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Banche e IA: 200mila posti a rischio, da dove partirà la rivoluzione

- di: Marta Giannoni
 
Banche e IA: 200mila posti a rischio, da dove partirà la rivoluzione
Banche e IA: 200mila posti a rischio, la rivoluzione parte dal back office
Dalla chiusura delle filiali alle “macchine” in compliance: l’Europa cerca margini, e il conto rischia di arrivare ai dipendenti.

(Foto: Intelligenza Artificiale sempre più penetrante nelle banche).

Se c’è un luogo in cui l’intelligenza artificiale non entra in punta di piedi, è la banca. Entra, guarda il tabellone dei costi e comincia a spostare pezzi: procedure, controlli, documenti, code (digitali) e, inevitabilmente, persone. Il segnale più rumoroso arriva da una stima che sta circolando tra sale trading e uffici HR: oltre 200mila posti nel banking europeo potrebbero finire “a rischio” nei prossimi anni.

La stima che fa tremare il settore

Il numero viene da Morgan Stanley, in un’analisi ripresa dal Financial Times il 31 dicembre 2025: l’ipotesi è che entro il 2030 le banche europee possano tagliare circa il 10% degli organici. Tradotto in volti e badge: su una platea complessiva stimata in 2,12 milioni di addetti, il conto aritmetico porta a circa 212mila posizioni.

"Molte banche hanno indicato guadagni di efficienza dall’IA e da ulteriore digitalizzazione nell’ordine del 30%."

Il punto non è solo “quanti”, ma “dove”: secondo la stessa analisi, la lama si abbasserebbe soprattutto sulle funzioni di servizi centrali: back office e middle office, ma anche gestione del rischio e conformità. In altre parole: proprio i reparti che, negli ultimi anni, sono cresciuti insieme alla complessità regolatoria e ai controlli.

Filiali in ritirata, clienti online: la geografia cambia

Il secondo motore del possibile “dimagrimento” è la fisicità che scompare. La logica è brutale: meno carta, meno sportelli, più app. Morgan Stanley collega esplicitamente IA e chiusura delle filiali: se il servizio diventa digitale, la rete territoriale perde centralità, e con essa una parte dei ruoli operativi e di assistenza.

Anche alcune ricostruzioni giornalistiche citano un trend di lungo periodo: negli anni post-crisi finanziaria una quota rilevante delle filiali europee sarebbe già stata dismessa, e l’adozione accelerata di strumenti digitali (ora potenziati dall’IA) potrebbe intensificare il fenomeno.

Perché proprio adesso: investitori, rendimenti e “cost/income”

C’è una parola che, più dell’algoritmo, spiega la corsa: efficienza. Il parametro-feticcio è il rapporto costi/ricavi (cost/income), ossia quanto “costa” generare un euro di entrate. Gli analisti osservano che molti gruppi europei, rispetto ai concorrenti statunitensi, continuano a inseguire su redditività e ritorno sul capitale. E siccome diversi cicli di tagli tradizionali hanno già dato quello che potevano, l’IA viene raccontata come la leva “nuova” per scardinare l’inerzia.

In questa cornice, l’IA promette di fare due cose insieme: automatizzare attività ripetitive (documenti, controlli, riconciliazioni, reportistica) e spostare una parte del lavoro verso canali digitali con costi marginali più bassi.

I casi-simbolo: ABN Amro e la cura dimagrante entro il 2028

Che non sia solo teoria lo dimostra un annuncio finito subito in borsa. Il 25 novembre 2025 ABN Amro ha comunicato un piano di riduzione di 5.200 posti entro il 2028, cioè oltre un quinto della forza lavoro a tempo pieno. La notizia è stata riportata da Reuters nello stesso giorno, mentre il Financial Times ha collegato la ristrutturazione alla spinta su processi, tecnologia e IA.

Nel dettaglio, il gruppo olandese ha inquadrato l’intervento in un pacchetto più ampio: semplificazione organizzativa, razionalizzazione di entità legali, dismissione di sistemi IT datati e modernizzazione delle piattaforme. Un elemento interessante è la modalità: una parte dei tagli, secondo le ricostruzioni, dovrebbe arrivare anche via attrition (uscite naturali), non solo con licenziamenti diretti.

Société Générale: “nulla è sacro” nella caccia ai costi

In Francia, il tono è stato ancora più netto. In un’intervista riportata dal Financial Times il 10 marzo 2025, l’amministratore delegato di Société Générale, Slawomir Krupa, ha messo in chiaro la filosofia della sua campagna di riduzione costi: "Nulla è sacro."

La frase è diventata un meme da corridoio, ma racconta un approccio: la revisione non riguarda solo il personale, bensì anche spese IT, consulenze esterne e processi. E a fine ottobre 2025 Reuters ha descritto Krupa come intenzionato a “stringere” ulteriormente sui costi, nel quadro di una strategia di rilancio che il mercato continua a osservare con attenzione.

Il bersaglio: compliance e controlli, cioè il “cuore amministrativo”

Perché l’IA dovrebbe colpire proprio risk e compliance, settori apparentemente “protetti”? Perché l’automazione non è (solo) chatbot e assistenti virtuali: è classificazione documentale, analisi di transazioni, estrazione di dati, screening su liste e anagrafiche, gestione di ticket e workflow. Molte di queste attività sono standardizzate e misurabili: terreno ideale per modelli che imparano pattern e accelerano tempi.

Non significa che il rischio sparisca; significa che cambia forma. Il lavoro umano tende a spostarsi verso:

  • supervisione dei modelli e gestione degli errori;
  • validazione e audit dei processi automatizzati;
  • governance dei dati e qualità delle fonti;
  • interpretazione dei casi complessi che non rientrano nei “binari”.

La spinta macro: “vincitori di costo” e la tentazione del taglio facile

A metà dicembre 2025 Reuters ha raccontato un’idea che circola tra grandi investitori: le banche potrebbero essere tra i principali beneficiari dell’IA sul fronte costi. In quel pezzo, venivano citate anche stime di consulenza sul potenziale impatto economico dell’adozione dell’IA nel settore bancario globale. Messaggio implicito: chi industrializza l’automazione prima, può difendere margini e valutazioni.

Ma c’è un rischio reputazionale e operativo: inseguire l’efficienza “a colpi di algoritmo” senza ripensare davvero processi e competenze. In alcune discussioni nel settore, cresce l’attenzione su come evitare che l’IA diventi una scorciatoia per tagliare teste, lasciando però intatte le inefficienze strutturali.

Che cosa succede ai profili junior e alle carriere “classiche”

Un effetto collaterale spesso sottovalutato riguarda la formazione. Se le attività di base vengono automatizzate, come si costruisce esperienza? La domanda è particolarmente sensibile per i ruoli entry-level: analisti, addetti operativi, junior in risk e compliance. Il rischio non è solo occupazionale, è anche “generazionale”: meno mansioni ripetitive oggi può significare meno apprendistato domani, a meno che le banche non investano in percorsi strutturati di upskilling.

Il nodo regolatorio: più IA, più responsabilità

L’Europa sta entrando in una fase in cui la tecnologia non può essere “messa in produzione” e basta: serve tracciabilità, controllo dei dati, spiegabilità dove possibile e governance. In parallelo, il mondo bancario europeo discute da tempo l’impatto di digitalizzazione e IA sul lavoro: un esempio è un rapporto pubblicato dalla European Banking Federation nel maggio 2024 dedicato proprio alle ricadute occupazionali e alle competenze.

Morale: l’IA può ridurre tempi e costi, ma tende anche ad aumentare i requisiti di controllo. E questo, paradossalmente, potrebbe creare nuovi ruoli “di garanzia” proprio nei reparti che oggi appaiono più esposti.

Scenari: tre modi in cui la storia può finire

1) Taglio lineare. L’IA diventa un acceleratore di piani già scritti: riduzioni, chiusure, centralizzazioni. Risultato: occupazione giù, produttività su.

2) Trasformazione con ricollocazione. Molti compiti spariscono, ma una quota significativa di persone viene spostata su data governance, cyber, antifrode, customer care evoluto.

3) Efficienza “con freni”. Regole, rischi e reputazione rallentano l’adozione; l’IA si diffonde, ma con tempi più lunghi e impatti più graduali sugli organici.

Il punto politico (e sociale): chi paga la transizione

La partita, in ultima analisi, non è tecnologica: è contrattuale e sociale. Se davvero l’Europa bancaria si muove verso un taglio potenziale del 10%, il tema diventa come gestire la transizione: formazione, mobilità interna, accordi con i sindacati, ammortizzatori, nuovi profili professionali. Perché l’IA può anche aumentare la qualità del servizio. Ma se il prezzo percepito è una lunga scia di esuberi, la “banca del futuro” rischia di diventare un caso politico prima ancora che un successo industriale. 

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