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L’Aie rivede le stime: nuovi progetti petroliferi e gasieri potrebbero essere necessari

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
L’Aie rivede le stime: nuovi progetti petroliferi e gasieri potrebbero essere necessari

L’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) ammette che investimenti in nuovi progetti di petrolio e gas potrebbero rivelarsi indispensabili per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti nei prossimi anni. La posizione, contenuta in un rapporto basato sull’analisi di 15.000 giacimenti di idrocarburi, segna un cambio di prospettiva rispetto alle proiezioni precedenti, che vedevano un picco della domanda di fossili entro il decennio.

L’Aie rivede le stime: nuovi progetti petroliferi e gasieri potrebbero essere necessari

Secondo l’agenzia con sede a Parigi, il calo naturale della produzione nei giacimenti esistenti “si è accelerato”, con implicazioni dirette per i mercati energetici globali. Oggi circa il 90% degli investimenti serve soltanto a compensare le perdite di produzione dovute all’esaurimento dei siti, senza generare un incremento netto dell’offerta.

Il nodo degli investimenti
“Lascia un grande divario che dovrebbe essere colmato da nuovi progetti convenzionali di petrolio e gas al fine di mantenere la produzione ai livelli attuali”, ha spiegato il direttore esecutivo dell’Aie Fatih Birol. L’agenzia specifica che la necessità di nuovi progetti sarebbe ridotta se la domanda globale di fossili diminuisse, ma gli scenari attuali non mostrano un calo sufficiente.

Per il 2025 l’Aie stima che gli investimenti in upstream petrolifero e gasiero raggiungeranno circa 570 miliardi di dollari. Una cifra elevata, ma che garantirebbe soltanto un lieve aumento della produzione. “Un calo relativamente modesto degli investimenti può fare la differenza tra una crescita dell’offerta e una produzione stabile”, si legge nel rapporto.

Pressioni politiche dagli Usa
Il cambio di tono dell’agenzia arriva in un contesto di forti pressioni politiche. L’amministrazione americana guidata da Donald Trump accusa l’Aie di aver assunto posizioni eccessivamente orientate verso le rinnovabili, a discapito delle energie fossili.

“Faremo una delle due cose: riformare il funzionamento dell’Aie o ritirarci”,
aveva dichiarato a luglio il segretario all’Energia Chris Wright, precisando di preferire una riforma che renda l’organismo “più realistico” rispetto ai mercati energetici.

Il richiamo di Washington pesa, perché gli Stati Uniti sono non solo tra i principali produttori di petrolio e gas, ma anche il primo esportatore di Gnl. Una revisione delle stime Aie più favorevole ai fossili supporta quindi la strategia americana di rafforzare le proprie esportazioni energetiche, specie verso Europa e Asia.

Mercati e sicurezza energetica
Il rapporto sottolinea un punto spesso trascurato: mentre il dibattito internazionale si concentra sulla domanda di petrolio e gas e sulla sua traiettoria futura, meno attenzione viene data ai fattori di offerta.

Il capo dell’unità approvvigionamento energetico dell’Aie, Christophe McGlade, ha spiegato che senza nuovi investimenti massicci la produzione potrebbe non reggere, con rischi significativi per la stabilità dei prezzi e la sicurezza energetica.

In particolare, se il calo di produzione dovuto all’esaurimento dei giacimenti non sarà compensato, i mercati rischiano squilibri tali da spingere il petrolio a nuovi rialzi, alimentando pressioni inflattive e tensioni geopolitiche.

Le implicazioni per la transizione
La revisione delle stime Aie riapre il dibattito sull’equilibrio tra transizione energetica e sicurezza degli approvvigionamenti. Per i sostenitori delle rinnovabili, ogni nuova piattaforma petrolifera rischia di bloccare capitali che potrebbero accelerare la decarbonizzazione. Per i governi e le imprese, però, la priorità resta evitare crisi di offerta che potrebbero mettere a rischio interi settori produttivi.

La posizione dell’agenzia, pur prudente, riflette una realtà: la transizione non sarà lineare e richiederà, almeno nel medio periodo, il mantenimento di investimenti fossili. Una prospettiva che complica i piani di riduzione delle emissioni e che mette l’Europa davanti a un bivio strategico: accelerare ulteriormente sulle rinnovabili per ridurre la dipendenza da petrolio e gas, oppure adattarsi a un mercato globale in cui gli idrocarburi resteranno centrali ancora a lungo.

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