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Unicredit sfida il governo: “Golden power usato contro la concorrenza”

- di: Bruno Legni
 
Unicredit sfida il governo: “Golden power usato contro la concorrenza”
Dopo la vittoria parziale al Tar, la banca di Orcel alza i toni: “Azionisti penalizzati da campagne fuorvianti”. Ora attese per le mosse di Roma, Bruxelles e Bce.

Una sentenza che rimescola le carte

Unicredit rompe gli indugi e attacca frontalmente il governo Meloni sull’uso del golden power nella partita dell’Opa su Banco Bpm. Il giorno dopo la sentenza del Tar del Lazio, che ha accolto parzialmente il ricorso della banca contro il decreto governativo, l’istituto guidato da Andrea Orcel lancia un messaggio durissimo: “Uso illegittimo del golden power” e “campagne ingiustificatamente aggressive e fuorvianti”.

Il provvedimento del Tar – pubblicato il 12 luglio 2025 – ha bocciato due tra i punti più critici del decreto governativo, lasciando intendere che Unicredit può andare avanti almeno su quei fronti. La banca si dice pronta a “valutare tutte le iniziative opportune in maniera tempestiva”. Il CdA potrebbe riunirsi nei prossimi giorni, in attesa della lettera ufficiale della Commissione europea e dei rilievi della Bce, decisivi soprattutto per l’esposizione in Russia.

La stoccata: “Azionisti privati di una vera alternativa”

L’offensiva comunicativa di Unicredit non lascia margini a interpretazioni. “Gli azionisti di Banco Bpm sono stati esposti non solo all’uso illegittimo del golden power, insistentemente invocato da Bpm, ma anche a comunicazioni volte a screditare sia l’offerta che l’offerente”, si legge in una nota diffusa a mercati chiusi.

L’offerta, da oltre 7 miliardi di euro, puntava alla creazione del secondo polo bancario italiano. Il governo l’ha bloccata con un decreto, richiamando la normativa sugli asset strategici. Per Unicredit, si è trattato di una mossa “strumentale” e “priva di fondamento tecnico”.

L’istituto guidato da Orcel ha chiarito che l’Ops “avrebbe potuto essere già migliorata”, ma l’interferenza normativa ne ha impedito la revisione. Il messaggio è chiaro: senza ostacoli, l’offerta sarebbe stata più vantaggiosa per gli azionisti di Bpm.

Un caso politico-finanziario che arriva a Bruxelles

Il caso ha ormai una dimensione europea. La Commissione UE si prepara a inviare una lettera formale al governo italiano per chiedere chiarimenti sull’applicazione del golden power. L’indagine si inserisce in un contesto più ampio sulla compatibilità tra le norme italiane e il principio di libera circolazione dei capitali.

Consob resta alla finestra. Secondo alcuni osservatori di mercato, il pronunciamento del Tar rafforza la posizione di Unicredit sia nei confronti del mercato che delle autorità regolatorie.

Russia, una grana ancora aperta (ma non di competenza italiana)

Uno dei nodi più controversi riguarda la presenza di Unicredit in Russia. Ma qui la banca chiarisce: “La valutazione è di competenza esclusiva della Bce, come affermato dal Tar”. E aggiunge: “Stiamo già ottemperando alle richieste dell’Eurotower”.

Il disimpegno da Mosca non è semplice. Dopo l’invasione dell’Ucraina, Unicredit ha progressivamente ridotto l’esposizione, ma cedere le attività russe resta complesso a causa delle sanzioni e delle restrizioni imposte dal Cremlino.

Orcel punta il dito: “Così si uccide il mercato”

Il CEO Andrea Orcel è il regista di una strategia offensiva. Il banchiere è convinto che “se ogni operazione strategica viene stoppata arbitrariamente, allora è il principio stesso del mercato a venire meno”.

Il rischio è che la vicenda Unicredit-Banco Bpm diventi un precedente pericoloso, in cui il potere esecutivo limita l’integrazione bancaria in nome della sovranità economica, ma senza basi tecniche solide.

Cosa succede ora

L’Ops dovrebbe chiudersi ufficialmente il 23 luglio. Ma il clima resta incandescente. Il governo dovrà decidere se correggere il Dpcm alla luce della sentenza. Commissione UE e Bce stanno per entrare ufficialmente in campo. E il mercato osserva con crescente nervosismo.

Secondo indiscrezioni, Unicredit potrebbe valutare nuove condizioni migliorative per convincere gli azionisti di Banco Bpm, sfruttando l’effetto-rimbalzo del verdetto del Tar. Per ora, nessuna convocazione formale del CdA, ma la partita si gioca tutta tra Roma, Francoforte e Bruxelles.

Una battaglia che va oltre i bilanci

L’affaire Unicredit-Bpm è più di una vicenda bancaria. È lo specchio di un’Italia che fatica a bilanciare apertura al mercato e tutela dell’interesse nazionale. Ma senza regole stabili, anche la sovranità può diventare un boomerang.

Lo scontro tra Orcel e il governo è tutt’altro che concluso. Ma una cosa è certa: le regole del gioco nel risiko bancario italiano sono ormai sotto osservazione europea. E ogni mossa conta.

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