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Stipendi in Italia: la retribuzione media e i settori più remunerativi secondo l'Istat

- di: Giulia Caiola
 
Stipendi in Italia: la retribuzione media e i settori più remunerativi secondo l'Istat

Il panorama degli stipendi in Italia, così come delineato dall’ultima indagine Istat, offre una fotografia chiara ma al tempo stesso preoccupante del mercato del lavoro nazionale. I dati relativi al 2022, riferiti alle unità economiche con almeno dieci dipendenti, rivelano che la retribuzione oraria media complessiva si attesta a 16,4 euro, con una disparità significativa tra uomini e donne. Gli uomini percepiscono una media di 16,8 euro l’ora, mentre per le donne il valore scende a 15,9 euro, con un gender pay gap pari al 5,6%, segnale di un divario ancora lontano dall’essere colmato.

Stipendi in Italia: la retribuzione media e i settori più remunerativi secondo l'Istat

Lo studio dell’Istat evidenzia che le differenze retributive non riguardano soltanto il genere, ma anche il settore di impiego. Alcuni comparti si distinguono per livelli salariali decisamente superiori alla media nazionale, offrendo retribuzioni che riflettono la crescente domanda di competenze specialistiche e le trasformazioni economiche in atto.

In cima alla classifica dei settori più remunerativi si collocano le attività finanziarie e assicurative, dove la retribuzione media è di circa 28 euro l’ora, un valore che testimonia la solidità del settore e l’elevato livello di qualificazione richiesto ai lavoratori. La digitalizzazione e l’automazione dei processi hanno ulteriormente rafforzato la necessità di figure professionali altamente specializzate, con competenze in analisi dei dati, cybersecurity e gestione del rischio.

Segue il settore dell’informazione e comunicazione, che negli ultimi anni ha visto una crescita costante trainata dalla rivoluzione digitale. In questo comparto, lo stipendio medio si attesta intorno ai 22 euro l’ora, con punte più alte per profili legati all’intelligenza artificiale, al marketing digitale e alla produzione di contenuti multimediali.

Anche il comparto energia e utility, strategico per il Paese, garantisce retribuzioni elevate, con una media di 24 euro l’ora. Le politiche di transizione energetica e l’attenzione crescente verso la sostenibilità hanno creato nuove opportunità professionali, aumentando la richiesta di ingegneri, tecnici specializzati e figure con competenze in economia circolare.

Settori con stipendi più bassi
Di contro, ci sono settori nei quali le retribuzioni rimangono ben al di sotto della media nazionale. Tra questi spiccano il commercio al dettaglio, i servizi alla persona e la ristorazione, dove la retribuzione oraria difficilmente supera i 12 euro, con situazioni di maggiore criticità nei contratti a tempo parziale e nelle mansioni meno qualificate. In questi comparti, la precarietà del lavoro e la stagionalità incidono pesantemente sulle prospettive di crescita salariale, rendendo ancora più evidente la necessità di interventi strutturali.

Nel settore della ristorazione, ad esempio, la retribuzione media si ferma a circa 10-11 euro l'ora, un valore che riflette la forte incidenza del lavoro stagionale e l’ampia presenza di contratti a termine o part-time. Allo stesso modo, nel settore del commercio, specialmente nei piccoli esercizi, i margini di guadagno ridotti si traducono in stipendi che non sempre permettono una vita dignitosa per i lavoratori.

Il gender pay gap: un problema strutturale

Il divario salariale tra uomini e donne resta una questione aperta e trasversale a tutti i settori. Le donne, pur avendo livelli di istruzione spesso più elevati rispetto ai colleghi uomini, continuano a percepire retribuzioni inferiori. La disparità è particolarmente evidente nelle posizioni di vertice e nei ruoli ad alta responsabilità, dove il cosiddetto “soffitto di cristallo” limita ancora la piena realizzazione professionale femminile.

Le cause di questo squilibrio sono molteplici: dalla maggiore incidenza di interruzioni di carriera legate alla maternità, alla scarsa presenza femminile nei settori tecnologici e finanziari, fino alla persistente segregazione occupazionale in ruoli tradizionalmente meno remunerativi. Un altro fattore determinante è rappresentato dalla distribuzione dei carichi familiari, che in Italia continuano a pesare in modo sproporzionato sulle donne, limitando la loro possibilità di dedicarsi completamente alla crescita professionale.

Le misure per ridurre il gender pay gap si stanno moltiplicando, anche su impulso dell’Unione Europea, che ha introdotto nuove direttive sulla trasparenza retributiva e la parità di genere. Tuttavia, il percorso per una vera equità salariale è ancora lungo e richiede un cambio di paradigma culturale, oltre che normativo.

Le sfide del mercato del lavoro

Il mercato del lavoro italiano sta affrontando sfide complesse che influenzano direttamente le dinamiche salariali. Da un lato, l’accelerazione della digitalizzazione e l’automazione stanno ridefinendo la domanda di competenze, premiando i lavoratori con qualifiche specialistiche e aggiornate. Dall’altro, il persistente problema della bassa produttività e l’elevata pressione fiscale sulle imprese contribuiscono a mantenere gli stipendi medi a livelli inferiori rispetto ad altri Paesi europei.

L’introduzione di nuove forme di lavoro ibrido, tra presenza fisica e smart working, sta cambiando ulteriormente il quadro retributivo, con opportunità e criticità legate alla possibilità di delocalizzare competenze e ridurre i costi operativi. In questo scenario, le politiche pubbliche e la contrattazione collettiva svolgono un ruolo cruciale per garantire salari equi e condizioni di lavoro dignitose.

Infine, l’impatto della crisi economica globale e dell’inflazione ha messo sotto pressione il potere d’acquisto dei lavoratori, rendendo ancora più urgente un aggiornamento delle retribuzioni in linea con il costo della vita. Il tema dell’adeguamento salariale è destinato a rimanere al centro del dibattito nei prossimi anni, con particolare attenzione alle categorie più vulnerabili e ai lavoratori delle fasce più basse di reddito.

L’analisi dei dati Istat offre quindi uno spunto di riflessione sulle sfide che il mercato del lavoro italiano dovrà affrontare per garantire maggiore equità e competitività, in un contesto economico in continua evoluzione.

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