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Libero scambio UE-Cile: nuove tutele per l’agroalimentare e sfida all’Italian Sounding

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Libero scambio UE-Cile: nuove tutele per l’agroalimentare e sfida all’Italian Sounding

Mentre l’attenzione globale è rivolta alle tensioni commerciali con gli Stati Uniti, un importante accordo economico tra l’Unione Europea e il Cile ha preso il via in sordina. Il nuovo trattato di libero scambio, noto come ITA (Interim Trade Agreement), rafforza i legami commerciali tra Bruxelles e Santiago del Cile, puntando a favorire gli scambi agroalimentari, tutelare le indicazioni geografiche europee e garantire maggiore protezione ai diritti di proprietà intellettuale delle imprese.

Libero scambio UE-Cile: nuove tutele per l’agroalimentare e sfida all’Italian Sounding

Questo accordo è solo il primo passo: parallelamente, UE e Cile hanno firmato anche l’Advanced Framework Agreement (AFA), che estende la cooperazione anche a politica e investimenti, ma che dovrà essere ratificato dagli Stati membri prima di entrare in vigore. Fino ad allora, sarà l’ITA a regolare i rapporti commerciali tra le due economie.

Un nuovo scenario per il commercio agroalimentare
Secondo la Commissione Europea, il trattato apre nuove opportunità per il settore agricolo comunitario, agevolando l’accesso ai 20 milioni di consumatori cileni, che vantano uno dei redditi pro capite più alti dell’America Latina.

L’accordo prevede l’eliminazione graduale delle barriere tariffarie su 162 categorie di prodotti, tra cui formaggi, latticini, oli vegetali e alimenti contenenti zucchero. Questo processo di liberalizzazione avverrà nell’arco di un massimo di sette anni, mentre 34 categorie—tra cui cereali e alcuni oli—vedranno la rimozione immediata dei dazi.

Dall’altra parte, il Cile apre completamente il proprio mercato ai prodotti lattiero-caseari e alle preparazioni alimentari europee, che già rappresentano un’importante fetta delle esportazioni UE verso il Paese andino.

Tutele rafforzate per le eccellenze europee
Un aspetto chiave dell’accordo riguarda la protezione delle Indicazioni Geografiche (IG). Per la prima volta, 234 prodotti tipici (216 europei e 18 cileni) godranno di tutela legale in Cile, impedendo l’uso improprio di nomi iconici come Parmigiano Reggiano, Bayerisches Bier o Queso Manchego.

L’accordo vieta inoltre l’utilizzo di diciture fuorvianti come "tipo", "stile" o "imitazione", così come simboli e immagini che possano suggerire un’origine geografica falsa. Questa misura mira a contrastare il fenomeno dell’Italian Sounding, ossia la vendita di prodotti che evocano il Made in Italy senza avere alcun legame autentico con l’Italia.

Questa tutela si aggiunge a un precedente accordo tra UE e Cile che già protegge 1.745 IG di vini e 257 IG di liquori e vini aromatizzati, tra cui il Prosecco e il Tokaji, rafforzando ulteriormente il riconoscimento delle denominazioni di origine europee.

Le produzioni più sensibili e le esenzioni
Nonostante la spinta alla liberalizzazione, il trattato prevede alcune esenzioni strategiche per proteggere i settori europei più vulnerabili alla concorrenza cilena. Tra i prodotti esclusi dall’accordo vi sono:

Carni (bovino, suino, ovino e pollame)

Frutta e verdura selezionate (come aglio, succhi di mela e uva)

Olio d’oliva

Zucchero, che rimane completamente escluso da ogni forma di liberalizzazione

Per il comparto delle carni, il trattato introduce nuove quote tariffarie stabili (TRQ – Tariff Rate Quota), ponendo fine all’incremento automatico delle attuali concessioni di importazione. Questo garantisce al Cile un accesso prevedibile e limitato al mercato europeo, evitando squilibri competitivi dannosi per gli allevatori comunitari.

Un accordo strategico tra due continenti
Per Bruxelles, l’ITA rappresenta un’intesa di grande rilievo geopolitico. Il trattato rafforza il legame con uno dei principali produttori mondiali di materie prime strategiche—come il litio, essenziale per la transizione energetica europea—e garantisce una maggiore stabilità alle catene di approvvigionamento agroalimentare, rendendole più resilienti e sostenibili.

Mentre gli Stati membri dell’UE cercano una linea comune per fronteggiare la minaccia di nuovi dazi statunitensi, con il Cile l’orientamento è opposto: cooperazione, apertura dei mercati e garanzie per la tutela delle eccellenze europee. Una strategia che potrebbe rivelarsi determinante nel ridefinire i rapporti commerciali internazionali nei prossimi anni.

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