio, la commissione sarà dello 0,1% per pagamenti sotto i 5 euro, dello 0,2% per importi tra 5 e 24,49 euro, e resterà allo 0,2% per cifre superiori. Percentuali più alte, invece, per le carte aziendali o commerciali, con punte dell’1,3%.

Bancomat, cambiano le commissioni: cosa rischiano esercenti e consumatori

La misura è stata pensata per incentivare l’uso del Bancomat nei pagamenti di piccolo taglio. L’obiettivo dichiarato è favorire le transazioni digitali quotidiane, come quelle per caffè, giornali o piccoli acquisti. In questi casi, l’abbattimento della commissione è reale e potrebbe rappresentare un vantaggio per commercianti e clienti. Ma non è tutto oro. A beneficiarne davvero saranno solo gli esercenti che si affidano a intermediari che trasmetteranno fedelmente i risparmi, mentre in altri casi il taglio potrebbe restare sulla carta. Per chi gestisce attività con ticket medi o alti, invece, l’impatto delle nuove soglie potrebbe tradursi in un costo aggiuntivo.

Le reazioni: tra trasparenza e preoccupazione

Gli operatori del settore accolgono la novità con prudenza. Se da un lato si apprezza la trasparenza della nuova griglia, che differenzia chiaramente le tipologie di pagamento, dall’altro si teme un effetto boomerang. Le categorie produttive più fragili, come piccoli negozi, ambulanti o artigiani, potrebbero trovarsi a fronteggiare un aumento delle spese complessive. C’è il rischio concreto che questi costi si riflettano sui prezzi finali, generando una spirale che vanifica il beneficio per l’utente. Alcune associazioni di categoria hanno già chiesto di monitorare gli effetti della riforma e sollecitano una vigilanza attiva da parte delle autorità competenti.

L’impatto sui consumatori: più attenzione e più variabili
Per chi acquista, cambia poco in apparenza, ma molto nella sostanza. I clienti potrebbero non notare differenze immediate, ma a medio termine l’effetto dei nuovi costi sugli esercenti potrebbe portare ad arrotondamenti dei prezzi o a una minore disponibilità ad accettare pagamenti elettronici per importi minimi. Una dinamica paradossale, se si considera che la digitalizzazione dei pagamenti è uno degli obiettivi dichiarati del governo e delle istituzioni europee. Inoltre, cresce la convenienza delle app e dei sistemi di pagamento alternativi, che in molti casi prevedono commissioni più basse anche su transazioni elevate. La frammentazione rischia però di creare confusione tra gli utenti meno esperti.

Una svolta che apre interrogativi sul futuro
La modifica del modello di commissioni da parte di Bancomat – controllata per il 42,9% dal fondo FSI – arriva in un momento di piena transizione per il settore dei pagamenti digitali. Da un lato si punta alla semplificazione e alla competitività rispetto ai colossi internazionali del fintech, dall’altro si moltiplicano le preoccupazioni su equità e sostenibilità per il tessuto economico più fragile. In gioco c’è un equilibrio delicato: sostenere l’innovazione senza penalizzare chi si affida ogni giorno al contante per ragioni economiche o culturali. Il rischio, ora, è che a pagare il prezzo della modernizzazione siano proprio i soggetti più esposti.

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