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USA: per sopravvivere alla crisi, i musei vendono le loro opere

- di: Brian Green
 
Cosa fare se un evento assolutamente imprevedibile - come il Covid-19 - azzera le entrate di strutture, come i musei non sostenuti da contributi pubblici, che vivono quasi esclusivamente grazie a donazioni, ma soprattutto ai biglietti venduti?

E' il quadro generale che molte istituzioni culturali, in tutto il mondo, stanno vivendo per effetto della crisi determinata dalla pandemia, che le ha letteralmente messe in ginocchio quando, appena nove/dieci mesi fa, vedevano i loro conti andare bene. Però la realtà è questa e ciascuno cerca di porvi rimedio facendo ricorso agli strumenti in suo possesso. E certo non fa piacere, agli amanti dell'arte, sapere che dei musei, per sopravvivere, stanno cedende alcune delle opere che sino a ieri esponevano con orgoglio e che, con la loro vendita, contribuiranno ad allontanare lo spettro della chiusura.

Sta accadendo, proprio in questi giorni, negli Stati Uniti, al Brooklyn Museum che, è notizia di poche ore fa, ha annunciato di avere affidato, alla casa d'aste Christie's, la vendita di dodici opere - tra le quali dipinti di Cranach, Courbet e Corot -, il cui ricavato, a differenza di eguali operazioni del passato, non saranno utilizzate per comprarne delle altre, ma solo per riequilibrare i conti di gestione.

La direttrice del museo, Anne Pasternak, al New York Times, ha detto che "è qualcosa che è difficile da fare per noi. Ma è la cosa migliore per l'istituzione e la longevità e la cura delle collezioni". Sino ad oggi, negli Stati Uniti, la vendita da parte di un museo di una sua opera d'arte - l'operazione è nota come ''deaccessioning'' - per pagare i costi operativi è stata considerata quasi una bestemmia. Per l'Associazione dei direttori dei musei d'arte, un'opera può essere venduta, ma solo per acquistarne un'altra.

Ma ora, davanti alla pandemia, qualcosa deve pure cambiare, pena la chiusura definitiva o anche solo temporanea (ma fino a quando la crisi sanitaria sarà totalmente rientrata) delle strutture museali, le cui perdite sono aumentate esponenzialmente quando hanno dovuto fermare la loro attività - in termini di biglietti e visitatori -, pur mantenendo intatti i costi di gestione. E quei musei che sono riusciti a riaprire, lo hanno fatto con ingressi ridotti, per le prescrizioni anti-Covid delle varie autorità.

Questo stato di cose, che per la maggior parte dei musei ha determinato una condizione al limite del collasso, ha ammorbidito la posizione, sino a ieri intransigente, dell'Associazione dei musei che ha annunciato che, fino ad aprile 2022, non ci saranno sanzioni per quelle istituzioni culturali che "utilizzano i proventi delle opere d'arte vendute per pagare le spese associate alla cura diretta delle collezioni".

Comunque, la vendita delle opere, affidata a Christie's, non inciderà molto sull'offerta del Brooklyn museum, che espone circa 160 mila ''pezzi''. Le opera in vendita, selezionate dai curatori e approvate dal consiglio di amministrazione del museo, "sono - ha detto ancora Anne Pasternak - buoni esempi nel loro genere, ma la loro assenza non sminuirà le nostre collezioni. Abbiamo una vasta collezione di arte di alta qualità, ma abbiamo opere che - come molti musei della nostra dimensione - non sono state mai esposte o non lo sono state per decenni".

Le stime della casa d'aste, fatta per le opere del museo di Brooklyn, vanno dai 30.000 dollari per "Torero spagnolo con fiori" di Vibert a un milione e 800 mila dollari per "Lucretia" di Cranach.
Da un punto di vista pratico, il Brooklyn Museum ha aperto la strada. L'Indianapolis Museum of Art di Newfields, ad esempio, ha recentemente intrapreso uno sforzo ambizioso per classificare ciascuno dei 54.000 pezzi delle sue collezioni con un voto in lettera (il 20% è stato ritenuto ''candidato'' alla vendita).

Ma non tutti sono d'accordo con queste operazioni e le voci di dissenso si stanno moltiplicando. Come quella, autorevole, di Robert Store, critico d'arte e curatore: ''Questa è l'ultima risorsa, ed è una mossa molto, molto brutta da fare. Ciò a cui stiamo assistendo è un tradimento istituzionale e sociale di impatto duraturo e dobbiamo fermarlo".

Ma, allo stesso modo, quanto deciso dal museo di Brooklyn è comprensibile. Per Christine Anagnos, direttrice esecutiva dell'Association of Art Museum Directors, i passi del Brooklyn Museum "hanno senso. Le sfide finanziarie che il Brooklyn Museum ha dovuto affrontare sono ben note. Quindi questo approccio sembra che affronterà le loro esigenze finanziarie a breve termine e, nel processo, creerà vantaggi a lungo termine per il museo in modi coerenti con le nostre linee guida".
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